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23/07/2026 06:00:00

Le coste siciliane sempre più a rischio: divorate da speculazione, cemento e cattiva gestione

Le coste siciliane sono sempre più esposte all’erosione e alla trasformazione del territorio. È il quadro tracciato da Goletta Verde di Legambiente nel dossier “Coste siciliane alla deriva”, presentato a Capo d’Orlando durante la tappa della storica campagna ambientale dedicata alla tutela del mare e dei litorali.

Secondo Legambiente, il fenomeno non sarebbe il risultato inevitabile di dinamiche naturali, ma la conseguenza di decenni di scelte urbanistiche e infrastrutturali che hanno ridotto la capacità delle coste di adattarsi ai cambiamenti.

“L’erosione delle coste siciliane non è una fatalità naturale, bensì l’esito prevedibile di scelte miopi che da decenni sacrificano l’ambiente sull’altare di interessi speculativi e logiche emergenziali”, è la posizione dell’associazione.

 

Spiagge cancellate e opere costose che non hanno risolto il problema

Nel rapporto viene analizzato il rapporto difficile tra interventi di difesa costiera e perdita degli arenili.

Secondo Legambiente, per anni si è fatto ricorso a opere rigide come scogliere, barriere sommerse e massicciate, considerate strumenti di protezione immediata ma capaci, in alcuni casi, di spostare il problema verso i tratti di costa vicini.

È il cosiddetto effetto “sottoflutto”: la protezione di un’area può determinare una maggiore erosione in quella adiacente, modificando il naturale movimento della sabbia.

Tra gli esempi citati nel dossier c’è Sant’Alessio Siculo, nel Messinese, dove una barriera sommersa costata 32 milioni di euro avrebbe manifestato criticità strutturali già dopo le prime mareggiate, fino alla perdita dell’arenile.

Legambiente richiama anche il caso di Santa Teresa di Riva, dove un tratto di lungomare distrutto nel 2025 è stato ricostruito nuovamente vicino alla battigia, mentre dopo il ciclone Harry del gennaio 2026 sarebbero stati stanziati ulteriori fondi per nuovi interventi di difesa.

 

Cementificazione e coste sempre più fragili

Tra le principali cause dell’arretramento delle spiagge indicate nel dossier ci sono la cementificazione delle aree costiere, la riduzione dell’apporto naturale dei sedimenti trasportati dai fiumi e l’artificializzazione della linea di costa attraverso porti, strade e infrastrutture.

Un caso emblematico riguarda la fascia ionica messinese, tra Taormina e Scaletta Zanclea, dove Legambiente parla di una vera e propria “città lineare” costruita tra montagna e mare.

Secondo l’associazione, per proteggere infrastrutture sorte in aree particolarmente esposte sarebbero stati spesi oltre 72 milioni di euro in circa 10 chilometri di costa.

Il rapporto cita anche Capo d’Orlando, luogo della presentazione del dossier: oltre 40 mila vani a fronte di circa 13 mila residenti, con una forte presenza di seconde case e una pressione urbanistica superiore alla media dei comuni costieri italiani.

 

La proposta: adattamento e arretramento delle opere a rischio

Per Legambiente la risposta non può essere una continua “guerra al mare”, ma un nuovo modello di gestione delle coste.

La proposta è quella di un grande piano di adattamento basato su cinque punti: applicazione rigorosa del vincolo dei 150 metri dalla battigia, arretramento selettivo delle opere esposte al rischio, utilizzo di soluzioni più flessibili e reversibili, spostamento della viabilità costiera dove possibile verso l’interno e ripristino del trasporto naturale dei sedimenti fluviali.

 

 

 

 

“Serve un grande piano di adattamento”, ha dichiarato Laura Brambilla, portavoce di Goletta Verde.

Secondo l’associazione, in alcuni casi la natura avrebbe già mostrato una strada alternativa: il professor Giovanni Randazzo dell’Università di Messina ha evidenziato come alcune spiagge prive di barriere rigide abbiano avuto una migliore capacità di ricostituirsi dopo eventi estremi.

 

Il nodo della depurazione: l’altro fronte dell’emergenza mare

Nel dossier trova spazio anche il tema dell’inquinamento delle acque.

Legambiente segnala criticità legate a impianti di depurazione obsoleti o insufficienti, reti fognarie miste e scarichi illegali che continuano a rappresentare un problema per molti tratti costieri siciliani.

Secondo l’associazione, la qualità del mare non può essere affrontata soltanto attraverso interventi di emergenza, ma richiede investimenti strutturali sulla gestione delle acque.

 

La replica di Legambiente ai balneari: “Accuse prive di fondamento”

Dopo le critiche dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana, che aveva contestato i dati diffusi da Goletta Verde definendoli generalizzati e chiedendo maggiore rigore scientifico, Legambiente ha replicato difendendo il proprio metodo di monitoraggio.

“Le accuse dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana sono totalmente prive di fondamento”, afferma l’associazione.

Legambiente sottolinea che i controlli di Goletta Verde vengono effettuati da quarant’anni secondo protocolli scientifici consolidati, attraverso analisi microbiologiche previste dalla normativa vigente e concentrandosi soprattutto nei punti più vulnerabili, come foci dei fiumi, canali e scarichi che arrivano direttamente in mare.

“I nostri monitoraggi non hanno lo scopo di certificare la balneabilità delle acque né sostituiscono i controlli ufficiali previsti dalla normativa europea – precisa Legambiente – ma rappresentano uno strumento indipendente per individuare criticità e chiedere interventi”.

 

“Il problema non è chi misura l’inquinamento, ma chi non lo risolve”

L’associazione ambientalista respinge l’accusa di creare allarmismo e sposta l’attenzione sulla necessità di intervenire sulle cause.

“Ancora una volta, invece di affrontare il problema della depurazione, si sceglie di attaccare chi lo documenta”, afferma Legambiente.

Secondo l’associazione, il tema centrale resta quello degli scarichi non depurati e dei ritardi nel ciclo integrato delle acque.

“Se quei punti risultano contaminati, il problema non è chi li monitora, ma chi da anni non interviene per eliminarne le cause”, sostiene Legambiente.

La replica si chiude con un richiamo al rapporto tra tutela ambientale e turismo: “Difendere il turismo significa risolvere le criticità, non nasconderle. I danni all’immagine di un territorio non arrivano dai monitoraggi indipendenti, ma dagli scarichi illegali e dalle opere che continuano a mancare”.

 

Le coste siciliane tra turismo e tutela ambientale

Il rapporto di Goletta Verde riporta quindi al centro il confronto sul futuro dei litorali siciliani: da una parte un settore turistico che rappresenta una risorsa economica fondamentale, dall’altra la necessità di preservare un patrimonio naturale sempre più fragile.

Per Legambiente la sfida è cambiare approccio: non inseguire ogni emergenza con nuove opere, ma programmare interventi capaci di convivere con le dinamiche naturali del mare.