Messina Denaro, il testamento scritto in un pizzino nel 2013: "Nessuno funerale religioso"
Sono trascorsi tre anni dalla morte di Matteo Messina Denaro. Il boss di Castelvetrano morì nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2023, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove era ricoverato per un tumore al colon. Aveva 61 anni. Era stato arrestato il 16 gennaio dello stesso anno, dopo quasi trent’anni di latitanza.
Nelle ore che precedettero la sua morte tornò alla luce un documento particolare: un pizzino scritto nel maggio del 2013, dieci anni prima, nel quale Messina Denaro aveva messo nero su bianco le proprie volontà in caso di morte.
Il documento era stato trovato dai carabinieri del Ros tra il materiale sequestrato dopo la cattura del boss nel covo di Campobello di Mazara. Al centro del testo c’era il rapporto con la Chiesa e, soprattutto, il rifiuto di una celebrazione religiosa.
«Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato», aveva scritto Messina Denaro. Nel pizzino contestava anche la possibilità che uomini di Chiesa potessero decidere sulle sue esequie, rivendicando invece un rapporto personale con Dio.
In un altro passaggio, riportato dalle cronache dell'epoca, scriveva: «Il rapporto con Dio è personale, non vuole intermediari» e aggiungeva: «Dio sarà la mia giustizia, il mio perdono, la mia spiritualità».
Il pizzino risaliva a un momento particolare: maggio 2013, periodo della beatificazione di padre Pino Puglisi, il sacerdote di Brancaccio ucciso da Cosa Nostra il 15 settembre 1993. Le fonti dell’epoca collegarono temporalmente quelle riflessioni alla posizione della Chiesa nei confronti della mafia, ma non è possibile stabilire con certezza quale fosse la motivazione personale che aveva spinto Messina Denaro a scrivere quelle parole.
La morte all'Aquila
Dieci anni dopo quel documento, le parole contenute nel pizzino tornarono di attualità quando le condizioni di salute del boss peggiorarono rapidamente.
Messina Denaro era stato arrestato il 16 gennaio 2023 alla clinica La Maddalena di Palermo e successivamente detenuto al 41 bis. La malattia, un tumore al colon, era in fase avanzata. Nell'agosto 2023 era stato trasferito nel reparto detenuti dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila. Negli ultimi giorni le sue condizioni divennero irreversibili.
La morte arrivò nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 settembre 2023.
Nessuna cerimonia religiosa
Le volontà espresse nel pizzino trovarono poi riscontro nella sepoltura. Il 27 settembre 2023 il feretro arrivò al cimitero di Castelvetrano, dopo il trasferimento dall'Aquila sotto la scorta del Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria.
La Questura di Trapani aveva vietato i funerali pubblici e disposto un imponente dispositivo di sicurezza. La tumulazione avvenne in forma privata, nella cappella di famiglia. Non venne celebrata alcuna funzione religiosa.
Alla sepoltura erano presenti pochi familiari, tra cui la figlia Lorenza, il fratello Salvatore e le sorelle Bice e Giovanna. Il feretro raggiunse direttamente il cimitero, dove la tumulazione durò pochi minuti.
Si chiuse così la vicenda terrena di Matteo Messina Denaro: l'ultimo dei grandi latitanti di Cosa Nostra, arrestato dopo quasi tre decenni di fuga e morto appena otto mesi dopo la cattura.
E quel pizzino scritto nel 2013, ritrovato dieci anni più tardi, rimase come una sorta di testamento personale sul modo in cui il boss aveva immaginato la propria morte: senza una cerimonia religiosa e senza intermediari tra lui e Dio.
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