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24/08/2026 06:00:00

Castelvetrano, l’olio questa volta arriva. I soldi no: 532 mila euro e due assegni scoperti

Terza puntata dell’inchiesta sul crac dell’azienda olearia di Claudio Genco a Castelvetrano.  Dopo i documenti sul milione e 400 mila euro versato per forniture che, secondo l’accusa, non sarebbero state eseguite, emergono le carte di un altro procedimento penale. Questa volta la storia si rovescia: l’olio viene comprato e consegnato, ma due assegni per oltre mezzo milione risultano privi di provvista. E nei mesi successivi ricompaiono alcune delle stesse operazioni patrimoniali già finite sotto la lente della Procura. Genco è stato rinviato a giudizio.

 

***

 

Nella seconda puntata della nostra inchiesta avevamo raccontato una storia nella quale i soldi arrivavano e l’olio, secondo la Procura, che indaga, no.

Adesso accade quasi il contrario.

L’olio arriva. Sono i soldi a non arrivare.

E siamo sempre nell’estate del 2023. Sempre a Castelvetrano. Sempre attorno all’attività imprenditoriale di Claudio Genco.

La società  coinvolta è Olive di Sicilia srl e la sua legale rappresentante Daniela La Rosa. E' parte offesa in un altro procedimento penale, distinto da quello relativo al sequestro per bancarotta.

E le date, ancora una volta, sono la parte più interessante della storia.

 

2 agosto 2023: un acquisto da 532 mila euro

 

Secondo l’imputazione formulata dalla Procura di Marsala, il 2 agosto 2023 Claudio Genco acquista da Olive di Sicilia un quantitativo di olio per complessivi 532.655,76 euro.

Nell’atto di costituzione di parte civile si parla di 150 mila chili di olio.

Per pagare la fornitura vengono consegnati due assegni.

Il primo è da 267.983,04 euro.

Il secondo da 264.672,72 euro.

Totale: esattamente 532.655,76 euro.

Gli assegni hanno scadenze successive: il primo a settembre, il secondo a ottobre.

Quando vengono presentati all’incasso, però, secondo gli atti risultano entrambi privi di provvista.

È su questa vicenda che Genco è stato rinviato a giudizio per insolvenza fraudolenta. L’accusa sostiene che avrebbe dissimulato il proprio stato di insolvenza contraendo l’obbligazione con il proposito di non adempierla.

È un’accusa, naturalmente. Sarà il processo a stabilire se questa ricostruzione sia fondata.

 

Ma ventisei giorni dopo succede un’altra cosa

 

La data dell’acquisto è il 2 agosto.

Ventisei giorni dopo, il 28 agosto 2023, Genco vende alla madre Mariangela Ferracane alcuni immobili a Castelvetrano.

È la stessa operazione che abbiamo già incontrato nella prima puntata della nostra inchiesta.

Il prezzo dichiarato è di 128 mila euro e, secondo gli atti già esaminati nell’altra indagine, non vi sarebbe stato un effettivo passaggio di denaro: il corrispettivo sarebbe stato compensato con un credito che la madre sosteneva di vantare nei confronti del figlio.

Quella compravendita è stata poi dichiarata simulata in sede civile e gli immobili sono rientrati nella massa della liquidazione giudiziale.

Ma nella nuova vicenda la cronologia acquista un significato particolare.

Quando Genco vende gli immobili alla madre, infatti, i due assegni consegnati a Olive di Sicilia non sono ancora arrivati alla loro scadenza.

L’olio era stato acquistato.

Gli assegni erano stati consegnati.

Ma il primo non sarebbe stato presentato all’incasso che alcune settimane dopo.

È questo uno dei passaggi sui quali insiste la parte civile.

 

I due assegni tornano indietro

 

Le carte allegate alla costituzione di parte civile comprendono anche le copie bancarie dei due titoli.

Il primo assegno, da 267.983,04 euro, viene presentato e risulta insoluto.

