È morto a Paceco Filippo Coppola, 77 anni, conosciuto come «u prufissuri». Per lui il questore ha vietato i funerali. Condannato in via definitiva per associazione mafiosa, era stato indicato dagli investigatori come un uomo vicino a Vincenzo Virga e Matteo Messina Denaro, con un ruolo nella gestione degli affari della famiglia mafiosa di Paceco.
Nato in Tunisia e residente a Dattilo, Coppola aveva intrecciato la propria storia con quella della scuola: insegnante, poi, dopo il carcere, preside di un istituto privato. Infine il lavoro nella tabaccheria di un figlio, che secondo la ricostruzione della Dia rappresentava una copertura.
L’ingresso in Cosa nostra e gli arresti
Secondo gli accertamenti giudiziari, la sua appartenenza a Cosa nostra risaliva agli anni Settanta. A segnare quel passaggio, nelle ricostruzioni degli investigatori, era stato anche il battesimo di Vito Sugamiele, nipote dell’omonimo storico boss di Paceco, al quale Coppola aveva fatto da padrino.
Il suo ruolo era poi emerso nell’indagine «Cadige»: nel 1996 venne arrestato con l’accusa di avere aiutato, insieme ad altri, alcuni latitanti mafiosi a sottrarsi alle ricerche delle forze dell’ordine. Sempre nel 1996 fu nuovamente arrestato nell’ambito dell’operazione «Rino fase II». Il procedimento si concluse con una condanna a sette anni di reclusione per associazione mafiosa pluriaggravata, diventata definitiva nel 2002.
I collegamenti dal carcere e il ritorno a scuola
La detenzione, secondo le indagini, non aveva spezzato i suoi rapporti con l’organizzazione. Negli accertamenti confluiti nel procedimento a carico di Francesco Pace e di altri sei indagati, gli investigatori ricostruirono il mantenimento dei collegamenti con i vertici mafiosi: Coppola avrebbe continuato a fornire consigli e indicazioni per evitare i controlli e affrontare questioni interne a Cosa nostra.
La condanna aveva avuto conseguenze anche sul suo lavoro. Prima sospeso e poi destituito dall’insegnamento, una volta tornato libero Coppola aveva però trovato nuovamente spazio nel mondo della scuola, questa volta in un istituto privato, dove aveva ricoperto l’incarico di preside. Un ritorno alla cattedra e alla direzione scolastica dopo una condanna definitiva per mafia.
La confisca da tre milioni di euro
Un altro capitolo della sua storia giudiziaria riguardava il patrimonio. Nell’aprile del 2016 i carabinieri del Comando provinciale di Trapani e il Ros eseguirono una confisca da tre milioni di euro, disposta dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I beni erano già stati sequestrati nel novembre del 2013.
Il provvedimento comprendeva sette terreni agricoli, sei immobili tra abitazioni e magazzini, un’impresa agricola con sede a Trapani, tredici rapporti bancari e quattro polizze assicurative. Non soltanto case e terreni, dunque, ma anche attività economiche e disponibilità finanziarie riconducibili al professore.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, nel 2004, a pochi mesi dalla scarcerazione, Coppola avrebbe avviato diverse attività commerciali intestandole ai familiari, con l’obiettivo di sottrarle a eventuali provvedimenti patrimoniali. Le verifiche avevano evidenziato una forte sproporzione tra le risorse economiche giustificabili e gli acquisti effettuati. Era emersa anche una facilità di accesso al credito che gli inquirenti avevano ritenuto inspiegabile: oltre 500 mila euro di mutui ottenuti nell’arco di pochi anni.
Gli accertamenti dell’epoca avevano inoltre individuato una villa nella sua disponibilità, costruita abusivamente negli anni Novanta: per quell’immobile una sentenza aveva già disposto la demolizione nel 2008. Anche questo elemento era confluito nell’indagine sul patrimonio dell’uomo che, dietro il soprannome legato all’insegnamento, aveva mantenuto per anni un ruolo negli affari della mafia pacecota.