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25/08/2026 08:35:00

Furto degli Antonello a Messina, c'è un custode indagato

C'è un primo indagato nell'inchiesta sul clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina al Museo regionale “Maria Accascina”. È uno dei quattro custodi che erano in servizio la sera di Ferragosto, mentre i ladri entravano nel MuMe e portavano via i capolavori. 

 

Ma attenzione: l'iscrizione nel registro degli indagati, secondo quanto ricostruisce oggi Repubblica Palermo, non riguarda al momento una partecipazione al furto. L'ipotesi contestata è quella di false dichiarazioni al pubblico ministero.

 

È comunque una svolta importante nell'indagine coordinata dalla Procura di Messina, perché nasce proprio dalle molte zone d'ombra che da dieci giorni accompagnano la ricostruzione di quei pochi minuti: l'allarme che scatta e viene disattivato, nessun controllo immediato delle telecamere, nessun sopralluogo nelle sale e nessuna telefonata al 112 da parte del personale presente.

 

Da testimone a indagato

Il custode, insieme agli altri tre colleghi in servizio quella notte, era stato convocato a Palazzo di giustizia per essere ascoltato come persona informata sui fatti.

L'audizione era condotta dai sostituti procuratori Maria Di Mulo e Massimo Trifirò.

A un certo punto, però, il verbale sarebbe stato interrotto.

I magistrati avrebbero rilevato troppe contraddizioni rispetto alle dichiarazioni rese dagli altri dipendenti. Da quel momento la posizione dell'addetto è cambiata: da testimone a indagato per l'ipotesi di false dichiarazioni al pubblico ministero.

Il suo nome è stato quindi iscritto nel registro degli indagati.

Questo, è bene precisarlo, non significa che il custode sia accusato di avere partecipato al furto o di avere aiutato i ladri. Su eventuali complicità interne gli investigatori stanno ancora lavorando e le responsabilità devono essere accertate.

Ma l'inchiesta entra adesso in una fase nuova.

 

Le diverse versioni dei custodi sull'allarme

Il nodo principale resta quello che abbiamo raccontato sin dalle prime ore: cosa accadde quando scattò l'allarme?

Le versioni raccolte dagli investigatori non sarebbero perfettamente coincidenti.

Uno dei custodi avrebbe dichiarato di non essersi accorto dell'allarme proprio mentre i ladri stavano portando via le opere.

Un altro avrebbe invece raccontato di avere sentito la sirena e di avere disattivato il sistema pensando all'ennesimo “falso contatto”, perché episodi simili sarebbero già avvenuti in precedenza.

Il sistema sarebbe stato riattivato circa quattro minuti dopo.

È proprio questa sequenza ad avere attirato l'attenzione dei magistrati.

 

I ladri sapevano esattamente dove andare

Nel frattempo, la ricostruzione del percorso seguito dalla banda rende sempre più difficile considerare il colpo completamente improvvisato.

Secondo quanto emerge dall'inchiesta, i due uomini entrati materialmente nel museo indossavano abiti neri e caschi integrali.

Avrebbero prima allargato le sbarre della recinzione metallica nella parte posteriore dell'edificio, sul lato di viale dell'Annunziata, per poi dirigersi verso un ingresso secondario.

Erano circa le 20.47.

La porta sarebbe stata aperta utilizzando un comune piede di porco. E qui emerge un altro particolare significativo: quell'accesso laterale, secondo quanto riferito nell'articolo, non sarebbe stato protetto da un sistema d'allarme.

Da lì i ladri sono andati praticamente a colpo sicuro.

La Squadra mobile di Messina e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, coordinati dal procuratore Antonio D'Amato, stanno cercando di capire come conoscessero così bene percorso e obiettivi.

 

L'allarme scatta nella sala di Antonello

L'allarme sarebbe entrato in funzione quando i ladri hanno raggiunto la sala che custodiva le opere.

Le telecamere li avrebbero ripresi mentre staccavano le tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e poi utilizzavano il piede di porco per rompere la teca della preziosa Tavoletta bifronte.

Un'azione rapidissima.

Eppure, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dalla sala di controllo non sarebbe arrivata una risposta altrettanto rapida.

Ed è qui che si concentrano le anomalie.

