Trapani, amministrazione continua a disertare il consiglio comunale. Vertice dei capigruppo in aula
Doveva essere una seduta ordinaria, ma il Consiglio comunale del 20 aprile si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro politico, con al centro la questione – ormai strutturale – delle assenze del sindaco Giacomo Tranchida e della giunta.
Un tema che affonda le radici in un clima politico deteriorato da mesi, segnato da tensioni personali, accuse reciproche e una frattura sempre più evidente tra amministrazione e aula.
Interrogazioni senza amministrazione
La scintilla si accende durante la fase delle comunicazioni, quando l’assenza dell’esecutivo viene rilevata come un impedimento per il confronto diretto, previsto dal regolamento, nella successiva fase delle interrogazioni. Quando cioè i consiglieri comunali rappresentano alle amministrazioni eventuali criticità che riguardano la città e attendono delle risposte. Risposte che riguardano la cittadinanza tutta.
A sollevare formalmente la questione è il consigliere di opposizione di “Amo Trapani”, Peppe Guaiana, che richiama l’attenzione sull’articolo 46 del regolamento consiliare, sottolineando come la mancata presenza dell’amministrazione leda il diritto dei consiglieri a ottenere risposte, nonostante queste possano essere fornite per iscritto da sindaco e giunta.
Un intervento netto, che sposta il piano del dibattito: non più solo critica politica, ma contestazione regolamentare. Guaiana parla di una situazione “irrispettosa” nei confronti della città, evidenziando come l’assenza degli amministratori incida direttamente sul funzionamento dell’istituzione .
Conferenza dei capigruppo: si cerca una soluzione
Le criticità emerse portano alla convocazione da parte del Presidente del consiglio, Alberto Mazzeo, direttamente durante la seduta, di una conferenza dei capigruppo. L’obiettivo è chiarire come gestire, dal punto di vista regolamentare, le interrogazioni e gli atti deliberativi in assenza dell’amministrazione.
Nel confronto, emerge la necessità di trovare un equilibrio tra due esigenze contrapposte: garantire il diritto dei consiglieri a svolgere il proprio ruolo ispettivo e, allo stesso tempo, evitare la paralisi dei lavori consiliari.
Nel frattempo, in consiglio comunale arrivano gli assessori Andrea Genco – che è anche vice presidente del consiglio – e Giuseppe Pellegrino. Ma la loro presenza non è sufficiente per garantire risposte alle interrogazioni poste dall’opposizione e intanto avviate, in un clima che si fa di minuto in minuto sempre più polemico da entrambi i fronti dell’aula.
Una crisi che viene da lontano
La seduta del 20 aprile rappresenta, in realtà, solo l’ultimo capitolo di una crisi più profonda.
La scelta del sindaco di limitare la presenza in aula è, nella sostanza, una risposta a un clima definito ormai “irrespirabile” dagli stessi componenti del consiglio, ed apre il varco alla questione se il Presidente del consiglio riesca a mantenere un ruolo neutro nel garantire gli equilibri – ed una corretta dialettica politica – tra maggioranza e opposizione.
Ma tuttavia resta una scelta politicamente controversa.
Una risposta a un clima ormai conflittuale, certo. Ma anche una strategia: sottrarre il confronto diretto a un’aula diventata terreno ostile.
Il prezzo, però, è alto. Perché così facendo si svuota il luogo stesso in cui quel conflitto dovrebbe trovare forma e soluzione.
È una fuga dal conflitto che finisce per amplificarlo.
Il Consiglio comunale, infatti, è il luogo centrale del confronto democratico, e la sua parziale diserzione rischia di svuotarne il ruolo.
Dall’altra parte, l’opposizione continua a esercitare una pressione costante attraverso interrogazioni e iniziative politiche, in un contesto in cui però mancano i numeri per una svolta definitiva.
Una democrazia in equilibrio precario
Il risultato è un equilibrio fragile: il conflitto cresce, ma non si traduce in decisioni risolutive. L’amministrazione governa, ma riduce il confronto in aula; il Consiglio lavora, ma con difficoltà crescenti, pressioni e pretesti continui per la delegittimazione reciproca. E per rimandare qualsiasi momento di decisione davvero politica.
In questo scenario, la questione sollevata durante la seduta – come garantire il rispetto delle regole e dei ruoli – diventa centrale. Perché il rischio, sempre più concreto, è quello di una democrazia locale che continua formalmente a funzionare, ma con meccanismi sempre più inceppati.
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