Terzo mandato ai sindaci, Anci Sicilia: “Regole diverse solo nell’Isola, serve l’allineamento”
La Sicilia resta l’unica Regione italiana a non avere adeguato pienamente le regole sui mandati dei sindaci alla normativa nazionale. E il caso di Serradifalco, con il primo cittadino Leonardo Burgio rieletto per la terza volta e adesso a rischio rimozione, ha trasformato l’anomalia legislativa in un caso politico e giudiziario.
A intervenire è l’Anci Sicilia, che chiede all’Assemblea regionale di riaprire il dossier e di mettere fine a una disparità che riguarda soltanto gli amministratori dei Comuni siciliani.
“Continuiamo a ritenere che non trovi alcuna valida giustificazione il fatto che la Sicilia sia l’unica Regione nella quale ai sindaci dei Comuni non sia consentita la candidatura per un terzo mandato consecutivo, nonostante il legislatore nazionale abbia ormai previsto una disciplina diversa per gli enti locali”, dichiarano il presidente dell’Anci Sicilia, Paolo Amenta, e il segretario generale Mario Emanuele Alvano.
Il caso Serradifalco
La questione è tornata al centro del dibattito dopo la vicenda di Leonardo Burgio, sindaco leghista di Serradifalco, nel Nisseno.
Burgio, dopo due mandati consecutivi, si è ricandidato alle amministrative del maggio scorso ed è stato rieletto per la terza volta. Era l’unico candidato e ha ottenuto il 99,3 per cento dei voti, con 2.925 elettori alle urne su 4.536 aventi diritto.
La sua candidatura non era stata esclusa dagli uffici elettorali e non era stata formalmente contestata prima del voto o durante l’ammissione delle liste. Dopo le elezioni, però, esponenti del Movimento 5 Stelle e del Partito democratico hanno chiesto alla Regione e alla Prefettura di invalidare il risultato, sostenendo che la legge siciliana consente ai sindaci dei Comuni con più di cinquemila abitanti una sola rielezione consecutiva.
Nelle ultime ore l’Assessorato regionale alle Autonomie locali avrebbe predisposto la proposta di rimozione del sindaco. La decisione finale spetterebbe al presidente della Regione, Renato Schifani.
L’Anci: “La candidatura non fu contestata”
L’Anci Sicilia non entra nel merito della posizione personale di Burgio, che sarà valutata nelle sedi competenti, ma sottolinea un passaggio tutt’altro che secondario.
“La candidatura non risulta essere stata contestata nel corso del procedimento elettorale, né prima dello svolgimento delle elezioni, né durante le operazioni di ammissione delle liste”, osservano Amenta e Alvano.
Una mancata contestazione che, secondo l’Associazione dei Comuni, ha inevitabilmente contribuito a creare l’attuale cortocircuito: prima si ammette una candidatura, poi si celebra il voto, infine si apre la procedura per rimuovere il candidato eletto.
Il risultato è che Serradifalco rischia di diventare il laboratorio siciliano nel quale saranno i giudici, più che la politica, a stabilire quale norma debba prevalere.
La differenza tra Sicilia e resto d’Italia
La normativa nazionale non prevede più limiti ai mandati consecutivi nei Comuni con meno di cinquemila abitanti, mentre consente tre mandati consecutivi nei centri con popolazione compresa tra cinquemila e quindicimila abitanti.
In Sicilia, invece, nei Comuni sopra i cinquemila abitanti continua a valere il limite dei due mandati consecutivi. Per i centri più piccoli è consentito il terzo mandato, ma non è stata recepita l’eliminazione completa del limite prevista dallo Stato.
Una differenza resa ancora più delicata dalla sentenza numero 16 del 2026 della Corte costituzionale. Pronunciandosi su una legge della Valle d’Aosta, la Consulta ha stabilito che il bilanciamento fissato dal legislatore nazionale sui limiti ai mandati può vincolare anche le Regioni a statuto speciale. Resta però da stabilire se e come quel principio possa incidere direttamente sulla normativa siciliana e sul caso concreto di Serradifalco.
Due bocciature all’Ars
L’Anci ricorda di avere chiesto più volte l’adeguamento delle regole siciliane a quelle nazionali.
L’Assemblea regionale, tuttavia, ha bocciato per due volte la norma sul terzo mandato. L’ultima volta è accaduto l’11 marzo 2026, quando il voto segreto ha affossato il disegno di legge che avrebbe consentito ai sindaci dei Comuni fino a quindicimila abitanti di presentarsi per un terzo mandato consecutivo.
“Di questa scelta legislativa siamo costretti a prendere atto”, affermano Amenta e Alvano, pur ribadendo che l’allineamento con il resto del Paese rimane “la soluzione più ragionevole e coerente”.
“Le regole non diventino armi politiche”
Il messaggio dell’Anci non riguarda soltanto il destino del sindaco di Serradifalco.
Secondo l’Associazione, le norme che regolano la vita dei Comuni non possono essere modificate, interpretate o utilizzate a seconda delle convenienze politiche del momento.
“L’ordinamento delle autonomie locali costituisce uno degli elementi fondamentali del corretto funzionamento delle istituzioni”, sottolineano Amenta e Alvano, che chiedono di evitare tanto le modifiche dettate dalle contingenze politiche quanto “un utilizzo distorto delle prerogative riconosciute dall’autonomia regionale”.
L’autonomia speciale, insomma, dovrebbe servire a fare meglio. Non a lasciare la Sicilia sola con regole diverse, candidature ammesse, sindaci eletti e procedure di rimozione avviate subito dopo.
L’Anci chiede quindi all’Ars di riprendere un confronto organico sulla disciplina degli enti locali e di allineare le norme sul terzo mandato a quelle vigenti nel resto d’Italia.
Una scelta necessaria, secondo l’Associazione, per garantire certezza del diritto, stabilità istituzionale e rispetto dell’autonomia dei Comuni. E anche per evitare che, a ogni elezione, la legge diventi una lotteria nella quale si scoprono le regole soltanto dopo l’apertura delle urne.
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