 

Le quattro anomalie della notte di Ferragosto

La ricostruzione pubblicata da Repubblica Palermo individua quattro passaggi che dovranno essere chiariti.

Primo: l'allarme viene disattivato per circa quattro minuti perché ritenuto, secondo la versione fornita dagli addetti, un falso segnale.

Secondo: nessuno avrebbe controllato immediatamente le immagini delle telecamere. E sarebbe bastato guardare i monitor per vedere gli uomini vestiti di nero e con il casco integrale muoversi nel museo.

Terzo: dopo l'attivazione dell'allarme nessuno avrebbe effettuato un sopralluogo nella sala interessata dal sensore.

Quarto: nessuno dei custodi avrebbe chiamato il numero unico di emergenza.

Quattro anomalie che, sommate, spiegano perché la Procura stia ricostruendo con estrema attenzione dichiarazioni, orari e comportamenti del personale.

 

A chiamare la Polizia fu una cittadina

Il particolare resta uno dei più incredibili dell'intera storia.

Non fu il museo ad avvertire per primo la Polizia che qualcosa di grave era accaduto.

Fu una donna che transitava all'esterno.

Alle 21.02 arrivò infatti la telefonata al numero di emergenza di una cittadina che aveva trovato due tavole del Polittico appoggiate davanti alla recinzione del museo.

Solo a quel punto una volante intervenne e avvisò il personale del MuMe.

È la scena che continua a riassumere meglio di ogni altra il cortocircuito della notte di Ferragosto: un museo pieno di telecamere, sensori e custodi viene messo in allarme da una passante che trova due Antonello per strada.

 

La Procura cerca di capire se ci sia stata una “talpa”

L'iscrizione di un custode nel registro degli indagati rende inevitabilmente ancora più delicata la pista di un possibile aiuto dall'interno.

Ma, anche in questo caso, occorre distinguere i sospetti dagli elementi accertati.

Gli investigatori vogliono comprendere se la rapidità con cui i ladri si sono mossi sia semplicemente il risultato di sopralluoghi precedenti oppure se abbiano ricevuto informazioni da qualcuno che conosceva ingressi, percorsi, sistemi di sicurezza e abitudini del personale.

Le verifiche riguardano quindi anche rapporti, frequentazioni e contatti degli addetti presenti quella sera.

Non risulta, allo stato, che uno dei quattro custodi sia indagato per concorso nel furto.

La contestazione emersa finora riguarda le presunte false dichiarazioni rese al pubblico ministero.

 

Due dipendenti regionali e due lavoratori Asu

I quattro addetti presenti nella notte tra il 15 e il 16 agosto sono due dipendenti regionali e due lavoratori Asu.

Dopo il furto sono stati collocati in ferie forzate e la Regione ha già deciso che, al loro rientro, saranno trasferiti in altri siti dei Beni culturali.

Anche questo provvedimento ha natura amministrativa e non costituisce un'affermazione di responsabilità.

Parallelamente è atteso il procedimento disciplinare, che per eventuali violazioni più gravi potrebbe arrivare fino al licenziamento.

 

E adesso le contraddizioni diventano parte dell'inchiesta

Fin dall'inizio il furto degli Antonello ha avuto due indagini parallele.

La prima riguarda naturalmente chi è entrato nel museo e dove siano finite le quattro opere ancora mancanti.

La seconda riguarda quello che è successo dentro il MuMe mentre il furto avveniva.

 

Ed è forse la più imbarazzante.

Perché ormai sappiamo che i ladri non hanno neutralizzato un sofisticatissimo sistema di sicurezza.

 

L'allarme ha suonato. Le telecamere hanno registrato. Nel museo c'erano quattro custodi.

E tuttavia nessuno avrebbe guardato tempestivamente le immagini, nessuno sarebbe andato subito nella sala, nessuno avrebbe telefonato al 112.

Adesso c'è anche un custode indagato perché, secondo la Procura, alcune delle risposte date ai magistrati non tornerebbero con quelle dei colleghi.

È il primo nome nel registro degli indagati di questa vicenda.

 

Ma soprattutto è un'altra domanda che si aggiunge alle molte già aperte su quei pochi minuti di Ferragosto nei quali, mentre tutto il sistema di sicurezza apparentemente funzionava, gli Antonello uscivano dal museo.



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