La stessa sorte tocca al secondo, da 264.672,72 euro.

A quel punto Olive di Sicilia passa alle vie giudiziarie.

Il 26 novembre 2023 il Tribunale di Marsala emette il decreto ingiuntivo numero 594/2023, ordinando il pagamento di 585.921,33 euro, somma comprensiva degli importi richiesti, interessi e spese.

Il decreto viene dichiarato provvisoriamente esecutivo.

Ma anche qui la storia non finisce con un decreto del giudice.

Perché pochi giorni dopo il patrimonio comincia nuovamente a muoversi.

 

11 dicembre: tornano Le Contrade e Servizi Agricoli Siciliani

 

Ed è qui che questa terza puntata si incrocia con la prima.

L’11 dicembre 2023, poche settimane dopo il decreto ingiuntivo, vengono stipulati due atti societari che conosciamo già.

Genco cede la propria partecipazione del 27,23% della Le Contrade Società Agricola srl alla Servizi Agricoli Siciliani.

Prezzo dichiarato: 574.600 euro.

Nello stesso giorno cede a Giuseppe Della Polla anche la propria partecipazione nella Servizi Agricoli Siciliani.

Sono proprio le operazioni che, in un diverso procedimento, il Gip ha successivamente esaminato nell’ambito dell’indagine per bancarotta fraudolenta.

Nella vicenda Olive di Sicilia, però, quelle cessioni assumono anche un’altra rilevanza processuale.

La Procura contesta infatti a Genco anche il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, sostenendo che, dopo l’emissione del decreto ingiuntivo, avrebbe compiuto atti simulati o fraudolenti sui propri beni per sottrarsi all’adempimento.

Ancora una volta: siamo davanti all’imputazione, non a una sentenza.

Ma la sovrapposizione delle date è evidente.

 

Due vicende diverse, la stessa estate

 

Ed è probabilmente questo il dato giornalisticamente più rilevante.

Le due inchieste non sono la stessa cosa.

Nel procedimento che abbiamo raccontato nelle prime puntate c’è la vicenda di Olio di Sicilia e di Gianluca Tranchida: anticipi milionari per forniture che, secondo l’accusa, non sarebbero state completate.

Qui invece c’è Olive di Sicilia, altra società, con Daniela La Rosa come legale rappresentante.

Sono soggetti diversi.

Ma le due storie si svolgono praticamente nello stesso periodo.

Mentre nel primo caso Genco avrebbe ricevuto ingenti anticipi per olio che non sarebbe stato consegnato, nel secondo acquista olio da un’altra azienda e lo paga con due assegni che, secondo gli atti, risultano scoperti.

Una vicenda da 1,4 milioni di euro da una parte.

Un’altra da 532 mila euro dall’altra.

E tutto accade nel 2023, pochi mesi prima del collasso dell’impresa.

 

La fiducia conquistata prima dell’affare

 

La costituzione di parte civile contiene anche la ricostruzione di come sarebbe nato il rapporto commerciale.

È la versione della società danneggiata e, come tale, va letta.

Olive di Sicilia sostiene che Genco si sarebbe presentato come un imprenditore economicamente affidabile e avrebbe fatto leva anche sulla propria appartenenza a una famiglia conosciuta nel territorio.

Negli atti vengono richiamati la madre, farmacista a Castelvetrano, e il suocero, imprenditore di Santa Ninfa.

Secondo la parte civile, queste rassicurazioni avrebbero contribuito a creare quel rapporto di fiducia necessario per concludere un’operazione commerciale di oltre mezzo milione di euro.

La tesi accusatoria è che, mentre acquistava l’olio e consegnava gli assegni, Genco avrebbe invece nascosto una situazione economica già compromessa.

Proprio questo elemento costituisce il cuore dell’accusa di insolvenza fraudolenta.

 

Poi arriva la liquidazione giudiziale

 

Il passaggio successivo lo conosciamo.

Il 4 aprile 2024 il Tribunale di Marsala apre la liquidazione giudiziale della ditta di Claudio Genco.

