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08/07/2026 06:00:00

Trapani e lo Stadio, perchè l'ex Provincia dice no ad Antonini

Il futuro del calcio a Trapani si gioca tutto in un faldone di documenti legali, notifiche e ultimatum. A pochi giorni dalla scadenza del termine perentorio fissato per il 10 luglio 2026, la situazione tra il Libero Consorzio Comunale (LCC) di Trapani e la F.C. Trapani 1905 è giunta a un punto di non ritorno. Da una parte, l'ente pubblico reclama oltre un milione di euro; dall'altra, il presidente Valerio Antonini rivendica investimenti milionari e minaccia di portare la squadra fuori città.

Ecco la ricostruzione dettagliata dei fatti basata sugli atti ufficiali che stanno segnando questo braccio di ferro. Pochi giorni fa, intanto, il nuovo annuncio da 170 milioni di Antonini.

 

Il "conto" dell'Ente: oltre 1,1 milioni di euro

 

Il punto di partenza del contenzioso è economico. Il Libero Consorzio ha quantificato in 1.160.242,66 € (oltre IVA) il totale dovuto dalla società calcistica.

Il calcolo dell'Ente include:

  • Canoni di concessione: Per un totale di 943.746,91 €, che somma i periodi di concessione formale a quelli definiti di "occupazione sine titulo" (tra il 2024 e il 2026) e include il rinnovo fino a giugno 2027.

  • Utenze (Luce e Gas): Per un totale di 216.495,75 €, comprensivi di rimborsi pregressi, fatture non ancora accertate e morosità maturate fino a maggio 2026.

La strategia della difesa: la richiesta di una CTU

 

In risposta al decreto ingiuntivo dell'Ente, la F.C. Trapani 1905, tramite l'avvocato Simona Anna Cordaro, ha depositato il 29 maggio 2026 una memoria difensiva che ribalta la prospettiva.

Il cuore della difesa granata si basa su due pilastri:

  • L'ammissione del debito parziale: La difesa cita un verbale del 21 maggio 2026, in cui il tecnico del Consorzio, Arch. Gandolfo, avrebbe definito alcune spese di manutenzione (come quelle per il manto erboso) come "scomputabili", configurando — secondo i legali di Antonini — un implicito riconoscimento di debito da parte dell'Ente.

  • La richiesta di CTU: La società chiede al Tribunale di nominare un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) per accertare il reale valore delle opere di ristrutturazione eseguite, sostenendo che tali lavori abbiano "indiscutibilmente arricchito" l'immobile, consegnato inizialmente in condizioni di "fatiscenza".

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    Il "muro" del Consorzio: la rottura di giugno

     

    La risposta del Libero Consorzio, datata 1° giugno 2026, è stata brutale. L'ente ha interrotto le trattative, accusando il club di aver violato i patti di riservatezza utilizzando i verbali interni nel contenzioso legale, minacciando di segnalare i legali del club al Consiglio di Disciplina Forense.

    In quella stessa nota, l'Ente intimava al Trapani Calcio la riconsegna delle chiavi dello stadio entro 5 giorni, preannunciando, in difetto, l'avvio della procedura di sfratto forzato.

     

    L'apertura condizionata e l'ultima proposta

     

    Per evitare il blocco dell'iscrizione al campionato 2026/2027, la trattativa ha vissuto un momento di apparente distensione a fine giugno. Il 30 giugno, il Consorzio ha offerto una disponibilità temporanea all'uso dello stadio, ma ponendo condizioni ferree:

    • Pagamento preventivo integrale dei debiti per utenze.

    • Uso non esclusivo dell'impianto (solo partite ufficiali).

    • Pagamento di un canone giornaliero per l'uso.

    La replica di Antonini, contenuta nella sua ultima proposta, ha definito il canone di 256.000 € richiesto dall'Ente "inaccettabile e privo di fondamento", rivendicando di aver già speso 2.280.000 € in lavori mai rimborsati.

     

    La deadline del 10 luglio

     

    La posizione di Antonini ora è drastica. Nella sua ultima comunicazione formale, il presidente della F.C. Trapani 1905 ha fissato un termine perentorio: venerdì 10 luglio 2026, ore 11:30.

    Se entro tale orario non si arriverà a una soluzione, la società ha già dichiarato che:

  • Iscriverà la squadra al campionato di Serie D indicando una città limitrofa come sede delle gare interne.

  • Avvierà un contenzioso giudiziario totale per il risarcimento dei danni patrimoniali e morali.

  • La responsabilità di un eventuale abbandono del calcio professionistico a Trapani, secondo il club, ricadrà interamente sulle spalle del Libero Consorzio. La città resta in attesa, sospesa tra le carte bollate e l'inizio della nuova stagione sportiva.

     

     

    Per mesi la vicenda è stata raccontata come uno scontro tra un imprenditore che sostiene di avere investito milioni di euro nello stadio Provinciale e un ente pubblico che non vorrebbe riconoscergli nulla.

    Ma leggendo con attenzione gli stessi documenti diffusi da Valerio Antonini, emerge una realtà diversa. Il problema non è stabilire se il presidente del Trapani abbia speso o meno dei soldi. Il vero punto è un altro: il Libero Consorzio può legalmente riconoscerglieli?

