×
 
 
13/04/2026 06:00:00

Sanità ed elezioni a Marsala: nessuno sa di cosa parla e si fanno promesse fuori competenza...

È arrivato il primo “vero” scivolone della candidata sindaca Andreana Patti. Il tema della sanità è un terreno melmoso se non hai davvero dimestichezza con la materia: conoscerla significa lavorarci pancia a terra ogni santo giorno.
Non solo Patti, ma prima ancora Giulia Adamo, con pesanti inesattezze, e poi Massimo Grillo con le promesse da padiglione malattie infettive.

 

Patti: confusione di competenze

Il suo ultimo intervento, all’evento “Diritto alla salute e sanità territoriale. Le sfide per la Sicilia”, organizzato dal Partito Democratico a Marsala, ha prodotto un comunicato “molle”, cioè con dichiarazioni che suonano bene ma rivelano scarsa conoscenza di come funziona davvero la sanità e delle competenze reali di un Comune.

La candidata Patti dice: “Sento forte la responsabilità di riportare il Comune al centro della tutela del diritto alla salute, così come sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Un diritto che non può restare solo sulla carta, ma che va difeso ogni giorno con scelte concrete e coraggiose”.

Ed ecco il primo problema reale, cioè il terreno molle: il Comune non è mai stato “al centro” della sanità. In Italia la competenza è regionale. La gestione sanitaria — ospedali, personale, liste d’attesa — è in capo alla Regione e all’ASP di Trapani, nello specifico. Il Comune ha un ruolo indiretto e molto limitato: servizi sociali, integrazione socio-sanitaria, prevenzione. Fine.
 

Quando si promette un ruolo che istituzionalmente non esiste si creano aspettative irrealistiche.

È un continuo di errori tecnici e di scarsa conoscenza del settore. Quando Patti afferma: “Non possiamo più limitarci a subire le decisioni di ASP e Regione. È necessario far sentire la nostra voce, vigilando sulla gestione dei reparti e pretendere, con trasparenza, lo sblocco delle liste d’attesa”, sta enunciando un principio. Ma la frase, nei fatti, è debolissima: un Comune non può cambiare decisioni sanitarie se non attraverso la Conferenza dei sindaci. E la vera criticità è che non dice come inciderebbe concretamente. I sindaci partecipano già ad organismi consultivi, spesso con scarso potere decisionale.

Il vero errore tecnico è nel passaggio “vigilare sulla gestione dei reparti”. Non regge perché non esiste. Il Comune non ha alcun potere di vigilanza sui reparti ospedalieri: la competenza è di Regione, direzioni sanitarie, Ministero (in quota parte), ASP. L’errore è enorme.

 

E poi c’è il già complicato nodo delle liste d’attesa. Patti promette di “pretendere lo sblocco delle liste d’attesa”. Va chiarito ai cittadini che dipendono da carenza di personale, organizzazione interna dell’ASP e budget regionali. Collegarsi al sito dell’ASP per controllarne l’andamento è cosa buona e giusta. Al momento scorrono, pur in mancanza di medici, e l’attesa è di pochi giorni: tutto dipende dal codice indicato nell’impegnativa. Ma un sindaco non ha leve operative dirette per sbloccarle.

Quando Patti parla di “aumentare le prestazioni” sbaglia in maniera seria: le prestazioni sanitarie sono erogate dal sistema sanitario regionale. Il Comune non può aumentarle. È una promessa fuori competenza.

 

Va male anche quando affronta il Distretto socio-sanitario e la sanità di prossimità: le idee sono confuse anche qui. “Voglio investire con decisione sulla sanità di prossimità, sulla medicina di genere e sui consultori, contribuendo a rafforzare le case di comunità, perché diventino veri presìdi di cura dei cittadini. Allo stesso tempo, è fondamentale costruire una collaborazione stabile tra Comune e terzo settore, per rendere il welfare più efficace, inclusivo e capace di rispondere ai bisogni reali”.

Tutto vago. I distretti socio-sanitari esistono già e coinvolgono più Comuni: come si vuole “renderli efficienti”? Con quali risorse, strumenti, governance? Peraltro vivono una loro complessità amministrativa. Anche la sanità di prossimità è finanziata e progettata tramite PNRR, Regione, ASP. Il Comune non decide gli investimenti sanitari: può, al massimo, collaborare.

 

Completamente fuori fuoco il tema della medicina di genere: la linea, sia clinica sia organizzativa, è nazionale e regionale. Non è materia comunale. Non ci sono strumenti reali. Molte imprecisioni anche sulle Case della comunità, progettate dal PNRR ma gestite dall’ASP: il Comune non le “rafforza”, può solo collaborare e facilitarne l’integrazione sociale. C’è un solo punto, debole ma realistico: la collaborazione stabile tra Comune e terzo settore. Patti la indica in maniera generica, senza specificare strumenti (co-progettazione? accreditamento?) e senza chiarire obiettivi concreti.

 

Adamo: stop al commissariamento e DG del territorio

All’ufficializzazione della sua candidatura a sindaco, Giulia Adamo ha chiesto che l’ASP di Trapani non venga più commissariata e che abbia un direttore generale del territorio. Una battaglia che, ha detto, intende portare fino in fondo. Ma la nomina dei DG delle ASP non è competenza dei sindaci: spetta alla Regione, peraltro con procedure in evoluzione.

La candidata aveva anche ribadito che cercherà di potenziare gli ospedali alle prese con la carenza di medici: anche qui un errore. I concorsi li bandisce l’ASP — molti sono già stati pubblicati — ma continuano a registrare scarsa partecipazione. Un problema che, nei fatti, non sembra risolvibile né su scala locale né esclusivamente a livello regionale.

 

Grillo e il padiglione dello scandalo

Il tema sanità fa gola a tutti: è pieno di luoghi comuni, molti dei quali difficilmente verificabili. Il cittadino, se non conosce bene la materia, difficilmente riesce a distinguere tra realtà e narrazione.

Era il 3 dicembre 2020 quando veniva annunciato e “inaugurato” (in realtà la posa della prima pietra) il padiglione per le malattie infettive accanto all’Ospedale Paolo Borsellino, alla presenza del sindaco Massimo Grillo e dell’assessore regionale alla sanità Ruggero Razza. Promesse iniziali: circa 104 posti letto, struttura pronta entro il 2021, investimento di oltre 13 milioni di euro.

Risultato? Ancora oggi la struttura non è entrata in funzione. I lavori sono andati a rilento, il progetto è stato ridimensionato, sono serviti nuovi finanziamenti per completarla.

All’inaugurazione farsa ne è seguito un altro nulla di fatto