San Vito Lo Capo. Inchiesta per duplice omicidio colposo, verifiche su gas, manutenzione e sicurezza
Articoli Correlati:
Ferragosto, a San Vito Lo Capo, quest’anno non ha il rumore della festa ma quello delle domande. Domande pesanti, drammatiche, inevitabili. Perché sono morti Davide Anselmo, operaio di 45 anni, e Francesco Bulgarella, soccorritore del 118 intervenuto per salvarlo? C’erano gas tossici nella vasca del depuratore? Sono state rispettate tutte le procedure di sicurezza? E ancora: quella del 13 agosto è una sola tragedia con una causa comune, oppure due fatalità diverse consumate nello stesso inferno?
Il giorno dopo, mentre il paese si è fermato per lutto e gli eventi di Ferragosto sono stati annullati, l’attenzione si sposta tutta sull’inchiesta aperta dalla Procura di Trapani, sugli accertamenti del nucleo NBCR dei vigili del fuoco e sulle verifiche tecniche e medico-legali che dovranno ricostruire, minuto per minuto, quanto accaduto nell’impianto di depurazione della Tonnara del Secco.
L’inchiesta della Procura: fascicolo per duplice omicidio colposo sul lavoro
La Procura di Trapani ha aperto un fascicolo che, secondo quanto emerge, sarebbe per duplice omicidio colposo sul lavoro.
Le indagini sono condotte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto Stefano Luciani e dal pm Umberto Nappi, che ieri si sono recati anche sul posto.
L’obiettivo è capire:
- la dinamica esatta dell’incidente;
- se vi fossero sostanze tossiche o esalazioni nella vasca;
- quali condizioni ambientali fossero presenti nell’impianto;
- quali procedure siano state adottate;
- quali dispositivi di protezione fossero disponibili e utilizzati;
- se vi siano eventuali responsabilità legate alla gestione e alla manutenzione dell’impianto.
Il punto decisivo, per ora, è che non ci sono ancora risposte definitive. E le prime ore dopo la tragedia, come spesso accade, hanno prodotto ricostruzioni parziali, voci e ipotesi che adesso dovranno essere vagliate una per una.
Cosa è successo al depuratore di Tonnara del Secco
Secondo la ricostruzione emersa fin qui, Davide Anselmo, operaio della società che si occupa della gestione e manutenzione dell’impianto, era sceso nella vasca del depuratore per una verifica.
L’impianto, secondo gli elementi raccolti, era fermo. Nella cisterna sarebbero passati i reflui e al suo interno ci sarebbero state solo poche dita d’acqua.
A lanciare l’allarme sarebbe stato un secondo operaio presente sul posto. Anselmo si sarebbe sentito male improvvisamente, accasciandosi.
Sono quindi intervenuti i vigili del fuoco, che hanno recuperato l’operaio e lo hanno riportato in superficie.
A quel punto sono cominciate le manovre di rianimazione del personale sanitario del 118. Durante questi tentativi di soccorso, anche Francesco Bulgarella si è sentito male ed è morto.
Una scena terribile, che ha lasciato sotto choc soccorritori, familiari e l’intera comunità.
Due morti, ma forse non per la stessa causa
Ed è qui che l’inchiesta si fa più complessa.
Perché, allo stato attuale, l’ipotesi che le due vittime siano morte per la stessa causa non è affatto scontata.
Per Davide Anselmo si indaga sulla possibile presenza di gas o esalazioni tossiche nella vasca del depuratore. Saranno i rilievi tecnici del nucleo NBCR e l’autopsia a chiarire se il decesso sia stato provocato da sostanze presenti nell’impianto oppure da un malore indipendente.
Per Francesco Bulgarella, invece, i primi elementi emersi nelle ore precedenti avevano già fatto registrare una prudenza diversa. Le esalazioni non sarebbero state riscontrate nel punto in cui il soccorritore ha tentato di rianimare Anselmo.
Ecco perché, accanto all’ipotesi di una causa comune, prende corpo anche quella di due tragiche fatalità distinte: una legata a quanto accaduto dentro la vasca, l’altra a un malore improvviso sopraggiunto durante il tentativo di soccorso, in condizioni di grande stress fisico e con temperature molto elevate.
Sono ipotesi, non verità accertate. A parlare dovranno essere i referti autoptici.

I rilievi del nucleo NBCR: la risposta sui gas attesa dagli accertamenti
Un passaggio fondamentale riguarda il lavoro del nucleo NBCR dei vigili del fuoco, specializzato negli interventi in presenza di sostanze nucleari, biologiche, chimiche e radiologiche.
