Acqua contaminata a Trapani, in campo la protezione civile. Ma c’è chi non denuncia
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Oltre 1.150 firme, la Protezione civile in campo, nuove autobotti e un coordinamento attivato dalla Prefettura. A Trapani l’emergenza dell’acqua contaminata è ormai acclarata. Ma il dato più grave potrebbe essere quello che non compare nelle relazioni ufficiali: ci sono famiglie che, pur sapendo o sospettando di avere acqua inquinata, eviterebbero di segnalarlo perché non possono permettersi di restare con il contatore chiuso e pagare le autobotti private.
Sono oltre 150 le utenze ufficialmente coinvolte. L’ultima relazione comunale registra valori batteriologici ancora fuori norma, sebbene generalmente in calo. Il Comune continua intanto a cercare l’origine della contaminazione, concentrando le verifiche nell’area compresa tra piazza XXI Aprile e il campo Coni.
Il comitato: oltre 1.150 firme e la diffida
La mobilitazione ha raccolto oltre 350 firme cartacee e più di 800 adesioni online. Il comitato ha inoltre inviato formalmente la diffida alle autorità competenti, chiedendo risposte sulle cause della contaminazione, sui controlli eseguiti e sugli interventi previsti.
«È un risultato che rappresenta un segnale forte e inequivocabile, soprattutto per la politica e per le istituzioni», si legge nel comunicato. «Chiediamo che la situazione venga affrontata con la massima attenzione e che ai cittadini vengano finalmente fornite risposte chiare, puntuali e trasparenti».
Il comitato ricorda che non si tratta di una questione marginale: «Sono oltre 150 le utenze coinvolte, famiglie che da tempo vivono una situazione di forte disagio e che hanno il diritto di sapere quali siano le cause del problema, quali controlli siano stati effettuati e quali interventi si intendano mettere in campo per risolverlo definitivamente».
Le oltre 1.150 adesioni vengono considerate anche un messaggio politico: «Quando più di mille persone scelgono di sottoscrivere una richiesta, significa che esiste una domanda precisa di attenzione, trasparenza e intervento».
Chi non segnala per paura dei costi
È il lato più inquietante dell’emergenza. Secondo il comitato, alcune famiglie evitano di chiedere controlli o la chiusura dell’utenza perché il servizio comunale con le autobotti non riuscirebbe a garantire rifornimenti tempestivi.
Con il contatore chiuso, l’alternativa diventa spesso l’acquisto dell’acqua da ditte private. Una spesa di centinaia di euro, che può crescere sensibilmente nei condomìni più grandi, dove possono servire anche due o tre autobotti alla settimana.
«A fronte di più di 150 utenze coinvolte – afferma il comitato – ci dispiace constatare che alcuni cittadini, invece di unirsi alla mobilitazione, denunciare la situazione e firmare, sembrino preferire lasciare i contatori aperti per evitare di pagare l’acqua».
Una scelta dettata anche dalle difficoltà economiche, ma che secondo il comitato non può diventare una soluzione: «Il problema va denunciato, documentato e affrontato collettivamente, chiedendo alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità. Lasciare i contatori aperti o semplicemente non partecipare non risolve il problema dell’acqua e rischia, al contrario, di indebolire la richiesta collettiva di interventi e risposte».
Alcune famiglie continuerebbero a utilizzare l’acqua aggiungendo prodotti disinfettanti acquistati in farmacia. Una soluzione domestica che non sostituisce la certificazione di potabilità e non elimina i rischi collegati alla contaminazione batterica.
Si crea così un cortocircuito pericoloso: meno segnalazioni significano una mappa ufficiale potenzialmente incompleta. E proprio chi è economicamente più fragile rischia di rimanere maggiormente esposto.
La raccolta firme allarga la mappa
La petizione sta svolgendo anche una funzione di censimento dal basso delle strade nelle quali si registrano contaminazione, chiusura dei contatori o difficoltà di approvvigionamento.
Dalle adesioni emerge un’area che comprende piazza XXI Aprile, via Archi, via della Pace e via Tunisi, fino a piazza Vittorio Emanuele. Altre segnalazioni arrivano da via Virgilio, via Ninni Cassarà, piazza Giangiacomo Ciaccio Montalto e dalla zona dell’autostazione.
Il possibile “punto zero” viene adesso cercato tra piazza XXI Aprile e il campo Coni. Restano, però, segnalazioni provenienti anche da altre parti della città.
Tranchida: «Due nuove autobotti, potenzieremo il servizio»
Il sindaco Giacomo Tranchida riconosce che la raccolta firme ha contribuito ad ampliare la mappatura. Secondo il primo cittadino, però, il nucleo principale della contaminazione rimane concentrato nell’area attorno a piazza XXI Aprile, via Tunisi e il campo Coni. I problemi riscontrati in altre zone, come via Regina Elena e via Garibaldi, sarebbero invece episodi isolati legati a impianti condominiali.
