Marsala, il delfino morto trascinato sull’asfalto con una corda. È davvero questa la procedura?
Ieri il delfino morto sulla spiaggia. Oggi il delfino trascinato per strada, legato con una corda a un autocarro. La rimozione della carcassa segnalata sul litorale sud di Marsala, tra il Delfino e lo Sbocco, ha avuto un epilogo che ha lasciato increduli diversi residenti.
Il corpo dell’animale, già in avanzato stato di decomposizione, è stato trascinato direttamente sull’asfalto, passando tra le abitazioni. Una modalità documentata in un video girato da una residente e che pone una domanda piuttosto semplice: è davvero questa la procedura prevista per rimuovere una carcassa?
La risposta, almeno guardando le norme che disciplinano recupero e trasporto di carcasse e rifiuti, è: no, il trascinamento sull'asfalto non risulta essere una modalità prevista di trasporto. E, anzi, le prescrizioni vanno generalmente nella direzione opposta: impedire dispersione di liquidi, sgocciolamenti e problemi igienico-sanitari.
La protesta: "Sangue e odori tra le case"
A denunciare quanto accaduto è una donna che abita nella zona e che ha pubblicato il video.
«Sono profondamente indignata per il modo orribile che gli organi preposti hanno utilizzato per il recupero e il trasporto del povero delfino spiaggiato nel tratto di mare tra lo Sbocco e il Lido Delfino», scrive.
E continua: «L'animale, ormai in putrefazione, è stato trascinato sull'asfalto, passando tra le case e lasciando odori nauseabondi ed evidenti tracce di sangue sulla strada, tra gli sguardi allibiti di molti cittadini».
Insomma, la spiaggia è stata finalmente liberata dalla carcassa. Ma il problema, almeno per qualche tratto, sembra essere stato semplicemente trasferito dalla sabbia alla strada.
Cosa prevede la normativa
Qui occorre fare una distinzione.
Il Regolamento europeo 1069/2009 sui sottoprodotti di origine animale non si applica automaticamente a tutti gli animali selvatici morti: sono esclusi dal suo campo di applicazione i corpi degli animali selvatici che non siano sospettati di essere affetti da malattie trasmissibili all'uomo o agli animali.
Se, invece, esiste un sospetto sanitario tale da far rientrare la carcassa nella disciplina dei sottoprodotti di origine animale, le regole diventano molto precise. Il Regolamento Ue 142/2011 stabilisce che questi materiali devono essere raccolti e trasportati in imballaggi sigillati oppure in contenitori o veicoli coperti e a tenuta stagna.
C'è poi l'altra possibile disciplina, quella dei rifiuti. Anche in questo caso il principio è tutt'altro che misterioso. Le prescrizioni nazionali per i veicoli che trasportano rifiuti stabiliscono che durante il trasporto devono essere impediti la dispersione, lo sgocciolamento e la fuoriuscita di esalazioni moleste. È un principio ribadito ancora nel luglio 2026 dall'Albo nazionale gestori ambientali.
E per un delfino spiaggiato?
Esistono anche specifiche indicazioni tecniche sulla gestione delle carcasse dei cetacei. Una linea guida elaborata nell'ambito di un progetto europeo sullo smaltimento delle carcasse in mare ricorda che, quando un cetaceo morto si trova già sulla spiaggia e deve essere rimosso via terra, occorre operare secondo la normativa nazionale garantendo la sicurezza pubblica e prevenendo possibili rischi sanitari, coinvolgendo le autorità veterinarie competenti prima dello spostamento.
Le procedure adottate in altre regioni italiane per cetacei e tartarughe marine prevedono inoltre il recupero, il trasporto verso strutture idonee o lo smaltimento immediato e, elemento non secondario, la bonifica dell'area interessata.
Naturalmente queste ultime procedure regionali non valgono automaticamente in Sicilia, ma danno bene il senso di come dovrebbe essere affrontato un intervento del genere: tutela sanitaria, mezzi idonei, contenimento della carcassa e pulizia dei luoghi.
Trascinarlo sull'asfalto? Non è una "procedura"
Dunque bisogna evitare conclusioni giuridiche affrettate: per stabilire se nel caso di Marsala sia stata commessa una specifica violazione occorrerebbe sapere chi ha eseguito materialmente il recupero, su disposizione di quale ente, con quale classificazione della carcassa e quale destinazione finale.
Una cosa, però, si può dire.
Non risulta alcuna norma che indichi il trascinamento a terra, legando una carcassa in decomposizione a un autocarro e facendola passare sull'asfalto, come normale modalità di trasporto. Al contrario, le norme applicabili a seconda della classificazione della carcassa insistono proprio sulla necessità di evitare perdite, sgocciolamenti e dispersioni.
Ed è questo il punto sul quale adesso sarebbe utile un chiarimento da parte degli enti coinvolti.
Chi ha disposto la rimozione? Chi l'ha effettuata? Perché non è stato utilizzato un sistema che consentisse di caricare direttamente la carcassa su un mezzo o dentro un contenitore idoneo? E soprattutto: la strada sulla quale il delfino è stato trascinato è stata poi lavata e sanificata?
Ieri il problema era il delfino morto sulla spiaggia, sotto il sole d'agosto. Oggi, dopo la rimozione, le domande sono diventate persino di più.
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