Le verifiche dovranno stabilire se all’interno della vasca fossero presenti gas tossici, in quali quantità e se tali sostanze possano aver avuto un ruolo diretto nella morte di Anselmo.
L’esito di questi rilievi è centrale, perché da lì passa la distinzione tra:
- incidente mortale causato da un ambiente contaminato;
- malore indipendente;
- concorso di più fattori.
A questo si aggiungono gli accertamenti dello Spresal, che dovrà verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un depuratore già finito sotto inchiesta
Sul caso pesa anche la storia stessa dell’impianto.
Il depuratore di San Vito Lo Capo non è nuovo alle attenzioni della magistratura. Dieci anni fa era già stato sequestrato dalla Procura, con accertamenti eseguiti dalla Capitaneria, perché i reflui finivano in mare. Secondo quanto emerge, l’impianto avrebbe funzionato a lungo senza collaudo definitivo.
La gestione della manutenzione sarebbe affidata alla Sige, società di San Sebastiano al Vesuvio.
Nel tempo, secondo quanto ricostruito, Arpa avrebbe più volte segnalato anomalie nel sistema di depurazione.
È un elemento che rende l’inchiesta ancora più delicata. Perché qui non si indaga soltanto sul singolo incidente, ma anche sul contesto: come funzionava quell’impianto, in che condizioni era, e con quali garanzie di sicurezza si lavorava al suo interno.
San Vito nel giorno del lutto: niente Ferragosto, il paese si ferma
Nel frattempo, San Vito Lo Capo si è fermata.
Il sindaco Francesco La Sala ha annullato gli eventi di Ferragosto e disposto il lutto cittadino in occasione dei funerali.
Una decisione inevitabile, dopo una tragedia che ha colpito al cuore una delle località simbolo dell’estate siciliana.
Al posto della festa, restano il silenzio, il dolore delle famiglie e una comunità che si interroga su quanto accaduto.
La Sicilia e la lunga scia di morti negli ambienti confinati
La tragedia di San Vito Lo Capo riapre una ferita che in Sicilia non si è mai davvero chiusa.
Tra San Vito Lo Capo, Casteldaccia e Mineo, in sedici anni, il bilancio delle morti legate a inalazioni, vasche, reti fognarie e ambienti confinati arriva a 12 vittime.
Il riferimento più immediato è a Casteldaccia, dove nel maggio di due anni fa morirono cinque operai durante lavori di spurgo in una stazione di sollevamento dell’Amap.
Un disastro che aveva già acceso i riflettori sui rischi degli ambienti confinati e sulle procedure di sicurezza spesso disattese.
Adesso San Vito Lo Capo riporta tutto drammaticamente in primo piano.
La Cgil: «Dopo Casteldaccia non abbiamo imparato nulla»
Durissimo il commento di Piero Ceraulo, segretario generale della Fillea Cgil Palermo.
«Dopo Casteldaccia non abbiamo imparato nulla», afferma, ricordando la strage di due anni fa.
«Ancora una volta gli operai vengono mandati allo sbaraglio».
Una frase che fotografa l’accusa di fondo di una parte del mondo sindacale: la sensazione che, nonostante tragedie recenti e clamorose, la prevenzione continui a non essere trattata come una priorità assoluta.
I sindacati: “Servono accertamenti, controlli e più sicurezza”
La richiesta di chiarezza arriva da tutto il fronte sindacale.
UIL FP, CISL, CGIL e CSA Cisal chiedono verifiche puntuali sulle cause dell’incidente, sul rispetto delle norme, sulla formazione e sull’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza.
Per la Cgil di Trapani, “zero morti sul lavoro” non può restare uno slogan, ma deve diventare un impegno concreto per:
- istituzioni,
- stazioni appaltanti,
- imprese,
- enti gestori.
Anche la Ugl, con il segretario generale Paolo Capone, chiede di rafforzare:
- i controlli sugli impianti,
- la formazione dei lavoratori,
- le procedure di intervento.
L’obiettivo, dice Capone, deve essere quello di evitare che lavoratori e soccorritori siano esposti a rischi prevedibili ed evitabili.
Gli infermieri siciliani: “Chi soccorre deve poter lavorare in sicurezza”
Sulla tragedia è intervenuto anche Antonino Amato, presidente degli Ordini delle professioni infermieristiche della Sicilia.
