Marsala, lettera aperta alle istituzioni: “Basta ritardi sui beni confiscati, riaprire subito il centro ‘I Giusti di Sicilia’”
Un appello forte, diretto, carico di indignazione ma anche di senso civico. È quello contenuto nella lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica, al Governo, al Ministero dell’Interno, all’Agenzia nazionale dei beni confiscati, al Prefetto di Trapani e al Sindaco di Marsala, con la quale Don Francesco Fiorino per il CdA dell’Opera Mons. Gioacchino Di Leo ODV, e per i volontari chiede “un intervento risolutivo immediato” per sbloccare la situazione del Centro socio-educativo “I Giusti di Sicilia”.
Nel documento si denuncia “l’inaccettabile stato di stallo” in cui versa la struttura, ospitata in un immobile confiscato alla criminalità organizzata in piazza della Vittoria, oggi chiuso da oltre sei mesi. Una chiusura che doveva essere temporanea ma che, si legge, rischia di trasformarsi in un simbolo negativo: “il silenzio istituzionale sta trasformando un simbolo di vittoria dello Stato in un monumento allo spreco e all’abbandono”.
Don Fiorino ricorda il valore altamente simbolico e concreto del bene, intitolato al prefetto Fulvio Sodano, definito “un presidio di legalità fondamentale in un territorio che ha pagato un prezzo altissimo nella lotta alla criminalità organizzata”. Non solo memoria, ma anche risultati tangibili: “la destinazione sociale dell’immobile è stata il volano per un importante processo di rigenerazione urbana”, che ha portato al recupero dell’area con un investimento complessivo di 820 mila euro, trasformando quella che era una “piazza di spaccio” in una “piazza della legalità”.
Parole anche sulle responsabilità: “lasciare le porte chiuse su un bene confiscato non è solo un’inefficienza burocratica, ma un tradimento”, scrivono gli autori della lettera, che evocano anche il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “la legalità ha bisogno di gambe su cui camminare; vederle fermate dall’inerzia è un insulto a chi ha dato la vita per questi ideali”.
Da qui la richiesta chiara: riaprire il centro e restituirlo alla città. “Un bene confiscato che resta chiuso è una sconfitta per lo Stato e un segnale di debolezza che il territorio non può permettersi”. Il centro, prima della chiusura, era punto di riferimento per numerose attività: incontri con studenti, iniziative culturali, percorsi di formazione e progetti sulla legalità. “Restituire ai cittadini e ai giovani quel luogo di speranza” è l’obiettivo indicato dalla lettera di Don Fiorino, che conclude chiedendo “un segnale di responsabilità che onori degnamente chi ha servito lo Stato fino al sacrificio massimo”.
Ecco la lettera aperta integrale
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Interno
Al Direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata
Al Prefetto di Trapani
Al Sindaco di Marsala
Alle Autorità competenti
BASTA RITARDI E SPRECHI NELL’UTILIZZO DEI BENI CONFISCATI ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA!
Illustrissime Autorità,
in qualità di cittadini e volontari impegnati nel supporto alle fragilità sociali e nella promozione della cultura della legalità, sentiamo il dovere morale di sottoporre alla Vostra attenzione l’inaccettabile stato di stallo in cui versa il Centro socio-educativo “I Giusti di Sicilia”, promosso e coordinato dalla scrivente Opera, che si trova ubicato nell'immobile a Marsala, nella Piazza della Vittoria n.4
L'immobile, intitolato alla memoria del Prefetto Fulvio Sodano, rappresenta un presidio di legalità fondamentale in un territorio che ha pagato un prezzo altissimo nella lotta alla criminalità organizzata. Ricordiamo con forza che proprio in questo luogo il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha partecipato alla solenne cerimonia di intitolazione dell’immobile, un bene confiscato alla mafia e destinato dal Comune a scopi sociali. Quella giornata non fu solo una celebrazione, ma una promessa dello Stato alla città di Marsala.
Il valore di questo bene non è soltanto etico, ma costituisce anche un successo amministrativo e civile concreto che non può essere disperso. È fondamentale evidenziare come la destinazione sociale dell’immobile sia stata il volano per un importante processo di rigenerazione urbana: essa ha infatti permesso al Comune di Marsala di ottenere un punteggio superiore nelle graduatorie di accesso ai fondi europei, risultando decisiva per il finanziamento del progetto presentato nel 2018. Grazie a questa sinergia virtuosa, è stato possibile avviare il recupero funzionale di Piazza della Vittoria con un investimento complessivo di 820.000 euro, di cui 620.000 euro finanziati tramite il PO FESR 2014/2020 e 200.000 euro di compartecipazione comunale. Tale operazione ha trasformato una nota "piazza di spaccio" in una "piazza della legalità", dimostrando che la sottrazione dei patrimoni illeciti, se seguita da una restituzione operativa alla collettività, è l'arma più potente per scardinare il potere mafioso.
Tuttavia, oggi questo percorso di riscatto rischia di interrompersi bruscamente a causa di una chiusura che doveva essere solo temporanea. Il nostro Centro è attualmente inattivo per criticità strutturali degli edifici limitrofi, ma ciò che desta profondo sconcerto è l’assenza totale di risposte o iniziative volte a risolvere il problema. Sono passati ormai più di sei mesi dalla chiusura del Centro e il silenzio istituzionale sta trasformando un simbolo di vittoria dello Stato in un monumento allo spreco e all’abbandono. Lasciare le porte chiuse su un bene confiscato non è solo un’inefficienza burocratica, ma un tradimento verso la memoria del Prefetto Sodano e, soprattutto, verso il sacrificio estremo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Loro ci hanno insegnato che la legalità ha bisogno di gambe su cui camminare; vederle fermate dall'inerzia è un insulto a chi ha dato la vita per questi ideali.
Non possiamo permettere che la burocrazia restituisca alla criminalità, sotto forma di degrado e oblio, ciò che è stato conquistato con immani sforzi. Un bene confiscato che resta chiuso è una sconfitta per lo Stato e un segnale di debolezza che il territorio non può permettersi. Chiediamo pertanto un intervento risolutivo immediato che consenta la riapertura del nostro Centro socio-educativo, restituendo ai cittadini e ai giovani quel luogo di speranza. Nel nostro Centro si svolgevano diverse iniziative socio-culturali (Rassegna estiva "Ricordando Paolo Borsellino. Come seguire il suo esempio"; il Concorso "Terra senza mafia"; incontri con studenti, visitatori e turisti, collaborazione con l'UEPE di Trapani, formazione dei nostri volontari contro le dipendenze; presentazione di libri sulla legalità, giustizia, ecologia integrale e lotta alle mafie; incontri per far conoscere meglio le testimonianze dei "giusti di Sicilia").
Restiamo in attesa di un segnale di responsabilità che onori degnamente chi ha servito lo Stato fino al sacrificio massimo.
Per il CdA dell’Opera Mons. Gioacchino Di Leo ODV
Don Francesco Fiorino