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13/08/2026 06:00:00

Stagnone di Marsala: Riserva naturale o discoteca all'aperto?

C’è una domanda che torna, ancora una volta, quando si parla dello Stagnone di Marsala: è ancora una riserva naturale o è diventato un grande locale all’aperto?

A porla, questa volta, è una lettrice di Tp24 che ci ha scritto dopo avere trascorso diverse serate nella zona di Birgi. La sua è una testimonianza molto dettagliata, che si aggiunge alle tante segnalazioni arrivate negli ultimi anni e alle denunce che questo giornale ha pubblicato sulla progressiva trasformazione della Riserva naturale orientata delle Isole dello Stagnone.

«Sono molto amareggiata e delusa per il disastro che succede ormai ogni sera nella splendida zona dello Stagnone, soprattutto verso Birgi», scrive la lettrice. Racconta di frequentare spesso la zona, ospite di amici, e di avere l’abitudine di fare dopo cena lunghe passeggiate in bicicletta sul lungomare.

Quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli per godersi lo Stagnone, però, secondo il suo racconto si trasforma in tutt’altro.

 

«Una bolgia infernale»

 

Il primo problema riguarda la pista ciclabile. La lettrice segnala la presenza di ragazzi che la percorrono con gli scooter. Ma è soprattutto il rumore proveniente dai chioschi a rendere, a suo dire, alcune serate insopportabili.

«Ormai la musica dal vivo nei chioschi, che sarebbe più giusto chiamarli "disco pub", comincia già dal lunedì», scrive. Nel fine settimana la situazione peggiorerebbe ulteriormente: più attività, distanti poche centinaia di metri l’una dall’altra, proporrebbero contemporaneamente musica ad alto volume.

Il risultato, racconta, è una sovrapposizione continua di suoni che arriva fino alle abitazioni della zona.

«Ci sono sere in cui sono a cena a casa dei miei amici ed è praticamente impossibile anche solo parlarsi intorno al tavolo: dobbiamo urlare per sentirci, talmente alto è il frastuono che arriva».

La segnalazione non si ferma alla musica dal vivo. Secondo la lettrice, in alcune serate, terminati concerti e spettacoli, comincerebbero veri e propri dj set che andrebbero avanti fino a notte inoltrata.

«Arrivano dj che trasformano il chiosco in una discoteca all’aperto, con gente che balla e casse a palla anche fino alle 3, a volte fino alle 4 di mattina».

Sono affermazioni che, naturalmente, richiedono controlli e verifiche puntuali da parte delle autorità competenti. Ed è proprio questo il punto: chi controlla lo Stagnone nelle ore notturne?

 

Il problema dei controlli

 

La lettrice sostiene che i livelli sonori non vengano adeguatamente controllati e pone il tema del rispetto delle prescrizioni acustiche da parte delle attività presenti nell'area. È un aspetto sul quale sarebbe necessario conoscere dati, autorizzazioni, eventuali rilevazioni fonometriche e controlli effettuati durante questa stagione estiva.

Perché lo Stagnone non è un lungomare qualsiasi.

È una Riserva naturale orientata, un ecosistema costiero e lagunare di enorme valore, inserito anche nella rete europea Natura 2000. La presenza di attività economiche e turistiche non può quindi essere considerata separatamente dalla necessità di proteggere habitat, avifauna e biodiversità.

Ed è questo il grande equivoco che accompagna da anni il dibattito sullo Stagnone: confondere la valorizzazione con lo sfruttamento.

Valorizzare una riserva significa renderla conoscibile e fruibile senza comprometterne gli equilibri. Significa stabilire cosa si può fare, dove, quando e con quali limiti. Significa soprattutto controllare che quei limiti vengano rispettati.

Se invece ogni estate la quantità di musica, traffico, eventi, attività e presenze aumenta senza che cresca parallelamente la capacità di controllo, il problema non riguarda più il singolo chiosco. Diventa un problema di governo complessivo della Riserva.

