La Sicilia scopre, ancora una volta, di avere un sistema aeroportuale soprattutto quando uno dei suoi aeroporti si ferma. E quando a fermarsi è Catania, il più importante scalo dell’Isola, Palermo e Trapani diventano improvvisamente indispensabili.
L’Etna continua a eruttare, Fontanarossa resta bloccato e, nella settimana di Ferragosto, migliaia di passeggeri vengono riprogrammati, dirottati, caricati sui pullman e trasferiti da una parte all’altra della Sicilia.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi fotografia la dimensione dell’emergenza: circa 700 voli saltati a Catania, tra cancellazioni e riprogrammazioni, 378 movimenti gestiti in una sola giornata a Palermo, 85 dei quali provenienti dall’emergenza catanese, e quasi 100 voli aggiuntivi arrivati in appena tre giorni al Vincenzo Florio di Trapani-Birgi.
E l’emergenza non è finita.
Catania resta chiusa fino alle 2 del 14 agosto
L’ultimo aggiornamento dell’aeroporto di Catania è arrivato alle 21:30 del 12 agosto.
A causa dell’attività eruttiva dell’Etna è stata estesa la chiusura del settore di spazio aereo B3, con la sospensione di arrivi e partenze fino alle ore 2 della notte tra il 13 e il 14 agosto.
Ai passeggeri viene chiesto di non raggiungere Fontanarossa senza avere prima verificato con la propria compagnia aerea lo stato del volo.
È l’ennesimo prolungamento di una crisi che dura ormai da giorni e che arriva nel momento peggiore possibile: quello del grande esodo di Ferragosto.
L’Etna, del resto, ha una caratteristica poco compatibile con gli orari aeroportuali: erutta quando vuole lui.
Birgi, oltre 100 voli e più di 15 mila passeggeri in tre giorni
In questa emergenza il Vincenzo Florio di Trapani-Birgi si è trasformato in una delle principali valvole di sfogo di Fontanarossa.
In circa tre giorni sono stati gestiti quasi cento voli legati all’emergenza e circa 15 mila passeggeri, diretti in realtà nella Sicilia orientale.
Il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, descrive a Tp24 uno scalo sottoposto a uno sforzo eccezionale ma, almeno fino a questo momento, capace di assorbire l’aumento del traffico. «Devo dire che stiamo affrontando al meglio l’emergenza Catania. Siamo ormai abituati e rispondiamo molto bene. Soprattutto stiamo affrontando i disagi dei passeggeri, che, in rapporto al numero delle persone che stanno transitando ogni giorno da Birgi, sono estremamente contenuti».
Un lavoro che richiede un coordinamento continuo. "C’è un coordinamento regionale e locale costante".
Ombra: “Lavoriamo venti ore al giorno”
La giornata di oggi, giovedì 13 agosto, sarà un altro banco di prova. Ombra ci dice che sono una ventina i voli originariamente destinati a Catania che arriveranno ancora a Trapani. Alcuni collegamenti sono stati direttamente riprogrammati sul Vincenzo Florio: è il caso, tra gli altri, del Bologna-Catania. A Birgi stanno arrivando anche voli da Malta, Monaco e da diverse destinazioni europee. «Il Vincenzo Florio lavora attualmente venti ore al giorno. Per l’enorme sforzo che stanno facendo non posso che ringraziare tutto il mio personale e le forze dell’ordine: Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza».
E dietro i numeri dei voli ci sono, naturalmente, i passeggeri.
Per chi aveva acquistato un biglietto per Catania, infatti, atterrare a Trapani significa trovarsi a quasi 300 chilometri dalla propria destinazione finale.
Ombra non nasconde il problema: «È innegabile che ci sia il disagio del passeggero che deve arrivare a Catania. Cerchiamo di assisterlo al meglio, con i bar aperti, i bagni in ordine e tutti i servizi possibili». È questo l’altro lato dell’emergenza. Far atterrare un aereo è soltanto il primo pezzo del problema. Poi ci sono bagagli, controlli, assistenza, trasporti e centinaia di persone da portare dall’altra parte dell’Isola.
Palermo: 378 voli e le code dentro il terminal
Se Birgi è sotto pressione, Palermo è sottoposta a un vero stress test.
Il Falcone-Borsellino ha comunicato di avere affrontato in una sola giornata l’“onda d’urto” di 378 voli, dei quali 85 legati alla chiusura di Catania. Una quantità di traffico che ha inevitabilmente prodotto rallentamenti nelle operazioni a terra, nei controlli e nella gestione dei bagagli.
Le immagini circolate nelle ultime ore mostrano lunghe code all’interno dell’aerostazione e passeggeri in attesa.
