È stato un collaboratore scolastico a togliere il coltello dalle mani della ragazzina. Subito dopo lei è scoppiata a piangere. Alla scuola media Pipitone di Marsala, la mattinata di martedì 22 settembre è stata segnata dall’aggressione di un’alunna contro una compagna: un gesto improvviso, fermato prima che potesse avere conseguenze gravi.
La giornata, però, non si è conclusa con l’intervento degli adulti e la sospensione della studentessa. Alle 17 i Carabinieri erano ancora nell’istituto. Sono stati attivati i servizi sociali e il supporto di una psicologa, per ricostruire il contesto personale e familiare della minorenne.
Nella stessa provincia, il 29 maggio, un dodicenne aveva tentato di accoltellare il proprio professore a San Vito Lo Capo. Due vicende da tenere distinte, senza attribuire loro automaticamente le stesse cause. Ma che riportano al centro una domanda: come riconoscere e affrontare le difficoltà dei ragazzi prima che si traducano in comportamenti pericolosi?
Che cosa è successo alla Pipitone
Secondo la ricostruzione raccolta da Tp24, l’alunna, che frequenta la terza media, si sarebbe scagliata contro una compagna impugnando un coltello.
Docenti e studenti si sono accorti di quanto stava accadendo. A intervenire materialmente, sottraendole il coltello, è stato un collaboratore scolastico. Un intervento determinante per interrompere l’aggressione.
La scuola ha chiamato i Carabinieri e coinvolto le famiglie. Non si sono registrate conseguenze gravi: nella prima ricostruzione pubblicata da Tp24 erano stati segnalati soltanto alcuni graffi.
Subito dopo, secondo quanto riferito alla redazione, la ragazza ha pianto e manifestato pentimento. Avrebbe pronunciato anche una frase: «Mi sono levata questo pensiero dalla testa».
Parole che andranno comprese nel loro contesto, senza trasformarle da sole nella spiegazione del gesto.
Gli accertamenti e l’intervento dei servizi
Nel pomeriggio i militari erano ancora alla Pipitone. Accanto alla ricostruzione dell’accaduto, è stato avviato il coinvolgimento dei servizi sociali e di una psicologa, con l’obiettivo di approfondire anche la situazione personale e familiare della studentessa.
«È stato un grido di dolore per una situazione difficile», è la lettura che una psicologa dà della vicenda.
È una valutazione da attribuire a chi la esprime, non una diagnosi né una conclusione degli accertamenti. Il coinvolgimento dei servizi, inoltre, non autorizza ad attribuire responsabilità alla famiglia o a dare per accertate condizioni che devono ancora essere ricostruite.
I docenti sentiti da Tp24 descrivono l’alunna come una ragazza tranquilla, che non aveva manifestato comportamenti tali da far immaginare un episodio simile. Una testimonianza che racconta la sorpresa degli insegnanti, ma che non basta, da sola, a stabilire quali difficoltà potesse vivere la minorenne.
Parrinello: la sospensione, ma anche la necessità di aiutare
La dirigente scolastica Mariella Parrinello, contattata da Tp24, ha confermato di avere informato le forze dell’ordine e la Procura e di avere disposto la sospensione dell’alunna.
Fin dalle prime ore, però, Parrinello ha sottolineato anche la necessità di aiutare la ragazza. Il provvedimento disciplinare e il coinvolgimento delle autorità sono una parte della risposta; comprendere quanto accaduto e individuare un percorso di sostegno è l’altra.
Nell’attenzione rivolta alla studentessa che ha impugnato il coltello non va persa di vista la compagna aggredita. La sua tutela, la possibilità di essere ascoltata e di tornare a vivere serenamente la scuola restano centrali. Aiutare chi ha compiuto il gesto non significa ridurre la gravità di ciò che ha subito l’altra ragazza.
Turano: «Aiutare non solo chi viene aggredito»
Sull’episodio è intervenuto anche l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale Mimmo Turano, con una dichiarazione diffusa dall’AGI.
«Esprimo vicinanza alla studentessa di Marsala per la tentata aggressione subita questa mattina e solidarietà alla preside e ai docenti dell’istituto, prontamente intervenuti evitando conseguenze più gravi», ha affermato.
Turano ha riferito che negli incontri con i dirigenti scolastici, a Trapani e nei giorni precedenti a Caltanissetta ed Enna, è emersa la necessità di attivare sportelli di ascolto con psicologi e personale specializzato. Ha quindi ribadito l’impegno dell’assessorato a intervenire con percorsi mirati, richiamando anche il ruolo delle famiglie.
