×
 
 
12/04/2026 06:00:00

Bandi deserti e autobotti incendiate: l’acqua a Trapani resta un problema

«Abbiamo fatto bandi pubblici per le autobotti e sono andati deserti anche perché dopo due autobotti incendiate nessuno ha voluto partecipare». È la risposta del sindaco di Trapani Giacomo Tranchida alle parole del vescovo monsignor Pietro Maria Fragnelli, pronunciate durante l’omelia dei Misteri, quando ha richiamato la città parlando apertamente di «interessi legati all’acqua». Una frase che non è solo una replica istituzionale, ma che fotografa una città in emergenza e un sistema che, ancora una volta, fatica a reggere.

 

Per oltre un mese, a Trapani circa 60 utenze sono rimaste senza acqua potabile in diverse strade – tra via Tunisi, via Malta, via Santa Maria di Capua, via Nicotera e la zona di Serraino Vulpitta – con divieti e limitazioni che hanno colpito soprattutto famiglie con neonati, bambini e anziani.
Nel frattempo, mentre la rete idrica viene sottoposta a interventi e verifiche per individuare le cause dell’inquinamento, in alcune aree – come segnalato dai cittadini, tra cui il caso di via Federico De Roberto – si continua a scavare e intervenire senza una risposta definitiva, con lavori che si riaprono a distanza di mesi. Una situazione che alimenta la percezione di interventi a singhiozzo e, come denunciano sui social, di un sistema che procede quasi “al buio”, tra nuove verifiche e problemi che si ripresentano nelle stesse zone.


Ed è proprio sull’approvvigionamento dell’acqua alle famiglie che scoppia la polemica: il Comune dispone di una sola autobotte operativa, i bandi per potenziare il servizio vanno 

deserti, sullo sfondo, pesano anche atti intimidatori con autobotti incendiate, che contribuiscono a svuotare ulteriormente il sistema e a lasciare interi quartieri senza una risposta stabile.

 

Polemica innescata da chi quel servizio lo fa ma oggi racconta un’altra versione. A intervenire è Vittorioso Antonino, amministratore della Vittorioso Srl, una delle ditte colpite dagli attentati. 

 

«Sono Vittorioso Antonino, a ditta che il 4 dicembre 2025 ha subito l’atto vandalico incendiario distruggendo le autobotti, sindaco dice che nessuno ha voluto partecipare, ma io non ho ricevuto nessuna richiesta di gara né affidamento diretto né comunicazioni via Pec».
 

Vittorioso, che fornisce il servizio di distribuzione di acqua potabile, non manca di sottolineare che : «Anche se mi avessero contattato mi sarei rifiutato – afferma – dopo l’esperienza del luglio 2024, quando ho anticipato spese per autobotti e personale e per essere pagato ho dovuto fare causa al Comune e chiedere il pignoramento del conto corrente». Una vicenda che, aggiunge, non è ancora chiusa: «Ancora oggi ci sono spese legali non pagate».
 

Nel frattempo l’emergenza è in fase di contenimento ma non risolta. La causa dell’inquinamento è stata individuata nella commistione tra rete idrica e fognaria, dovuta ad allacciamenti e criticità strutturali, con rotture che hanno favorito infiltrazioni nella condotta. 

 

La procedura di rientro richiede tempo perché le tubature devono essere progressivamente ripulite e le analisi devono tornare perfette prima della revoca delle ordinanze.
Ma mentre gli interventi seguono tempi tecnici inevitabili, la quotidianità dei cittadini resta sospesa. Il servizio sostitutivo con autobotti è attivo, ma nei fatti si regge su pochi mezzi. 

 

Il Comune ha ringraziato pubblicamente la Palma Autospurghi per aver garantito continuità, ma la capacità resta limitata. I cittadini acquistano acqua, presentano fattura e chiedono il rimborso, che arriva solo se l’acqua è potabile e certificata; se proviene da fonti non autorizzate, il rimborso non è possibile.
 

Ed è sulla certificazione di potabilità dell'dell'acqua che sorgono i problemi. Le autobotti delle ditte private, "dove prendono l'l'acqua?" domanda il sondaco. Perché a Trapani

i pozzi esistono e potrebbero fornire complessivamente circa 50 litri al secondo, ma molti non sono utilizzabili per uso potabile a causa dei vincoli normativi, come la distanza minima di 200 metri dalle fognature. Acqua che c’è, ma che non si può usare, mentre si cercano autobotti che non si trovano.
 

Una situazione che si trascina da anni e che esaspera gli animi. Il richiamo del vescovo durante i Misteri non è stato neutro: ha scosso la città e squarciato il silenzio su quello che molti pensano ma pochi dicono. Quando monsignor Fragnelli parla di «interessi legati all’acqua», porta il tema fuori dagli uffici e dentro la città. E la risposta del sindaco – netta, difensiva, diretta – torna a quel punto di partenza: bandi deserti, mezzi incendiati, sistema fragile.


E intanto, tra scavi che si riaprono, autobotti che mancano e cittadini che pagano di tasca propria, Trapani continua a muoversi in bilico tra emergenza e normalità, senza una risposta stabile a un bisogno essenziale: l'acqua.