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24/08/2026 06:00:00

Difterite, stretta sui vaccini dopo la morte di Anna Rosa: controlli nelle scuole e niente più prenotazioni-lampo

La morte di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni deceduta a Palermo dopo avere contratto la difterite, sta producendo conseguenze che vanno ormai molto oltre l'inchiesta sulla tragedia.

I genitori sono indagati per omicidio colposo, la Procura per i minorenni sta valutando la loro responsabilità nei confronti degli altri quattro figli, nelle scuole della zona nord di Palermo sono partiti controlli sui bambini non vaccinati e l'Asp vuole chiudere quella che negli anni sarebbe diventata una piccola falla del sistema: prenotare il vaccino, presentare a scuola il certificato della prenotazione e poi non presentarsi all'appuntamento.

Intanto il cuginetto di Anna Rosa, anche lui di quattro anni, è risultato positivo alla difterite. È vaccinato e sta migliorando.

E mercoledì sarà l'autopsia a dover dare le prime risposte definitive sulla morte della bambina.

 

La stretta dell'Asp: basta prenotazioni usate come lasciapassare

 

È una delle principali novità di queste ore.

L'Asp di Palermo vuole modificare il sistema utilizzato per recuperare i bambini non in regola con le vaccinazioni. L'obiettivo è evitare che il semplice certificato di prenotazione diventi, di fatto, un documento utilizzabile per rimandare di mese in mese la vaccinazione.

Il meccanismo emerso dalle verifiche è semplice.

Una famiglia riceve la richiesta di regolarizzare la posizione vaccinale del figlio, prenota un appuntamento, ottiene il documento da presentare alla scuola e poi non si presenta al centro. Successivamente può arrivare una nuova prenotazione.

Una specie di gioco dell'oca burocratico, soltanto che in mezzo ci sono la salute dei bambini e malattie che pensavamo di avere relegato ai libri di storia.

L'Asp sta quindi lavorando per eliminare la prenotazione come passaggio intermedio: chi deve recuperare una vaccinazione dovrebbe presentarsi direttamente ai centri vaccinali.

 

Controlli incrociati nelle scuole

 

Parallelamente sono partite le verifiche richieste dalla Procura per i minorenni di Palermo, guidata da Claudia Caramanna.

L'attenzione è concentrata inizialmente sulle scuole dell'infanzia ed elementari della zona nord della città, compreso il quartiere Zen, dove viveva Anna Rosa.

L'obiettivo è confrontare gli elenchi degli alunni con l'anagrafe vaccinale e verificare quanti bambini risultino effettivamente in regola, quanti debbano completare i richiami e soprattutto come le scuole abbiano gestito negli anni eventuali certificazioni di prenotazione.

Secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta minorile, la pediatra che seguiva Anna Rosa avrebbe raccontato ai magistrati di incontrare forti difficoltà nel convincere alcune famiglie dello Zen a vaccinare i bambini.

Nel quartiere sarebbe ancora diffusa la vecchia e falsa convinzione che le vaccinazioni possano provocare l'autismo.

Una teoria smentita da decenni di studi scientifici ma evidentemente ancora capace, in alcune comunità, di incidere sulle scelte delle famiglie.

 

 

 

Anna Rosa aveva lasciato la scuola a dicembre

 

C'è anche un passaggio della storia della bambina che oggi assume particolare importanza.

Anna Rosa aveva frequentato la scuola dell'infanzia Leonardo Sciascia dello Zen, ma secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa palermitana avrebbe smesso di frequentarla nel dicembre scorso proprio perché la famiglia non aveva presentato la documentazione richiesta per regolarizzare la posizione vaccinale.

La vicenda è ora all'attenzione della Procura per i minorenni, che vuole verificare anche le procedure seguite dall'istituto e gli eventuali documenti presentati dalla famiglia nei mesi precedenti.

Questo elemento serve anche a chiarire un punto spesso confuso nel dibattito di questi giorni.

Per nidi e scuole dell'infanzia, quindi nella fascia 0-6 anni, la regolarità rispetto agli obblighi vaccinali è requisito per l'accesso. Dalla scuola primaria in avanti, invece, il bambino può continuare a frequentare: interviene l'Asp per il recupero delle vaccinazioni e per i genitori sono previste sanzioni amministrative.

La stretta annunciata in Sicilia riguarda dunque soprattutto i controlli e l'effettività della certificazione, non una modifica della normativa nazionale.

 

Anche la Regione prepara nuove regole

 

Sul tema si sta muovendo anche la Regione Siciliana.

Dopo la morte della bambina è allo studio una direttiva per rendere più rigidi i controlli e rafforzare lo scambio di informazioni tra scuole, famiglie e servizi sanitari.

L'idea è quella di evitare che tra un documento, una prenotazione rinviata e un controllo mancato possa trascorrere un intero anno scolastico senza che un bambino completi le vaccinazioni previste.

Le autorità sanitarie stanno inoltre valutando modelli adottati in altre regioni per rendere più immediata la verifica della copertura vaccinale.

