Nel pieno della campagna elettorale, la Riserva Naturale dello Stagnone è diventata terreno di slogan, promesse e dichiarazioni di principio. Tutti la citano, pochi entrano nel merito. Eppure lo Stagnone non è un semplice sfondo da cartolina.
Si sprecano reel, foto, annunci lontani dalla realtà. Sono trascorsi cinque anni e nessuno tra i consiglieri uscenti e l’amministrazione ha avuto cura di raccontare alla città come tutelare la Riserva, cosa farne. Oggi tutti ne parlano, cercano un equilibrio per non perdere i voti di chi è titolare di chioschi, di chi ha scuole di kite (bisognerebbe però mapparle, cioè verificare quante siano abusive e quante autorizzate) e di chi chiede che tutto resti com’è.
E che si fa? Si parla per principi generali, così non si dispiace nessuno.
Riserva, microrganismi e valore scientifico
Ma che cosa è lo Stagnone? Si conosce la biodiversità eccezionale che vi abita? Fenicotteri rosa, cavalieri d’Italia, aironi, garzette e numerose specie migratorie utilizzano lo Stagnone come punto di sosta lungo le rotte tra Africa ed Europa. Ma la ricchezza non è solo visibile a occhio nudo. C’è un mondo di microalghe, fitoplancton, batteri alofili e piccoli crostacei che costituiscono la base della catena alimentare. È solo grazie a questi microrganismi che si mantiene l’equilibrio biologico dell’intero sistema.
E poi ancora salicornie e altre piante adattate ad ambienti estremi rendono lo Stagnone un laboratorio naturale di straordinario valore scientifico.
Quando si parla di sviluppo, a cosa ci si riferisce? Ordine o continuo e perdurante disordine, come adesso? Perché il punto è proprio questo: nessuno – giustamente – mette in discussione lo sviluppo. Ma sviluppo non può significare colate di cemento, centinaia di auto, chioschi ogni dieci metri. Questo non è progresso: è consumo.
Visione mancata, mai accennata
Lo Stagnone ha bisogno di equilibrio. Ha bisogno di regole chiare, di accessi contingentati, di mobilità sostenibile, di un turismo che sia compatibile con la sua fragilità biologica. Ha bisogno di visione.
E invece, in questa campagna elettorale, assistiamo al solito copione: un colpo a destra, uno a sinistra, purché non si perda consenso. Tutti parlano, nessuno sceglie davvero. Perché scegliere significa anche dire dei no. E i no, si sa, non portano voti facili. I quattro candidati sindaco – Andreana Patti, Leonardo Curatolo, Massimo Grillo, Giulia Adamo – si sono finora espressi solo con frasi fatte e zero visione. Dicono quello che i kitesurfisti vogliono sentirsi dire. Semplice.
Ma amministrare non è inseguire il consenso: è assumersi responsabilità.
La Riserva Naturale dello Stagnone non può essere ostaggio della politica.
La città deve sapere cosa intendono i quattro candidati alla carica di sindaco per lo sviluppo della zona. Se ci sono limiti oppure no. Nessuno finora si è occupato delle vie di fuga alternative: in estate, al tramonto, con la zona iper frequentata, ci sono centinaia di auto parcheggiate selvaggiamente, incolonnate mentre si cerca di raggiungere la prima strada utile per uscire da quell’imbuto. Anche questo è inquinamento, e gli ambientalisti però ne parlano poco.
Finora, solo rumore da campagna elettorale.