    Ed è proprio qui che la vicenda cambia completamente prospettiva.

    Da dove nasce tutto

     

    Quando Antonini acquista il Trapani nell'estate del 2023, lo Stadio Provinciale è certamente una struttura datata, bisognosa di interventi, ma perfettamente agibile.

    Lo dimostra un fatto molto semplice: nella stagione 2022/2023 lo stadio aveva regolarmente ospitato il campionato di Serie D, con tanto di omologazione federale.

    Non si trattava quindi di un impianto inutilizzabile.

    Contestualmente, Antonini rileva anche tutti i rapporti pendenti della società con il Libero Consorzio, compresi i debiti maturati negli anni precedenti per canoni e utenze.

     

    La scelta di investire

     

    Il nuovo proprietario decide quasi subito di trasformare il Provinciale.

    Tribuna, spogliatoi, led, hospitality, arredi, impianti: interventi importanti che Antonini oggi quantifica in oltre 2 milioni di euro, mentre in passato aveva parlato anche di oltre 3 milioni.

    Ed è qui che nasce la domanda centrale. Quei lavori erano stati preventivamente autorizzati dal Libero Consorzio?

    Perché una cosa è consentire ad un concessionario di utilizzare un bene pubblico. Un'altra è autorizzarlo ad eseguire lavori destinati poi ad essere pagati dall'ente.

    Sono due piani completamente diversi.

     

    Il punto decisivo: la convenzione

     

    Gli atti mostrano che la concessione dello stadio aveva durata annuale, rinnovabile.

    Non esiste una convenzione pluriennale che preveda il riconoscimento automatico degli investimenti effettuati dal concessionario.

    Non esiste una clausola che stabilisca: "tu realizzi i lavori e noi li compensiamo con i canoni futuri."

    Ed è esattamente questo il punto sul quale si è arenato tutto il rapporto.

    Antonini sostiene che quell'accordo ci fosse.

    Il Libero Consorzio risponde che non esiste alcun titolo amministrativo che consenta quella compensazione.

     

    Perché il Libero Consorzio dice di non poter pagare

     

    Negli ultimi mesi il presidente Salvatore Quinci lo ha ripetuto più volte. Non è una questione di volontà politica.

    È una questione di legge. Un ente pubblico può spendere denaro pubblico soltanto in presenza di presupposti ben precisi:

    • un contratto;
    • un appalto;
    • un progetto approvato;
    • una procedura amministrativa;
    • un impegno di spesa.

    Non basta che qualcuno presenti delle fatture sostenendo di avere migliorato un immobile pubblico.

    Se mancassero quei presupposti, il pagamento rischierebbe di diventare esso stesso illegittimo.

    Ed è proprio questo il motivo per cui il Libero Consorzio continua a sostenere di non poter riconoscere quelle somme.

     

    Il contenzioso

     

    Da qui nasce la lunga guerra giudiziaria. L'Ente presenta decreti ingiuntivi per:

    • canoni non pagati;
    • bollette non rimborsate;
    • successivamente anche lo sfratto per finita locazione.

    Antonini, invece, risponde sostenendo che tutto dovrebbe essere compensato con i lavori realizzati.

    Nelle sue memorie difensive chiede persino una consulenza tecnica d'ufficio per accertare il valore delle opere eseguite.

    Ma anche qualora un perito stabilisse che quei lavori valgono davvero milioni di euro, resterebbe aperta la domanda fondamentale:

    chi autorizzò quei lavori e, soprattutto, chi autorizzò il Libero Consorzio a pagarli?

     

    Gli stessi documenti raccontano il vero nodo

     

    Nei verbali delle riunioni emerge che il confronto si è spostato proprio su questo punto.

    Si discute della possibilità di scomputare alcune manutenzioni. Si cerca una transazione.

    Si valutano eventuali compensazioni.

    Ma proprio questa ricerca di una soluzione dimostra indirettamente una cosa.

    Se fosse già esistito un diritto certo al rimborso, non ci sarebbe stato bisogno di trattare.

     

    Le due domande che restano aperte

     

    Alla fine tutta questa vicenda può essere riassunta in due domande molto semplici.

    La prima. I lavori per oltre due milioni di euro erano stati preventivamente concordati e autorizzati dall'ente proprietario dello stadio?

    La seconda. Anche ammesso che qualcuno li avesse informalmente incoraggiati, un ente pubblico può davvero rimborsare o compensare lavori eseguiti senza una procedura amministrativa che lo consenta?

    Sono queste, più delle accuse reciproche, delle dirette Facebook e delle lettere infuocate, le domande alle quali sarà chiamata a rispondere la magistratura.

    Perché il nodo della vicenda non è stabilire se Antonini abbia speso dei soldi.

    Il nodo è capire se quelle spese siano giuridicamente opponibili alla pubblica amministrazione.

    Ed è una differenza enorme.

    Perché nel diritto amministrativo non basta avere ragione nei fatti. Occorre avere anche un titolo che consenta alla pubblica amministrazione di pagare.

    Ed è proprio quel titolo che, almeno finora, negli atti pubblici non compare.