Quanto accaduto nel Consiglio comunale di Trapani di giovedì 30 aprile mostra senza più ambiguità la crisi politica e amministrativa che attraversa l’amministrazione della città.
Non è stato soltanto l’ennesimo scontro tra alleati diventati avversari, ma la presa d’atto pubblica della fine di un equilibrio: quello tra Giacomo Tranchida e Mimmo Turano, una convivenza politica fragile ma fin qui necessaria, che adesso non regge più.
Le conseguenze della rottura, oltre le schermaglie sui social e le dichiarazioni incrociate, si misurano ora sulla tenuta dell’aula consiliare.
Con il passaggio di Alberto Mazzeo, presidente del Consiglio comunale, e Giovanni Carpinteri — componenti di "Trapani Tua" e politicamente vicini all’area turaniana — l’opposizione si rafforza e diventa maggioranza d’aula: 12 contro 11 e 1 indipendente.
Vuol dire avere i numeri per approvare, rallentare o bloccare gli atti deliberativi. Non significa ancora amministrare, ma significa una cosa precisa: il sindaco non controlla più il Consiglio come prima.
È un cambiamento politico rilevante, che apre anche un tema di responsabilità istituzionale.
Il leader della ex minoranza, Maurizio Miceli, ha annunciato che non voteranno più nessuna proposta della maggioranza se non gli atti dovuti.
Una linea di contrapposizione che può reggere davanti a prese d’atto formali o a provvedimenti dal forte valore simbolico, ma che sarà messa davvero alla prova quando in aula arriveranno il Piano urbanistico generale e soprattutto il bilancio di previsione di dicembre.
Lì la partita smette di essere solo politica: senza bilancio il Comune entra in una condizione di paralisi amministrativa che avrebbe effetti concreti sulla città.
La seduta del 30 aprile ha fatto emergere anche un’altra frattura, interna stavolta allo stesso fronte dell’opposizione.
Silvestro Mangano ha lasciato il gruppo in cui era stato eletto, "Amo Trapani", per approdare in Trapani 2028, il contenitore in cui convivono l’area vicina a Cateno De Luca e il Futuro di Valerio Antonini.
La motivazione ufficiale è il venir meno della condivisione della visione politica. In sostanza, "Amo Trapani" prende le distanze da metodi e posture rappresentati in aula e sui social dal consigliere Tore Fileccia e da chi li sostiene, tra cui evidentemente Mangano.
Ne deriva un’opposizione numericamente più forte, ma non ancora politicamente omogenea.
Per effetto del nuovo assetto "Amo Trapani" confluisce nel gruppo misto insieme a Toto Braschi e Baldo Accardo, con Peppe Guaiana capogruppo, mentre resta da chiarire la collocazione di Franco Briale, formalmente indipendente, ma collocato dentro un gruppo all'opposizione.
Sono movimenti che mutano sensibilmente la geografia del Consiglio e che imporranno anche un rimpasto delle commissioni consiliari, snodo tutt’altro che secondario perché proprio nelle commissioni si prepara, si istruisce e si controlla gran parte dell’attività amministrativa.
Ma il terremoto che oggi si riflette dentro Palazzo Cavarretta ha la sua origine nella rottura tra Giacomo Tranchida e Mimmo Turano. Rottura che, come un sasso nello stagno, riverbera I suoi cerchi allargandosi.
E arriva nel momento in cui l’equilibrio iniziale non è più conveniente per nessuno dei due.
Tranchida non ha più lo stesso potere contrattuale, non potendosi ricandidare a sindaco di Trapani.
Turano, al contrario, ha la necessità di ricompattare il centrodestra e di accreditarsi verso traguardi politici ancora più alti dell’Ars.
Per questo quanto avvenuto in aula non è un incidente, ma l’emersione di nuovi posizionamenti in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
Il risultato è la progressiva polarizzazione del Consiglio comunale e la fine del metodo Tranchida: da una parte il centrodestra che prova a ricompattarsi, con la variabile futurista; dall’altra ,l’area che dovrà costruire la sfida successiva, ma senza l’attuale primo cittadino.
I numeri del Consiglio, per ora, raccontano una verità soltanto parziale.
Dicono che la maggioranza si è sfaldata, ma non dicono ancora che esista una maggioranza pronta a sostituirla.
I voti per una mozione di sfiducia non ci sono.
Ma la partita aperta a Palazzo Cavarretta non riguarda più soltanto la sopravvivenza dell’amministrazione Tranchida.
Riguarda la costruzione del dopo.
Ed è questo che il Consiglio comunale del 30 aprile consegna con chiarezza: tutti lavorano già al dopo Tranchida, mentre Tranchida è ancora lì.