Lo scalo palermitano rivendica però di avere retto una situazione eccezionale: centinaia di movimenti aggiuntivi e migliaia di passeggeri gestiti nel pieno della stagione estiva.
In sostanza, la posizione di Gesap è chiara: i disagi ci sono, ma senza l’enorme lavoro compiuto dallo scalo sarebbero stati ben peggiori.
La Vardera: “Situazione fuori controllo”
Di tutt’altro avviso il deputato regionale Ismaele La Vardera, che ha pubblicato sui social le immagini delle code.
«Aeroporto di Palermo, situazione fuori controllo», ha scritto, parlando di «gente in piedi da ore, posti a sedere ridotti, code infinite per fare i controlli».
La Vardera pone una domanda che va oltre l’emergenza di queste ore: «La Sicilia può davvero aspirare ad essere a trazione turistica facendo scappare chi arriva qui?».
E ancora: «Davvero la politica e le istituzioni tutte non possono immaginare un piano alternativo?».
Il deputato rilancia anche il progetto di un aeroporto nell’Agrigentino, sostenendo che l’attuale crisi dimostri la necessità di aumentare la capacità complessiva del sistema aeroportuale siciliano.
Schifani: “Stiamo facendo il massimo”. Bus e treni straordinari
Il presidente della Regione Renato Schifani difende invece la risposta messa in campo.
La Regione parla di una situazione che coinvolge decine di migliaia di viaggiatori e circa 700 voli saltati a Fontanarossa, tra cancellazioni e riprogrammazioni.
Sono stati potenziati i collegamenti terrestri tra gli aeroporti e le principali città siciliane. Tra le misure attivate ci sono sei treni speciali sull’asse Palermo-Messina-Catania, fino a 20 corse giornaliere di autobus Palermo-Catania in ciascuna direzione, collegamenti rafforzati con Comiso, Siracusa, Agrigento e 24 corse giornaliere complessive sulla Trapani-Palermo.
Negli aeroporti sono stati inoltre schierati volontari della Protezione civile, circa trenta per turno, per distribuire acqua e fornire informazioni ai viaggiatori.
Schifani sottolinea che la Regione non gestisce il traffico aereo e ricorda che l’assistenza ai passeggeri resta una responsabilità delle compagnie.
Collegamenti straordinari per ridurre i disagi
Di fronte all’emergenza provocata dalla chiusura dell’aeroporto di Catania per la presenza di cenere vulcanica, la Regione Siciliana ha attivato un piano straordinario per garantire la mobilità dei passeggeri dirottati o rimasti a terra. Il presidente Renato Schifani ha sottolineato che l’intervento dell’amministrazione regionale, pur non riguardando la gestione del traffico aereo né le responsabilità delle compagnie per l’assistenza ai viaggiatori, punta a ridurre i disagi attraverso il potenziamento dei collegamenti terrestri e il supporto negli scali. Sul fronte ferroviario sono stati aggiunti sei treni speciali sulla tratta Palermo-Messina-Catania, mentre i passeggeri in possesso di un biglietto aereo con destinazione Catania, dirottati su Palermo, possono utilizzare gratuitamente anche i treni ordinari in partenza dal capoluogo siciliano mostrando il titolo di viaggio. Rafforzato anche il trasporto su gomma: sulla tratta Palermo-Catania, con fermata all’aeroporto, le corse sono state portate a 20 giornaliere per direzione; sulla Catania-Comiso sono salite a 12 per senso di marcia; la Palermo-Siracusa è stata portata a 10 corse al giorno, mentre la Trapani-Palermo arriva a 24 collegamenti complessivi. Anche le linee Palermo-Agrigento garantiscono 24 corse giornaliere nei due sensi, con fermata a Punta Raisi. A questi servizi si aggiungono bus a chiamata messi a disposizione dagli operatori aeroportuali di Comiso, Palermo e Trapani. Negli scali è inoltre operativa la Protezione civile regionale, con circa 30 volontari per turno, impegnati nei gazebo allestiti per distribuire gratuitamente acqua e fornire ai passeggeri informazioni sui collegamenti disponibili. “Stiamo responsabilmente facendo il massimo per alleviare i disagi dei viaggiatori”, ha dichiarato Schifani, evidenziando come l’obiettivo sia quello di garantire, in una situazione che coinvolge decine di migliaia di persone e circa 700 voli cancellati o riprogrammati, una rete alternativa di collegamenti capace di mantenere il più possibile la mobilità da e verso la Sicilia.
Musumeci: “Fuori posto non è il vulcano, è l’aeroporto”
Nel mezzo dell’emergenza è arrivata una dichiarazione destinata a far discutere.
