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20/08/2026 06:00:00

L'estate allo Stagnone di Marsala, tra chioschi, musica e barche: una Riserva sempre più senza regole

C’è un’immagine che più di altre racconta l’estate 2026 allo Stagnone di Marsala: quella di una grande discoteca a cielo aperto dentro una Riserva naturale.

Non è una provocazione. Basta osservare quello che accade in queste serate estive e seguire i programmi pubblicizzati sui social dalle numerose attività presenti lungo la laguna. Musica dal vivo, aperitivi, dj set, eventi che cominciano al tramonto e proseguono fino a tarda notte.

Il problema non è una singola serata, né il singolo chiosco. Il punto è la somma delle attività, la loro concentrazione in un'area fragile e il fatto che, anno dopo anno, quello che sembrava un'eccezione sia diventato una consuetudine.

 

Le "discoteche" si sono trasferite allo Stagnone

Un tempo Marsala aveva le sue discoteche estive. C'erano l'Anteus, la Villa del Sole e altri luoghi deputati alla musica e all'intrattenimento notturno.

Oggi quei locali non ci sono più e la loro funzione è stata trasferita allo Stagnone.

I chioschi sono diventati sempre più spesso luoghi di aggregazione serale e, in determinate occasioni, veri e propri locali per l'intrattenimento musicale. Basta scorrere le pagine Facebook e i profili social delle attività per rendersi conto della quantità di appuntamenti organizzati durante l'estate.

A luglio, all'inizio di agosto, nei giorni di Ferragosto e anche nelle settimane successive, il calendario delle serate musicali è particolarmente fitto. Non significa che tutti i chioschi organizzino contemporaneamente eventi di questo tipo, ma il risultato complessivo è che quasi ogni sera, in qualche punto della laguna, la musica diventa protagonista. E quando sono diversi locali, distanti poche centinaia di metri l'uno dall'altro, a proporre musica contemporaneamente, la questione non riguarda più soltanto il singolo esercizio. Riguarda il modello di fruizione dell'intera area.

Una Riserva Naturale non è un lungomare qualsiasi...

È questa la questione che da anni Tp24 pone attraverso i suoi articoli, gli approfondimenti, ma anche le segnalazioni e lettere dei cittadini.

Lo Stagnone non è un normale tratto di costa dove si può concentrare progressivamente qualsiasi tipo di attività, aumentando presenze, eventi, traffico e servizi senza interrogarsi sugli effetti complessivi.

È una Riserva naturale orientata, un'area di particolare pregio ambientale inserita nella rete Natura 2000. La sua tutela dovrebbe dunque essere il criterio attraverso il quale organizzare la presenza umana, turistica e commerciale, non un elemento secondario.

La domanda è semplice: quanto è compatibile con la tutela di una laguna naturale la trasformazione progressiva dell'area in un distretto dell'intrattenimento serale?

Perché non ci sono soltanto le casse acustiche.

Ci sono le luci, il traffico, le centinaia di automobili che arrivano nelle serate più affollate, i parcheggi ricavati in aree che un tempo erano caratterizzate da vigneti e campagna, il via vai continuo e, spesso, anche fuochi d'artificio segnalati dai cittadini. Il tema è capire quali attività siano compatibili con una Riserva, con quali autorizzazioni, entro quali limiti e soprattutto con quali controlli.

 

La proliferazione dei chioschi e il problema degli spazi

La questione dell'intrattenimento si inserisce in una trasformazione più ampia.

Negli ultimi anni la presenza dei chioschi è aumentata sensibilmente. Emblematico è il tratto compreso tra Fior di Sale e La Lupa, dove in poche centinaia di metri sono sorte diverse nuove attività.

Il fenomeno è stato già raccontato da Tp24 e sollevato più volte dai cittadini.

A ogni nuova attività corrispondono però anche nuove esigenze: parcheggi, accessi, illuminazione, servizi, viabilità, gestione dei rifiuti e spazi per i clienti.

E così, accanto ai chioschi, sono comparsi ampi spazi utilizzati come parcheggi, spesso su terreni che hanno progressivamente cambiato funzione.

Il rischio è quello di una trasformazione irreversibile del paesaggio: un pezzo alla volta, attività dopo attività, parcheggio dopo parcheggio.

Non si tratta di essere contro il turismo o contro le imprese.

Al contrario. Lo Stagnone è diventato negli ultimi anni uno dei luoghi più conosciuti e frequentati della Sicilia occidentale. Ma proprio questo dovrebbe imporre una domanda: qual è il limite oltre il quale la valorizzazione turistica diventa antropizzazione e consumo del territorio?

Motoscafi e gommoni: la laguna come fosse un porto

Poi c'è il capitolo della navigazione.

Anche su questo fronte le segnalazioni sono ormai numerose.

Negli anni scorsi le operazioni contro i cosiddetti “corpi morti” e gli ormeggi abusivi avevano riportato l'attenzione sulla necessità di regolamentare la presenza delle imbarcazioni nella laguna.