 

«Anche i fuochi d'artificio»

 

Nella lettera c’è un'altra segnalazione che merita attenzione. La lettrice riferisce di avere assistito anche a fuochi d’artificio a poca distanza dalla riva.

«Verrebbe da chiedersi se siamo in una riserva naturale o in un parco divertimenti», scrive.

Anche in questo caso sarebbe opportuno sapere se gli episodi segnalati siano stati autorizzati, dove siano avvenuti e quali verifiche siano state effettuate.

Perché il punto non può essere soltanto il disturbo provocato ai residenti. C'è anche la questione dell'impatto che rumore, illuminazione, traffico e attività notturne possono avere sulla fauna di un ambiente protetto.

 

Una Riserva piena di competenze e povera di responsabilità

 

Ed eccoci al problema che Tp24 pone da tempo.

Lo Stagnone è uno dei luoghi più preziosi della Sicilia occidentale, ma quando bisogna stabilire chi debba realmente difenderlo comincia il consueto rimpallo delle competenze.

L'ente gestore è il Libero Consorzio Comunale di Trapani. Ci sono poi il Comune di Marsala, la Regione Siciliana, gli organismi preposti ai controlli ambientali e le forze dell'ordine, ciascuno per le proprie competenze.

Il risultato percepito da chi vive e frequenta la zona, però, è spesso quello descritto dalla nostra lettrice: le regole esistono, ma la presenza dello Stato e degli enti pubblici sembra rarefarsi proprio quando servirebbe maggiormente.

La lettera arriva, peraltro, a pochi mesi dalla visita dell'assessore regionale al Territorio e Ambiente Giusi Savarino allo Stagnone. In quell'occasione erano state pronunciate molte parole sulla «tutela ambientale», sulla «conservazione della biodiversità», sulla «fruizione consapevole e sostenibile» e sul «turismo responsabile».

Parole condivisibili. Ma lo Stagnone non ha più bisogno soltanto di dichiarazioni.

Ha bisogno di sapere quanti controlli vengono effettuati, quante violazioni sono state accertate, quali attività sono autorizzate alla diffusione musicale, quali prescrizioni devono rispettare, chi misura i livelli acustici e cosa succede quando le regole vengono violate.

E servirebbe soprattutto una strategia che stabilisca quale Stagnone vogliamo tra dieci o vent'anni.

Perché il successo turistico degli ultimi anni è evidente. Kite, tramonti, saline, aperitivi, ristorazione ed eventi hanno trasformato questa parte di Marsala in una delle destinazioni più frequentate della provincia. Ma proprio questo successo rende ancora più urgente fissare dei limiti.

Una riserva naturale non può essere trattata come uno spazio infinito.

 

La domanda resta sempre la stessa

 

La nostra lettrice conclude la sua lettera con amarezza: «Marsala è una città molto bella e merita molto di più di questa vergogna». Poi cita la celebre espressione: «Ci sarà pure un giudice a Berlino».

Prima ancora di arrivare ai giudici, però, dovrebbero esserci le istituzioni.

E allora Tp24 gira pubblicamente alcune domande al Libero Consorzio Comunale di Trapani e al Comune di Marsala: quanti controlli sono stati effettuati quest'estate nella zona dello Stagnone? Quali verifiche vengono compiute nelle ore notturne? Esiste un monitoraggio dell'inquinamento acustico prodotto dalle attività? Sono state elevate sanzioni? Quali sono le prescrizioni imposte ai locali che organizzano musica dal vivo e dj set? E chi verifica concretamente che vengano rispettate?

Sono domande semplici.

Perché prima di organizzare altri eventi, richiamare altri visitatori e celebrare ancora una volta lo Stagnone come gioiello del turismo siciliano, bisognerebbe ricordarsi di una cosa elementare.

Lo Stagnone non è nato per fare turismo. Non è nato per fare aperitivi. Non è nato per ospitare concerti. È una riserva naturale.

Tutto il resto può esserci, ma soltanto se compatibile con questa priorità.

Altrimenti continueremo a chiamarla Riserva mentre, sera dopo sera, la trasformiamo in qualcos'altro.