Il ministro della Protezione civile ed ex presidente della Regione Nello Musumeci sostiene che quanto sta accadendo riproponga un problema conosciuto da decenni.
«Ad essere fuori posto non è il vulcano, ma l’aeroporto», afferma Musumeci.
Il ministro ricorda che già nel 1999, quando guidava la Provincia di Catania, aveva evidenziato la vulnerabilità di Fontanarossa rispetto alle eruzioni dell’Etna e che nel Piano territoriale provinciale era stata inserita l’ipotesi di una delocalizzazione dello scalo.
Una posizione netta: secondo Musumeci il problema non può essere affrontato continuando a considerare la cenere vulcanica come un accidente imprevedibile.
Campo: “L’Etna era lì anche dieci e cinquant’anni fa”
Ed è proprio sull’argomento della prevedibilità che interviene la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Campo.
La sua risposta è altrettanto netta.«Il problema è che l’Etna era lì anche ieri, dieci anni fa e cinquanta anni fa. Ed è proprio per questo che ciò che sta accadendo non può essere liquidato come un’imprevedibile calamità naturale».
Campo attacca la Regione sulla mancata programmazione e mette al centro soprattutto Comiso, aeroporto che torna strategico ogni volta che Catania entra in crisi e che, finita l’emergenza, torna rapidamente ai margini del dibattito. «Ogni volta che l’Etna erutta Catania entra in difficoltà, migliaia di passeggeri vengono travolti dal caos. In questo contesto la politica scopre sempre all’ultimo minuto che a meno di cento chilometri esiste l’aeroporto di Comiso. Passata l’emergenza, Comiso torna nel dimenticatoio». Comiso, nelle ultime giornate, è stato a sua volta interessato temporaneamente dalla cenere vulcanica, complicando ulteriormente il sistema delle deviazioni.
Barbagallo (PD): "Nessun piano per gestire l'emergenza"
Sulla gestione dell’emergenza interviene anche Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, che punta il dito contro Sac e Regione Siciliana. Secondo Barbagallo, la chiusura dello scalo catanese per l’eruzione dell’Etna avrebbe evidenziato l’assenza di un piano efficace per assistere e trasferire i passeggeri verso gli altri aeroporti dell’Isola. Il parlamentare denuncia disagi pesanti nelle aerostazioni, con passeggeri costretti a trascorrere la notte in aeroporto e, a suo dire, senza adeguata assistenza, e parla anche di «speculazioni incontrollate» sui collegamenti via terra. Barbagallo contesta in particolare la gestione dello scalo di Comiso, sostenendo che la struttura non sarebbe stata adeguatamente preparata a gestire un improvviso aumento del traffico. Da qui la richiesta di un sistema di collegamenti coordinato tra gli aeroporti siciliani e le accuse alla Regione per la presunta lentezza nell’attivazione delle misure di emergenza. Il deputato ha annunciato una nuova interrogazione al Governo, tornando a chiedere chiarimenti anche sulla gestione del consiglio di amministrazione della Sac.
Il vero problema è cosa succede dopo l’atterraggio
L’emergenza di questi giorni mette in evidenza un punto che rischia di perdersi nella guerra delle dichiarazioni. Palermo, Trapani e Comiso stanno dimostrando di poter assorbire una parte significativa del traffico di Catania. Ma un sistema aeroportuale non è composto soltanto dalle piste. Servono personale, handling, controlli di sicurezza, aree per i passeggeri, gestione dei bagagli e soprattutto collegamenti terrestri rapidi. Un passeggero diretto a Catania che viene fatto atterrare a Trapani non ha risolto il proprio problema. Ha semplicemente completato la prima metà di un viaggio molto più complicato. Ed è qui che il sistema siciliano mostra ancora i suoi limiti.
Birgi dimostra ancora una volta a cosa serve davvero
Per Trapani questa emergenza contiene anche una lezione.
Per anni il "Vincenzo Florio" è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso il numero dei passeggeri, i rapporti con Ryanair, le rotte estive e i contributi pubblici.
Ma un aeroporto ha anche una funzione strategica.
In questi giorni Birgi sta lavorando venti ore al giorno, accoglie aerei che avrebbero dovuto atterrare dall’altra parte dell’Isola, gestisce migliaia di passeggeri aggiuntivi e alleggerisce Palermo mentre Catania è ferma.
È la dimostrazione concreta che, nel sistema aeroportuale siciliano, Trapani non è un aeroporto “in più”. È un aeroporto che serve.
E quando l’Etna decide di ricordarlo a tutti, lo fa nel modo meno comodo possibile: alla vigilia di Ferragosto, con migliaia di valigie in fila davanti ai nastri.