Fare il pieno, ormai, richiede quasi la stessa concentrazione necessaria per chiedere un mutuo. Benzina e gasolio continuano a salire e la Sicilia resta stabilmente tra le zone più care d’Italia, con il diesel ben oltre i due euro al litro.
E il problema è che il conto potrebbe diventare ancora più salato. Sabato 5 settembre scade infatti lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, introdotto dal governo per frenare l’impennata dei prezzi. Nelle ultime ore, però, è arrivata una novità: è pronto un decreto per prorogare la riduzione fino al 10 settembre. Una manciata di giorni per prendere tempo, insomma. Non certo la soluzione definitiva.
In Sicilia il diesel vola
I numeri spiegano meglio di qualsiasi slogan cosa sta succedendo. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale sulla rete ordinaria ha raggiunto 2,147 euro al litro per il gasolio e 2,039 euro per la benzina. In autostrada si sale ancora: 2,221 euro per il diesel e 2,124 per la benzina.
La Sicilia si colloca ancora più in alto. Negli ultimi dati regionali ufficiali disponibili il gasolio self nell'Isola è a 2,168 euro al litro, mentre la benzina è a 2,052 euro. Per il diesel la Sicilia è tra i territori più cari del Paese, dietro soltanto ai picchi registrati a Bolzano e in Calabria.
Tradotto: un pieno da 50 litri di gasolio costa mediamente oltre 108 euro. E parliamo di self service. Basta scegliere il servito, oppure trovarsi in un impianto particolarmente caro, e la soglia sale ancora.
Cosa succede senza lo sconto
Lo sconto attualmente in vigore vale 17 centesimi al litro, Iva compresa. Se venisse eliminato completamente e l'aumento fosse trasferito integralmente sui prezzi alla pompa, il gasolio potrebbe avvicinarsi o superare in molte zone i 2,30 euro al litro.
Il Codacons ha calcolato che, senza il taglio fiscale, il prezzo medio nazionale del diesel sarebbe già intorno a quella soglia sulla rete ordinaria e vicino ai 2,40 euro in autostrada.
Per una famiglia significa altri soldi che se ne vanno semplicemente per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o spostarsi. Per autotrasportatori, artigiani e imprese il problema è ancora più pesante, perché l'aumento del gasolio finisce inevitabilmente per trasferirsi sui costi di trasporto e, alla fine della catena, sui prezzi dei prodotti.
Il governo prende altri cinque giorni
La scadenza è fissata per domani, 5 settembre, ma il governo sta cercando di evitare lo scalino immediato dei prezzi.
È pronto un decreto dei ministeri dell'Economia e dell'Ambiente che dovrebbe prorogare fino al 10 settembre il taglio di 17 centesimi, utilizzando il meccanismo delle cosiddette accise mobili: in sostanza, una parte del maggiore gettito Iva prodotto dall'aumento dei carburanti viene utilizzata per ridurre temporaneamente le accise. Il provvedimento attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Cinque giorni di ossigeno. Poi bisognerà decidere cosa fare davvero.
L'orientamento del governo sarebbe quello di abbandonare progressivamente gli sconti generalizzati per passare ad aiuti mirati alle famiglie con redditi più bassi, al ceto medio maggiormente esposto e agli autotrasportatori. Tra le ipotesi ci sono tessere carburante e interventi specifici per alcune categorie.
La benzina torna ai livelli del 2022
Nel frattempo anche la benzina continua la sua corsa. Secondo Staffetta Quotidiana, il prezzo medio ha raggiunto i livelli più alti dal luglio del 2022. E per il diesel la situazione è ancora più paradossale: senza lo sconto sulle accise, il prezzo medio nazionale avrebbe già superato il precedente record del marzo 2022.
Insomma, l'estate finisce ma la stagione dei rincari no.
E in Sicilia, dove l'automobile resta per moltissime persone una necessità più che una scelta, il caro carburanti pesa ancora di più. Il pieno è tornato sopra i cento euro e il rischio è che diventi presto un bene da trattare con la stessa cautela dei preziosi: guardare il prezzo, sospirare e decidere quanto se ne può comprare.