«Siamo profondamente colpiti dalla tragedia avvenuta a San Vito Lo Capo, dove hanno perso la vita Davide Anselmo, operaio, e Francesco Bulgarella, soccorritore del 118, morto mentre stava tentando di salvare la vita al lavoratore», ha dichiarato.
Amato mette l’accento su un punto decisivo: la sicurezza di chi interviene nei soccorsi.
«Chi arriva per prestare soccorso deve poter contare su condizioni ambientali sicure, sulla corretta valutazione dei rischi e sui dispositivi e sulle procedure necessarie per affrontare anche situazioni potenzialmente pericolose».
È uno dei passaggi più importanti di tutta questa vicenda. Perché Francesco Bulgarella non è morto durante un’attività ordinaria, ma mentre stava facendo quello che ogni operatore del 118 fa: cercare di salvare una vita.
Gli Ordini degli infermieri hanno espresso vicinanza anche ai colleghi del 118 che hanno vissuto direttamente la tragedia.
Esalazioni o malori? Il punto vero è che oggi restano troppi interrogativi
In queste ore si confrontano due ipotesi.
La prima: Anselmo è morto per esalazioni tossiche presenti nella vasca del depuratore, mentre Bulgarella sarebbe stato colpito da un malore durante il soccorso.
La seconda: entrambi i decessi potrebbero essere ricondotti a circostanze ancora da chiarire, ma comunque non necessariamente alla stessa origine.
Il nodo è tutto qui. E per scioglierlo non bastano le impressioni raccolte sul posto, né le ricostruzioni emotive delle prime ore.
Servono:
- rilievi tecnici;
- esami tossicologici;
- autopsie;
- verifiche sulla sicurezza;
- analisi sulla manutenzione dell’impianto;
- ricostruzione dettagliata dei protocolli seguiti.
Un impianto “maledetto” e una lezione che la Sicilia continua a non imparare
C’è poi un aspetto che inquieta più di tutti: la sensazione che questa tragedia non arrivi dal nulla.
Un impianto già al centro di inchieste. Un depuratore con una storia problematica. Una Sicilia che conosce benissimo i rischi delle vasche, delle fogne, degli spurghi, degli spazi confinati. Eppure, ancora una volta, due morti.
Il punto non è solo stabilire se vi siano colpe penali. Quello lo farà la magistratura.
Il punto, più largo e più amaro, è capire se Davide Anselmo e Francesco Bulgarella siano finiti dentro un sistema che continua a scoprire il valore della sicurezza solo quando ormai è troppo tardi.
Adesso servono risposte, non formule
La formula “morti bianche” ha un difetto: sbianca tutto. Attenua. Addolcisce. Rende quasi astratto ciò che astratto non è.
Qui ci sono invece due nomi e due storie: Davide Anselmo, operaio di 45 anni, e Francesco Bulgarella, soccorritore del 118 morto nel tentativo di aiutarlo.
Adesso la Procura dovrà stabilire come sono morti, perché sono morti e se potevano essere salvati.
E la politica, i gestori, gli enti di controllo, le imprese e le istituzioni dovranno porsi una domanda ancora più scomoda: dopo Casteldaccia, dopo Mineo, dopo San Vito Lo Capo, quanto altro sangue serve perché la sicurezza smetta di essere un comunicato e diventi finalmente una pratica quotidiana?
Agosto risuona a Selinunte
Un Roy Paci inedito in chiave jazz, Alan Sorrenti intramontabile, gli omaggi ai Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, le note caraibiche e i riff energetici. Il mese di agosto è da segnare in calendario perché ogni...
Terremoto in Indonesia: almeno 20 morti, scatta l'allerta tsunami
Violento terremoto al largo di Flores, nell’Indonesia orientale. Le autorità ordinano l’evacuazione delle aree costiere e invitano la popolazione a raggiungere zone più alte e lontane dal mare.È di almeno 20 morti,...
Dal 2 agosto nuove regole sull'AI: il marketing delle PMI siciliane...
Chatbot che rispondono ai clienti, post generati in pochi secondi, immagini e video creati con un prompt: negli ultimi due anni l'intelligenza artificiale è entrata nel marketing di moltissime piccole e medie imprese,...
Trapani, uomo trovato morto a Villa Pepoli. La villa chiusa per gli accertamenti
Un uomo è stato trovato senza vita nel pomeriggio di oggi, 14 agosto, all'interno di Villa Pepoli, a Trapani. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Trapani e del Nucleo Investigativo. L'area è stata...
Sezioni
