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22/10/2026 17:25:00

"La voglia di cambiare l'Italia non può diventare il motivo per distruggerla"

Gentile Direttore di Tp24, 

da consigliera comunale di Petrosino, ma prima ancora da cittadina italiana, sento il dovere di condividere una riflessione che riguarda tutti noi.

Davanti alle immagini degli scontri, delle devastazioni, delle vetrine infrante e delle attività commerciali danneggiate, credo che dovremmo porci una domanda, al di là delle nostre idee politiche: che cosa stiamo diventando?

Manifestare, contestare, chiedere giustizia e lottare per un futuro migliore sono diritti fondamentali. Ma c’è una differenza profonda tra una protesta che dà voce alle idee e una che distrugge ciò che appartiene a tutti. La protesta pacifica può sensibilizzare e promuovere il cambiamento; la violenza rischia, invece, di soffocare proprio il messaggio che si vorrebbe trasmettere.

Perché che senso ha voler migliorare l’Italia, se poi siamo noi i primi a distruggerla?

Dietro una vetrina infranta c’è qualcuno che ha investito i propri risparmi, lavorato per anni e costruito con sacrificio il futuro della propria famiglia. Ci sono dipendenti, posti di lavoro e, talvolta, l’unica fonte di sostentamento di un intero nucleo familiare. Danneggiare negozi e beni pubblici significa ferire non soltanto chi subisce direttamente quei danni, ma anche l’intera comunità.

Come possiamo dire di lottare per i cittadini, se finiamo per colpire proprio le loro attività, il loro lavoro e il loro futuro?

C’è poi un limite che non dovrebbe mai essere oltrepassato: quello della dignità umana. Prima di aggredire qualcuno, dovremmo immaginare che quella persona abbia il volto di qualcuno che amiamo. Nessun ideale dovrebbe farci perdere la nostra umanità.

Dopo secoli di guerre, conflitti, persecuzioni e sofferenze, dovremmo aver imparato che la violenza lascia ferite profonde e che ricostruire è spesso molto più difficile che distruggere. La storia ci insegna che il progresso non si misura da ciò che abbattiamo, ma da ciò che siamo capaci di costruire. Non possiamo invocare giustizia calpestando i diritti altrui, chiedere sicurezza creando pericolo o pretendere rispetto seminando paura.

Questo non significa invitare al silenzio, alla rassegnazione o all’accettazione delle ingiustizie. Significa ricordare che si può essere determinati senza essere violenti, indignati senza essere distruttivi e uniti nella protesta senza trasformarla in una guerra contro la propria comunità.

Non dobbiamo scegliere tra il diritto di protestare e la tutela delle persone, tra la libertà di esprimere il dissenso e la sicurezza. Una democrazia matura deve difendere entrambi. La forza di un’idea non si misura dai danni che lascia dietro di sé, ma dalla sua capacità di convincere, far riflettere e contribuire a un cambiamento reale.

Possiamo avere idee diverse, criticare chi governa e chiedere trasformazioni profonde. Ma il modo in cui lottiamo racconta anche i valori che intendiamo difendere. Il mio non è un messaggio contro chi protesta, né un invito a rinunciare ai propri diritti: è un appello a non confondere la libertà con la violenza e il cambiamento con la distruzione.

Siamo tutti parte della stessa comunità. Ogni volta che feriamo una persona, distruggiamo un’attività o danneggiamo un bene comune, rischiamo di impoverire anche il futuro che condividiamo.

Forse, prima di domandarci quanto siamo capaci di farci sentire, dovremmo chiederci quanto siamo ancora capaci di ascoltare e quanto siamo disposti a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni.

Perché, prima di chiederci quale Italia vogliamo costruire, dovremmo porci una domanda che riguarda tutti noi, al di là delle nostre idee e appartenenze:

CHE COSA STIAMO DIVENTANDO, SE PER COSTRUIRE UN’ITALIA MIGLIORE FINIAMO PER DISTRUGGERE QUELLA IN CUI VIVIAMO?

 

Laura Sanguedolce

Consigliera Comunale di Petrosino