La Catena torna a vivere: memoria, cultura e cittadinanza attiva nel cuore di Salemi
C’è un luogo, nel cuore antico di Salemi, che per decenni è rimasto sospeso tra la memoria e l’oblio.
È l’antica Chiesa di Maria Santissima della Catena, un edificio che racchiude secoli di storia religiosa e civile e che oggi, grazie a una preziosa sinergia tra la Parrocchia Chiesa Madre San Nicola di Bari e il Circolo “Peppino Impastato”, sembra finalmente avviarsi verso una nuova stagione.
Non è ancora la restituzione dell’antico edificio al pieno splendore architettonico, ma è certamente un primo, significativo passo: la bonifica dell’area, la rimozione della vegetazione che per anni ne aveva soffocato gli spazi e la volontà di trasformare un luogo dimenticato in un nuovo presidio di cultura, socialità e identità.
È una piccola rivoluzione dal forte valore simbolico, perché dimostra che anche un bene apparentemente condannato all’abbandono può tornare a essere parte viva della comunità.
A ricordare la complessa vicenda storica della chiesa è lo storico salemitano Paolo Cammarata.
“Questa chiesa fu il luogo di culto degli ebrei di Salemi fino al 1492”, ricorda, spiegando come, “dopo l’espulsione degli ebrei dalla Sicilia, l’edificio venne acquisito dalla comunità cristiana, previo pagamento al capo della comunità ebraica Yona de Jona, e trasformato in chiesa cattolica con il titolo di Madonna della Catena.
La chiesa fu conosciuta anche come Chiesa del Purgatorio, essendo sede dell’importante Confraternita del Purgatorio, fondata nel 1590. Nel 1609 venne elevata al rango di parrocchia, prerogativa che conservò fino al 1959, quando venne chiusa al culto per importanti lavori di restauro e le sue funzioni passarono alla Chiesa di Sant’Agostino”.
La chiusura non fu soltanto il risultato del mutare delle esigenze pastorali. A pesare furono soprattutto le precarie condizioni strutturali dell’edificio. Un progetto di ristrutturazione venne avviato, ma i lavori procedettero lentamente, anche a causa di contrasti interni alla Curia, fino a quando il terremoto del Belice del 1968 impose una nuova drammatica cesura.
Come spesso è accaduto nella lunga storia della ricostruzione siciliana di opere pubbliche, il rinvio divenne definitivo. Si parlò, per qualche di inserire il recupero della chiesa nei programmi e nei finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione post-sismica.
Ma il tempo passò, le promesse si diluirono e l’antico tempio fu abbandonato a sé stesso. Al posto degli interventi di recupero arrivarono il silenzio, l’incuria e una vegetazione sempre più invasiva, fino a rendere quasi irriconoscibile uno spazio che aveva rappresentato per secoli un punto di riferimento della vita cittadina.
È proprio contro questo destino di oblio che si sono mossi i giovani e i volontari del Circolo “Peppino Impastato”, protagonisti di un intervento concreto di bonifica e riqualificazione ambientale.
Armati non di grandi finanziamenti, ma di impegno, senso civico e disponibilità personale, hanno restituito ordine e dignità a un’area che sembrava ormai appartenere soltanto al passato.
L’iniziativa è stata resa possibile anche dalla disponibilità dell’arciprete Don Vito Saladino, alla guida della Parrocchia Chiesa Madre San Nicola di Bari, che ha mostrato apertura verso un progetto capace di mettere insieme patrimonio ecclesiastico, associazionismo e cittadinanza attiva.
È un esempio concreto di quella sussidiarietà che, soprattutto nei piccoli centri, può diventare uno strumento decisivo per prendersi cura dei beni comuni.
L’obiettivo non è soltanto ripulire uno spazio. È restituirgli una funzione, una narrazione e una possibilità di futuro.
In questa prospettiva, l’antica Chiesa della Catena potrebbe assumere un ruolo analogo, per suggestione e capacità evocativa, a quello della Chiesa dello Spasimo di Palermo: un luogo segnato dal tempo e dalle ferite della storia, ma proprio per questo capace di diventare uno scenario straordinario per l’arte e la cultura contemporanea.
Il primo banco di prova di questa nuova stagione sarà giovedì 6 agosto 2026, quando, a partire dalle 21:15, il perimetro dell’ex Chiesa della Catena ospiterà l’XI edizione del festival “Carminalia”.
Un appuntamento che, almeno simbolicamente, vale molto più di una semplice serata di spettacolo: sarà infatti il primo grande momento pubblico attraverso il quale la comunità potrà riappropriarsi di uno spazio sottratto per troppo tempo alla vita collettiva.
L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento dei posti.
Il programma propone un intreccio di musica, arte visiva e intrattenimento.
Al centro della serata ci sarà Claudio Covato, giovane cantautore siciliano classe 1993, reduce da importanti affermazioni nel panorama nazionale: dalla vittoria del Premio Fabrizio De André 2025 al trionfo a Musicultura 2026, dove ha conquistato anche il Premio della Critica “Piero Cesanelli” e il Premio “Grotte di Frasassi”.
Ad aprire il concerto sarà Sofia Melendez, giovane voce del panorama indie pop, mentre la dimensione artistica della manifestazione sarà arricchita dalla mostra “Lenzuola al vento”, bipersonale degli artisti B1 e Sid, con un’incursione di Bgirl.
La mostra sarà presentata dal Principe Nizar, chiamato a sviluppare un intervento culturale dedicato al rapporto tra memoria, comunità e identità. Un tema che, in un luogo come la Catena, assume un significato particolare: qui la memoria non è infatti una semplice categoria del passato, ma una materia viva che attraversa religioni, trasformazioni urbane, terremoti, abbandoni e nuove forme di partecipazione.
A chiudere la serata saranno le sonorità underground del DJ set di RVNDJ, in un percorso immersivo tra atmosfere techno e groove ipnotici.
Un finale che proietterà idealmente l’antico spazio religioso dentro una dimensione contemporanea, dimostrando come la storia e la creatività possano convivere senza che l’una debba cancellare l’altra.
La vicenda della Chiesa della Catena racconta, dunque, qualcosa di più ampio della semplice sorte di un edificio monumentale.
Racconta il rapporto spesso difficile tra Salemi e il proprio patrimonio storico, tra beni preziosi e lunghi periodi di incuria, tra progetti annunciati e interventi rimasti incompiuti.
Ma racconta anche la possibilità di invertire la rotta quando istituzioni, associazioni e cittadini decidono di assumersi insieme una responsabilità.
La vera sfida, adesso, sarà impedire che la bonifica rappresenti soltanto una parentesi. Perché restituire dignità a un luogo significa soprattutto garantirgli continuità, manutenzione, progettualità e una prospettiva di recupero strutturale.
La Catena merita di tornare a essere non soltanto una testimonianza del passato, ma un bene monumentale capace di produrre cultura nel presente e di parlare alle generazioni future.
E non lo diciamo perché in quel sito chi scrive venne battezzato ma anche perché da quel luogo gli giungono lontani echi di una gioiosa infanzia ormai perduta.
Il messaggio che arriva dall’Antica Chiesa è, in fondo, semplice e potente: i luoghi abbandonati non sono necessariamente luoghi perduti.
Possono rinascere quando una comunità decide di riconoscerli come propri. E se la prima scintilla della rinascita arriva dalla cultura, dalla musica, dall’arte e dall’impegno volontario, allora la notte di Carminalia 2026 potrebbe diventare molto più di un evento: potrebbe essere il simbolico riaccendersi di una luce rimasta spenta per troppo tempo.
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