È stato lo stesso assessore a ricordare l’aggressione avvenuta a San Vito Lo Capo.
«È evidente che c’è un problema, ma dobbiamo affrontarlo partendo da quei bambini e adolescenti che si rendono autori di condotte gravi, senza avere una maturità tale da comprendere pienamente la portata delle proprie azioni», ha dichiarato. E ha concluso: «Bisogna aiutare, quindi, non solo chi viene aggredito, ma anche gli aggressori».
Il precedente: il 29 maggio, a San Vito Lo Capo
Il richiamo è a quanto accaduto alla fine dello scorso anno scolastico nell’istituto comprensivo Lombardo Radice-Fermi di San Vito Lo Capo.
Il 29 maggio un dodicenne aggredì il professore di tecnologia Sergio Falbo, tentando di colpirlo con due coltelli. Il docente riuscì a fermarlo, evitando conseguenze più gravi. Fu poi lo stesso insegnante a raccontare pubblicamente quei momenti.
Il ragazzo indossava un casco sul quale aveva fissato un telefono. Gli accertamenti si concentrarono anche sulla preparazione dell’azione, sui messaggi pubblicati prima dell’aggressione e sul possibile tentativo di trasmetterla attraverso Telegram.
La Procura per i minorenni di Palermo approfondì il contesto digitale frequentato dal dodicenne e l’eventuale ruolo di persone che potessero averlo incoraggiato. Nelle ricostruzioni pubblicate a giugno, l’attenzione non era dunque rivolta soltanto a quanto accaduto in classe, ma anche alle conversazioni e alle relazioni online che avevano preceduto l’attacco.
L’inchiesta di Tp24: «Il ragazzo con il casco»
Su San Vito Lo Capo Tp24 ha pubblicato, dal 18 al 21 giugno, un’inchiesta in quattro puntate, intitolata Il ragazzo con il casco. Un lavoro che ha seguito la vicenda oltre le prime notizie sull’aggressione, ricostruendo il rapporto tra i comportamenti del dodicenne, i contenuti diffusi sui social e gli ambienti digitali finiti all’attenzione degli investigatori.
Il punto di partenza era la cronaca dell’attacco. Il percorso successivo ha riguardato i segnali di preparazione, i richiami ad autori di stragi e le ipotesi investigative sulle frequentazioni online. Nell’ultima parte abbiamo esaminato anche le analogie con il caso di Trescore Balneario, distinguendo i riferimenti comuni dall’esistenza, ancora da accertare, di collegamenti diretti.
Le quattro puntate si possono rileggere qui:
Prima puntata: il ragazzo con il casco e l’aggressione a San Vito Lo Capo. La ricostruzione dell’attacco, il racconto del professore e i primi accertamenti sulla vita digitale del dodicenne.
Seconda puntata: i post, i simboli e la preparazione dell’attacco. I messaggi precedenti all’aggressione e gli approfondimenti sulle possibili forme di incoraggiamento online.
Terza puntata: gli stragisti, i simboli e l’odio globale. I riferimenti alle stragi di Columbine, Christchurch e Buffalo emersi nelle ricostruzioni investigative e il loro significato negli ambienti estremisti del web.
Quarta puntata: la rete invisibile dell’odio che cattura i ragazzi. Le analogie con Trescore Balneario, le chat e gli interrogativi sui possibili collegamenti tra i due casi.
Due vicende diverse, senza spiegazioni automatiche
Quanto emerso a San Vito non può essere trasferito automaticamente alla Pipitone. Nelle informazioni finora raccolte da Tp24 sulla vicenda di Marsala non ci sono elementi per attribuire all’alunna lo stesso retroterra digitale o gli stessi riferimenti emersi nel caso del dodicenne.
I due episodi non bastano, da soli, a misurare una tendenza della violenza nelle scuole. Sono però due fatti gravi, avvenuti a distanza di pochi mesi nello stesso territorio, che hanno portato dirigenti, famiglie e istituzioni a interrogarsi sugli strumenti di prevenzione e sostegno.
Alla Pipitone, oggi, un collaboratore scolastico ha interrotto una situazione pericolosa. Adesso ci sono una studentessa da proteggere, un’altra minorenne da aiutare e una comunità scolastica da accompagnare dopo quanto accaduto.
Capire non significa giustificare. Significa evitare che una storia così venga considerata conclusa nel momento in cui il coltello viene tolto di mano.