Sul fronte dell’approvvigionamento, la Protezione civile regionale ha messo a disposizione due autobotti, una grande e una più piccola. «Raddoppiamo il numero delle autobotti grazie a una ditta convenzionata», spiega Tranchida.
Rimane il problema degli autisti. Il Comune avrebbe a disposizione altri mezzi, ma non sempre il personale necessario per utilizzarli. Il sindaco valuta quindi di intervenire con un’ordinanza: «Contiamo nei prossimi giorni di potenziare ulteriormente il servizio, anche precettando gli autisti della Trapani Servizi».
Diverse ditte private, nonostante gli interpelli e le telefonate del Comune, non avrebbero offerto la propria disponibilità. Tranchida solleva inoltre un interrogativo sulla provenienza dell’acqua trasportata da alcuni operatori e auspica verifiche da parte delle forze dell’ordine.
Sul piano tecnico, il sindaco spiega che, su indicazione dell’Asp, è stata effettuata l’iperclorazione dell’acqua. «Continuiamo a fare il monitoraggio e le analisi e a restringere la mappatura delle zone a rischio», afferma. L’obiettivo è individuare il punto con la concentrazione batterica più alta e intervenire nel sottosuolo per trovare la perdita o il contatto con la rete fognaria.
Secondo Tranchida, in un mese e mezzo gli uffici avrebbero già individuato due contaminazioni in prossimità di condotte e collegamenti fognari privati. In alcuni casi sarebbero emersi possibili danni provocati da imprese impegnate negli scavi per la fibra ottica, l’Enel e altri sottoservizi.
I batteri calano, ma l’acqua resta fuori norma
L’ultima relazione comunale parla di circa 150 utenze interessate. In diversi punti i valori risultano inferiori rispetto ai campionamenti precedenti, ma la contaminazione non è stata ancora eliminata.
In via Passo Enea i coliformi sarebbero scesi da 990 a 40 e l’Escherichia coli da 1.030 a 18. In via Nausicaa l’E. coli è passato da 920 a 77. In via Riccardo Passeneto nord i coliformi sono diminuiti da 630 a 116 e l’E. coli da 650 a 400.
Il miglioramento, però, non è uniforme. In via Fabrizi sud l’Escherichia coli è passato da 240 a 260, mentre in via Fabrizi nord i coliformi sarebbero aumentati da 52 a 750. In via dei Mille sono stati rilevati 12 E. coli e 37 coliformi.
I batteri diminuiscono in diversi campioni, dunque, ma la presenza di Escherichia coli rende l’acqua ancora non conforme. Per l’acqua destinata al consumo umano quel valore deve essere pari a zero.
Le possibili cause
La relazione comunale indica tre possibili fattori: la vetustà della rete, l’erogazione a giorni alterni e i danni provocati dagli scavi per fibra ottica, Enel e altri sottoservizi.
Quando le condotte si svuotano, la diminuzione della pressione può favorire l’ingresso di liquidi presenti nel sottosuolo attraverso eventuali lesioni. Gli scavi in minitrincea, inoltre, avrebbero provocato ripetuti danneggiamenti sia alle tubazioni idriche sia a quelle fognarie.
Il Comune ha disposto il sezionamento della rete, l’isolamento delle prese contaminate, campionamenti straordinari e la superclorazione del serbatoio di San Giovannello.
Il comitato considera plausibile l’ipotesi dei danni provocati dagli scavi, ma chiede che l’amministrazione indichi per iscritto quale sia la causa accertata o ritenuta principale. Restano inoltre dubbi sulla possibilità che una sola origine spieghi episodi segnalati in zone distanti della città.
Un agosto tra ordinanze, paure e autobotti
All’inizio di agosto il Comune ha vietato in tutta Trapani l’impiego delle macchine a catenaria e a ruota dentata per gli scavi in minitrincea. Il provvedimento è stato motivato con il rischio che i danneggiamenti alle reti idriche e fognarie potessero provocare la commistione tra reflui e acqua potabile.
Nei giorni successivi, alle contaminazioni si sono aggiunte le difficoltà del servizio sostitutivo: richieste di autobotti rimaste in attesa, famiglie senza acqua e carenza di mezzi e autisti.
Il 10 agosto la Prefettura ha convocato un primo vertice. Il 26 agosto si è svolta una nuova riunione in Prefettura con Regione, Protezione civile, Asp, Ati, Genio civile, Vigili del fuoco, Aeronautica militare e forze dell’ordine. È stato disposto il rafforzamento dell’assistenza con altri uomini e mezzi.
Adesso ci sono nuove autobotti, più campionamenti e un possibile punto sul quale concentrare gli scavi. Ma l’origine della contaminazione non è stata ancora individuata definitivamente e diversi valori rimangono fuori norma.
Soprattutto, resta il cono d’ombra denunciato dal comitato: quello delle famiglie che non segnalano l’acqua contaminata perché non possono permettersi l’alternativa. «Oltre 1.150 cittadini hanno già scelto di firmare. È un segnale forte alla politica e alle istituzioni: questa situazione non può più essere ignorata. Ora servono risposte, controlli e soprattutto fatti concreti».
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