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10/09/2026 14:00:00

Il 7 ottobre e gli avvertimenti ignorati: le nuove accuse a Netanyahu 

A meno di un mese dall’anniversario del massacro del 7 ottobre firmato Hamas, Benjamin Netanyahu sapeva del pericolo ma avrebbe scelto di non intervenire. Le accuse al ricercato dalla Corte Penale Internazionale sono contenute in un libro a firma di due giornalisti israeliani, Shlomi Eldar e Ruth Yuval, dal titolo "Kidnapped: 843 Days of Abandonment" - Rapito: 843 giorni di abbandono -, in uscita in Israele ma anticipato dal quotidiano Haaretz.

 

"Dite loro di aspettarsi un terremoto". Queste sono le parole che avrebbe detto Yahya Sinwar, l’ex capo di Hamas, a un importante intermediario del partito palestinese Al-Fatah, per superare lo stallo delle trattative per realizzare uno scambio di prigionieri.

Dell’intenzione di Sinwar venne a conoscenza Bin Zayed, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, che chiamò Netanyahu: nella lunga conversazione riferì le intenzioni di Hamas, ovvero quelle di creare, utilizzando le parole di Sinwar, "un terremoto".

 

Inoltre, Bibi sarebbe stato avvertito anche dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno. Tutto ciò confermerebbe la tesi del "non poteva non sapere", anche in considerazione del fatto che l’intelligence di Tel Aviv è ritenuta inferiore solo a quella statunitense.

La storia è conosciuta: Hamas ebbe diverse ore per portare avanti il pogrom nel sud di Israele e la risposta dell’esercito israeliano fu molto tardiva. Ma Netanyahu, lo disse pure ai suoi uomini, era concentrato sulla Cisgiordania.

 

Infatti, il 7 ottobre gran parte delle forze armate era concentrata dall’altra parte della Palestina e nella Striscia c’era una calma apparente. Una quiete prima della tempesta che ha poi dato il via all’azione militare a Gaza, utilizzata da Netanyahu per ottenere i propri obiettivi bellici: radere al suolo la Striscia. Poi è tornato a occuparsi della West Bank per cancellare la prospettiva di uno Stato palestinese.

Bibi ha dichiarato: "Menzogne", e ha annunciato che farà causa al quotidiano. Da Abu Dhabi un silenzio tombale.

 

Per chiarire la vicenda sarebbe utile un’inchiesta sul 7 ottobre. Il libro raccoglie anche testimonianze di soldati e diplomatici. A fine ottobre ci sono le elezioni israeliane. Senza Netanyahu nella carica di primo ministro, una commissione d’inchiesta potrebbe operare in piena autonomia per accertare le responsabilità della catena di comando e verificare quanto le lacune sulla sicurezza abbiano facilitato l’azione di Hamas, poi usata come presupposto per l’offensiva.

Gli elementi acquisiti fanno emergere un calcolo di potere cinico e spietato, dedito alla sopravvivenza politica individuale e alla ridefinizione degli assetti regionali. Netanyahu avrebbe preferito non intervenire, sacrificando un pezzo della popolazione israeliana pur di portare avanti un suo progetto politico, questo abbastanza palese: annientare Gaza e ogni idea di Palestina. Mutuando: un indizio, il sacrificio di quasi 1.300 connazionali, è un indizio; due indizi, l’annientamento della Striscia, sono una coincidenza; ma tre indizi, l’occupazione della Cisgiordania, fanno una prova.

 

Vittorio Alfieri