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04/08/2026 06:00:00

Trapani. La bocciatura del PEF: così Tranchida è rimasto solo

La mancata approvazione del Piano economico finanziario a Trapani non è soltanto un incidente d’Aula. È, piuttosto, la fotografia di una crisi politica ormai evidente: il sindaco Giacomo Tranchida non sembra più poter contare su una maggioranza stabile in Consiglio comunale.

 

La prova è arrivata nel momento più semplice e, proprio per questo, più significativo: la verifica dei numeri. Senza il sostegno dell’opposizione, la maggioranza non è stata in grado di garantire l’approvazione di un atto fondamentale per l’amministrazione della città. È un dato politico, prima ancora che amministrativo.

 

Di fronte a questo scenario, sarebbe opportuno che fosse la stessa maggioranza a spiegare ai cittadini perché il PEF non è stato approvato. Attribuire ogni responsabilità all’opposizione rischia di spostare l’attenzione dal vero problema: i numeri in Aula non ci sono più.

 

L’opposizione può essere criticata per le proprie scelte, per i toni o per le modalità con cui conduce la propria azione politica. Ma il suo ruolo è, per definizione, quello di opporsi. Scegliere di non partecipare al voto, impedendo così l’approvazione del PEF, rientra nelle sue prerogative. È una scelta politica, discutibile quanto si vuole, ma coerente con il mandato che esercita.

Diverso è il compito della maggioranza. A chi governa spetta il dovere di garantire i numeri necessari per approvare gli atti più importanti. Se questi numeri vengono meno, il problema non può essere scaricato su chi siede all’opposizione. Il problema è interno alla maggioranza, che non è più sufficiente a sostenere l’azione amministrativa.

 

Tranchida è solo

Il sindaco di Trapani non dispone più di una maggioranza consiliare: questo è il dato politico, ma anche amministrativo. Tranchida, però, prova a resistere, cercando di volta in volta i voti necessari per andare avanti.

La mancata approvazione del PEF assume quindi un significato che va oltre il singolo provvedimento. È il segnale di una crisi che non può più essere nascosta dietro accuse all’opposizione o responsabilità esterne. La domanda è semplice: esiste ancora una maggioranza capace di governare Trapani? Gli ultimi fatti suggeriscono una risposta tutt’altro che rassicurante.

 

Le mosse (e le mancate mosse) dell’opposizione

Dall’altra parte c’è un’opposizione che chiede le dimissioni del sindaco, ma non passa ai fatti. Pur avendo i numeri, non ha ancora messo in campo strumenti decisivi come una mozione di sfiducia o il voto contrario sul Bilancio.

Se l’opposizione invoca responsabilità e numeri, dovrebbe essere la prima a utilizzarli fino in fondo. La differenza è che Tranchida, pur non candidabile, sembra già proiettato al 2028 con un progetto in costruzione, mentre l’opposizione gioca una partita più difensiva, fatta soprattutto di critica quotidiana.

Resta allora una domanda aperta: qual è l’alternativa? Chiedere le dimissioni è una strategia, costruire un progetto credibile è un’altra cosa. E, almeno finora, questa alternativa non è stata presentata con chiarezza ai trapanesi.

Questo, però, non assolve la maggioranza. Se oggi il Consiglio certifica che il sindaco non ha più i numeri per approvare gli atti fondamentali, la crisi è innanzitutto della coalizione che lo sostiene.

 

I rischi della mancata approvazione del PEF

Non è solo uno scontro politico. La mancata approvazione del Piano economico finanziario dei rifiuti comporta conseguenze concrete per il Comune, a partire dagli equilibri economici dell’Ente.

Il PEF è lo strumento che quantifica i costi del servizio e su cui si basano le tariffe Tari. Senza un Piano approvato diventa difficile determinare tariffe coerenti con i costi reali.

Eppure il servizio di raccolta e smaltimento continua a generare spese che devono essere comunque coperte, nel rispetto del principio di copertura integrale previsto dalla legge. Un problema che, prima o poi, tornerà al centro del Consiglio.



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