Olive di Sicilia si insinua al passivo.

La documentazione allegata agli atti indica un credito ammesso per 636.526,41 euro, comprensivo delle somme dovute e degli accessori maturati.

E qui il danno, secondo la società, non si sarebbe fermato alle fatture non pagate.

La commercialista Dina La Varvera, in una relazione prodotta dalla parte civile, sostiene che il mancato incasso avrebbe provocato pesanti conseguenze sulla liquidità di Olive di Sicilia: rinegoziazione dei debiti, difficoltà nell’accesso al credito, vendita sottocosto di prodotti e rinvio di investimenti programmati.

La società sostiene inoltre di avere avuto problemi anche con un investimento legato alla Zes, per il quale era stata presentata un’istanza relativa a un credito d’imposta di circa 786 mila euro.

Sono valutazioni e quantificazioni prodotte dalla parte civile, non accertamenti già fatti propri dal Tribunale.

 

Una richiesta di danni da almeno un milione

 

Olive di Sicilia si è costituita parte civile nel processo.

Oltre al danno diretto collegato alle somme non incassate, chiede il risarcimento di ulteriori danni economici che quantifica in una cifra non inferiore a un milione di euro.

Anche qui bisogna essere precisi: non significa che il Tribunale abbia riconosciuto un danno da un milione.

È la richiesta avanzata dalla società.

La quantificazione definitiva, se vi sarà una condanna, spetterà al giudice.

 

Il rinvio a giudizio

 

La denuncia di Olive di Sicilia ha dato origine a un procedimento autonomo davanti alla Procura di Marsala.

Il 3 dicembre 2025, al termine dell’udienza preliminare, il Gup Riccardo Alcamo ha disposto il rinvio a giudizio di Claudio Genco.

Le imputazioni indicate nel decreto sono tre:

insolvenza fraudolenta, per l’acquisto dell’olio da 532.655 euro;

mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, in relazione agli atti patrimoniali compiuti dopo il decreto ingiuntivo;

e autoriciclaggio, con l’accusa di avere successivamente impiegato nelle proprie attività imprenditoriali il denaro proveniente dai reati contestati.

Il processo è stato fissato davanti al Tribunale collegiale di Marsala e, secondo quanto riferisce a Tp24 l’avvocato Celestino Cardinale, legale di parte civile, è attualmente in corso.

Genco è difeso dall’avvocato Alberto Sbacchi.

 

Il punto, adesso, è la cronologia

 

Questa terza puntata aggiunge quindi un altro tassello alla storia.

Non perché dimostri automaticamente che le diverse vicende costituiscano un unico disegno. Questo sarà eventualmente materia per i magistrati e per i processi.

Ma perché mette sullo stesso calendario fatti che fino a oggi abbiamo letto separatamente.

2 agosto 2023: l’acquisto dell’olio da Olive di Sicilia per oltre 532 mila euro.

28 agosto: la vendita degli immobili alla madre.

Settembre e ottobre: i due assegni risultano insoluti.

26 novembre: arriva il decreto ingiuntivo.

11 dicembre: vengono cedute le partecipazioni societarie.

Pochi mesi dopo, il 4 aprile 2024, arriva la liquidazione giudiziale.

Ed è proprio guardando le date, più ancora delle cifre, che questa storia diventa interessante.

Perché mentre un creditore aspettava che gli assegni venissero pagati, un altro aspettava l’olio. E intanto, secondo le diverse contestazioni oggi finite davanti ai giudici, quote, immobili e crediti cambiavano rapidamente collocazione.

Tre storie diverse.

Ma tutte concentrate nello stesso, densissimo, 2023.

 

***

Claudio Genco è stato rinviato a giudizio, ma non è stato condannato. Le circostanze descritte costituiscono le contestazioni formulate dalla Procura e le allegazioni della parte civile e dovranno essere verificate nel processo. Per l’imputato vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.



Native | 11/08/2026
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