Perché il problema, a giudicare dai dati siciliani, non riguarda soltanto qualche famiglia dello Zen.

Come Tp24 ha raccontato nei giorni scorsi, la Sicilia è ultima in Italia per numerose vaccinazioni pediatriche e il divario diventa particolarmente pesante quando si passa ai richiami dei bambini di 5-6 anni.

 

 

I genitori restano indagati

 

Sul fronte giudiziario resta aperta l'inchiesta della Procura ordinaria.

I genitori di Anna Rosa sono indagati per omicidio colposo. L'ipotesi che dovrà essere verificata è se la scelta di non sottoporre la figlia alle vaccinazioni obbligatorie abbia avuto un rapporto diretto con la sua morte.

L'iscrizione consente alla coppia di partecipare attraverso i propri consulenti agli accertamenti irripetibili, a partire dall'autopsia.

In parallelo la Procura per i minorenni ha aperto un procedimento civile per valutare la situazione degli altri quattro figli della coppia.

Non è stata presa alcuna decisione sulla responsabilità genitoriale. Il fascicolo serve proprio a verificare se siano necessari provvedimenti a tutela degli altri bambini e, in ultima istanza, sarà il Tribunale per i minorenni a decidere.

 

Mercoledì l'autopsia

 

Un appuntamento decisivo sarà quello di mercoledì 26 agosto, quando all'Istituto di Medicina legale del Policlinico di Palermo sarà effettuata l'autopsia sul corpo di Anna Rosa.

Gli investigatori hanno già acquisito cartelle cliniche e documentazione sanitaria.

L'esame dovrà chiarire non soltanto gli effetti della difterite sull'organismo della bambina, ma anche la successione temporale degli eventi.

E qui entra in gioco l'altro grande tema dell'inchiesta.

La madre sostiene pubblicamente che le condizioni della figlia siano state sottovalutate dai medici e che la bambina sia stata portata più volte al pronto soccorso.

Secondo le ricostruzioni emerse finora, Anna Rosa sarebbe stata portata una prima volta all'ospedale Cervello il 13 agosto, su indicazione della pediatra, e sarebbe stata dimessa dopo alcune ore con una diagnosi di tonsillite. Due giorni dopo, con il peggioramento delle condizioni, sarebbe tornata in ospedale.

Fu allora che il quadro clinico fece nascere il sospetto di una patologia più grave e, dopo ulteriori accertamenti, quello della difterite.

Anche questa parte della vicenda dovrà essere verificata.

Perché la mancata vaccinazione e l'eventuale correttezza delle cure sono due questioni diverse. Una non cancella l'altra.

 

 

Il cuginetto è positivo, ma sta meglio

 

Intanto è arrivata la conferma di un secondo caso all'interno della cerchia familiare.

Il cuginetto di Anna Rosa, quattro anni, ricoverato all'Ospedale dei Bambini, è risultato positivo alla difterite.

Il piccolo aveva avuto febbre, mal di gola e placche, sintomi simili a quelli inizialmente manifestati dalla cugina.

Ma aveva effettuato il primo ciclo di vaccinazioni.

Ed è una differenza sostanziale.

Secondo il direttore sanitario dell'Arnas Civico, Domenico Cipolla, nel sangue del bambino sono state rilevate immunoglobuline antidifteriche a un livello considerato protettivo. Il piccolo rimane in isolamento e sotto osservazione, ma le sue condizioni stanno migliorando e la malattia si è manifestata in maniera molto più lieve.

 

 

Si continua a cercare l'origine del contagio

 

L'Asp prosegue anche l'indagine epidemiologica.

Familiari e contatti stretti di Anna Rosa vengono sottoposti a tamponi e, quando necessario, a profilassi antibiotica. Gli operatori stanno cercando di ricostruire tutti gli incontri avuti dalla bambina nelle settimane precedenti alla malattia.

Più che la ricerca spettacolare di un “paziente zero”, l'obiettivo è capire come il batterio abbia circolato e se esistano altri portatori.

Al momento non ci sono elementi per parlare di epidemia.

Ma un caso mortale e un secondo bambino positivo bastano per spiegare perché l'attenzione sia così alta.

 

E adesso tutti corrono a vaccinarsi

 

Il paradosso finale è quello già visto nelle prime ore dopo la morte della bambina.

Allo Zen e in altri quartieri di Palermo sono aumentate improvvisamente le famiglie che si presentano ai centri vaccinali. In alcuni ambulatori le scorte dell'esavalente sono state messe sotto pressione e si è reso necessario accelerare i rifornimenti.

Per anni una parte delle famiglie ha rimandato, evitato o apertamente rifiutato quelle vaccinazioni.

Poi è morta una bambina di quattro anni.

E nel giro di pochi giorni sono arrivati file ai centri vaccinali, indagini penali, controlli nelle scuole, nuove direttive dell'Asp e della Regione.

È questa, forse, la parte più amara della storia di Anna Rosa: per ricordarci perché certe malattie erano quasi scomparse, abbiamo dovuto aspettare che una di quelle malattie tornasse a uccidere.



Native | 11/08/2026
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