Eppure oggi, soprattutto durante la stagione estiva, lo scenario è quello di una presenza sempre più consistente di barche a motore e gommoni, anche di dimensioni importanti e con motorizzazioni rilevanti.

Anche i questo caso è necessario capire chi controlla, è consentito navigare, quali autorizzazioni sono necessarie e quante violazioni siano state accertate?

Una laguna caratterizzata da bassi fondali e da un ecosistema delicato non può essere trattata come un porto turistico aperto a qualsiasi tipo di navigazione.

 

Le reti calate a pochi metri dalla riva

Ancora più delicato è il capitolo della pesca.

Sono arrivate anche segnalazioni relative a persone che avrebbero calato reti a pochissima distanza dalla riva, in zone frequentate dai bagnanti.

È un comportamento che, oltre alla questione ambientale, pone un problema immediato di sicurezza.

«Le reti sono state calate a 20 metri dalla riva. E se un bambino resta incastrato? Può annegare?», è stata una delle testimonianze raccontate a Tp24.

Il punto, anche in questo caso, è verificare e far rispettare le regole.

Se in determinate zone e con determinate modalità la pesca con le reti è vietata, non può diventare una questione di tolleranza o di abitudine. E se una rete viene posizionata vicino a una zona frequentata dai bagnanti, il problema diventa anche quello di prevenire un incidente prima che accada.

 

La pista ciclabile che non è più soltanto una pista ciclabile

C'è infine un altro elemento che restituisce bene la sensazione di una zona nella quale le regole sembrano diventare elastiche: la pista ciclabile e ciclopedonale che costeggia lo Stagnone.

Negli ultimi mesi sono state segnalate più volte bici elettriche utilizzate in maniera impropria, scooter e microcar, fino ad arrivare alle automobili che in alcuni punti utilizzerebbero la pista come una sorta di corsia di transito o, addirittura, di sorpasso.

Un'infrastruttura nata per consentire una fruizione lenta e sicura del paesaggio rischia così di trasformarsi in uno spazio promiscuo, dove biciclette, pedoni e mezzi a motore finiscono per condividere lo stesso percorso.

Anche qui la domanda è sempre la stessa: chi controlla?

 

Una Riserva piena di visitatori, ma senza controlli

Ed è probabilmente questo il punto centrale di tutta la vicenda.

Lo Stagnone è diventato una delle grandi attrazioni turistiche di Marsala. Il kite surf, i tramonti, le saline, le isole, la laguna e l'offerta gastronomica hanno portato negli anni un numero crescente di visitatori.

Ma se aumentano le presenze, devono aumentare anche controlli, regole chiare e capacità di gestione.

Altrimenti si crea una situazione paradossale: più una zona diventa frequentata e più aumenta il rischio che proprio il suo successo ne comprometta le caratteristiche.

Una Riserva naturale non può essere governata soltanto attraverso i divieti scritti sui regolamenti.

Servono controlli sul campo. Servono pattugliamenti. Servono sanzioni quando vengono accertate violazioni.

Serve soprattutto una strategia condivisa tra Comune, ente gestore, Regione e autorità competenti.

Perché altrimenti la Riserva resta senza un vero presidio complessivo.

 

Valorizzare non significa occupare ogni spazio disponibile.

Significa stabilire un equilibrio.

Significa decidere quanti eventi musicali siano compatibili con una determinata zona, quali siano gli orari, quali i limiti acustici, dove possano arrivare le automobili, dove possano essere realizzati i parcheggi. E soprattutto significa controllare che quelle regole non restino sulla carta.

 

Lo Stagnone che vogliamo tra dieci anni

La domanda, alla fine, è una sola: che Stagnone vogliamo tra dieci anni?

Uno spazio naturale nel quale il turismo viene organizzato in maniera sostenibile oppure una lunga sequenza di chioschi, parcheggi, eventi, musica, natanti e attività commerciali?

Perché il processo non è iniziato quest'estate.

Questa estate lo ha semplicemente reso ancora più evidente.

Anno dopo anno la presenza umana è aumentata. Sono aumentati i chioschi, gli eventi, le automobili, le imbarcazioni e le attività. E insieme a tutto questo sono aumentate le richieste dei cittadini che chiedono semplicemente che le regole vengano fatte rispettare.

Non è una richiesta contro il turismo.

È, semmai, una richiesta per un turismo che possa durare.

Ma prima di tutto lo Stagnone deve continuare a essere quello per cui è stato istituito: una Riserva naturale.

Se ogni estate aggiungiamo qualcosa e nessuno stabilisce mai dove sia il limite, il rischio è che un giorno ci si accorga che quel limite è stato superato da tempo.

E allora non sarà più una questione di stabilire se allo Stagnone ci sia troppa musica, troppi chioschi o troppi motoscafi.

Sarà la domanda più difficile: come abbiamo fatto a trasformare una Riserva naturale in una grande discoteca a cielo aperto senza che nessuno se ne accorgesse?



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