Alcamo, per CNA Trapani il buovo Piano regolatore penalizza l’area produttiva di Contrada Sasi
Preoccupazione forte da parte della CNA Trapani per il futuro dell’area produttiva di contrada Sasi, ad Alcamo. Al centro della polemica c’è la Variante generale del Piano regolatore generale recentemente adottata dal Comune, che – secondo l’associazione – rischia di compromettere lo sviluppo dell’area e gli investimenti già realizzati.
Indici ridotti e nuovi vincoli
Il nuovo Piano prevede un indice edificatorio pari a 1,75 mc/mq, inferiore rispetto a quello stabilito dal PRG vigente, approvato nel 2001. A questo si aggiungono vincoli più stringenti, come la distanza minima di cinque metri dal confine e l’introduzione di un lotto minimo di 1.000 metri quadrati.
Secondo la CNA, queste modifiche potrebbero rendere in molti casi i lotti totalmente o quasi inedificabili, con una conseguente perdita di valore degli immobili e l’impossibilità per le imprese di programmare ampliamenti o nuovi insediamenti produttivi.
“Regole cambiate, a rischio gli investimenti”
“Siamo di fronte a un cambio delle regole che mette a rischio gli investimenti che le imprese hanno già effettuato in buona fede”, dichiara Giovanni Marchese, vicepresidente della CNA Trapani.
“Non si può chiedere alle aziende di programmare il proprio futuro su basi incerte o mutevoli. La continuità amministrativa è un principio fondamentale: modifiche retroattive ai diritti edificatori generano sfiducia e mettono a rischio la tenuta del tessuto produttivo”.
Nodo Centro Servizi
Tra le criticità evidenziate anche la scomparsa, nel nuovo PRG, del progetto del Centro servizi dell’area PIP, previsto nei precedenti strumenti urbanistici e ritenuto strategico per il supporto alle imprese.
“La cancellazione del Centro servizi è un passo indietro incomprensibile – aggiunge Marchese –. Si tratta di un’infrastruttura fondamentale per la competitività dell’area”.
La richiesta al Comune
La CNA Trapani ribadisce il valore strategico dell’area produttiva di contrada Sasi per l’economia locale e chiede che, in fase di approvazione definitiva del Piano, venga confermata la capacità edificatoria prevista dal piano del 1997-2001.
“Difendere i diritti edificatori non è una rivendicazione di parte – conclude Marchese – ma una questione di equità e rispetto degli investimenti. Difendere l’area PIP significa difendere lavoro e sviluppo”.
L’associazione auspica infine che l’amministrazione comunale valuti con attenzione le criticità emerse, orientando le scelte urbanistiche verso il rafforzamento della capacità delle imprese di crescere, innovare e creare occupazione.
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