×
 
 
30/06/2026 06:00:00

Marsala: nasce l'associazione "Caterina Di Girolamo" per migliorare la vita dei carcerati

Una figlia che non c'è più, un dolore che si trasforma in un progetto concreto per aiutare chi vive una condizione difficile come i carcerati. È da qui che nasce l'associazione "Caterina Di Girolamo", presentata giovedì scorso a Marsala, all'Hotel Palace. Non solo un omaggio alla memoria dell'educatrice penitenziaria scomparsa prematuramente nel 2025, ma l'inizio di un percorso che punta a migliorare la vita delle persone detenute, dentro e fuori dal carcere.

Perché il carcere, è stato ricordato più volte nel corso dell'incontro, non dovrebbe limitarsi a punire. Dovrebbe soprattutto recuperare. E invece, troppo spesso, diventa un luogo dove alla privazione della libertà si aggiungono condizioni di vita che mortificano la dignità umana.

 

L'eredità di Caterina

La presentazione, coordinata da Jana Cardinale, si è aperta con il ricordo di Caterina Di Girolamo attraverso le testimonianze di chi ha condiviso con lei il lavoro quotidiano nella casa circondariale di Trapani: il direttore del carcere Ucciardone di Palermo (ed ex carcere di Trapani) Renato Persico, la collega e amica Lilli Castiglione e il cappellano don Francesco Pirrera.

Tutti hanno restituito il ritratto di una professionista che interpretava il proprio ruolo come una vera missione.

«Sin da quando l'ho conosciuta - ha ricordato il direttore Persico - si percepiva la sua straordinaria sensibilità. Svolgeva il proprio lavoro andando oltre il semplice dovere professionale, con una dedizione autentica verso le persone detenute». Commosso anche il ricordo di Lilli Castiglione. «Per me Caterina è viva. Il suo ricordo continua ad accompagnarmi ogni giorno anche sul lavoro».

 

 

Alberto Di Girolamo: «Vogliamo continuare quello che faceva Caterina»

L'intervento del padre, Alberto Di Girolamo, ex sindaco di Marsala, che ha spiegato le ragioni della nascita dell'associazione.

«Abbiamo creato questa associazione per fare continuare a vivere Caterina attraverso ciò in cui credeva. Vogliamo aiutare i detenuti non soltanto durante la permanenza in carcere, dove spesso si vive in condizioni difficili, ma anche quando tornano in libertà. Molti escono senza un lavoro, senza un'istruzione, senza alcun punto di riferimento. Noi vogliamo contribuire al loro reinserimento nella società. Questo è il vero obiettivo dell'associazione».

L'idea è quella di costruire una rete capace di accompagnare il detenuto anche nel momento più delicato: quello del ritorno alla vita normale.

 

 

 

Faraone: «La società applaude chi dice "buttate la chiave"»

Alla presentazione è intervenuto anche il vicepresidente di Italia Viva e deputato nazionale Davide Faraone, che ha voluto sottolineare il valore civile dell'iniziativa.

«Un padre può reagire alla perdita di una figlia in tanti modi. Alberto Di Girolamo ha scelto quello più difficile: trasformare il dolore in un'associazione dedicata al lavoro straordinario svolto da Caterina».

Faraone ha poi spostato l'attenzione sulle condizioni degli istituti penitenziari italiani.

«Da parlamentare ho avuto la "fortuna o sfortuna" di visitare tante carceri. D'estate nelle celle manca l'aria condizionata, d'invero l'esatto contrario, non ci sono riscaldamento e acqua calda. Questa è la realtà delle nostre carceri. E la cosa più grave è che tutto questo viene ormai considerato normale».

Un tema che, ha osservato, difficilmente raccoglie consenso politico. «Viviamo in una società dove è molto più facile essere applauditi dicendo "buttate la chiave" o invocando pene sempre più dure. Molto meno consenso raccoglie chi sostiene, come Beccaria, che la pena debba servire a migliorare le persone e non a peggiorarle».

 

Dino Petralia: «Il carcere italiano fa soffrire. Al Sud ancora di più»

Tra gli interventi quello del magistrato Dino Petralia, già capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Petralia ha parlato senza giri di parole delle condizioni degli istituti di pena. «In Italia in carcere si sta male. E nelle carceri del Sud ancora peggio». Ha raccontato anche un episodio emblematico.

«Ricordo un imprenditore detenuto che mi chiese di poter lavorare perché mi disse: "Se resto tutto il giorno in cella impazzisco". Il lavoro è una parte fondamentale del recupero». Per l'ex capo del Dap il carcere continua a essere un luogo di privazioni estreme. «Dentro il carcere non esiste la normalità. E siamo tutti responsabili di questo, perché il carcere riguarda tutta la società». Riferendosi poi alla figura di Caterina Di Girolamo ha aggiunto:

«Ho capito subito che era una di quelle persone che vivono il proprio lavoro come una missione. La sua storia ci insegna che chi sceglie di stare accanto ai sofferenti finisce inevitabilmente per imparare a soffrire insieme a loro».

 

Camassa: «nel 90% dei casi Il carcere non recupera nessuno»

Molto significativa anche la riflessione della presidente del Tribunale di Trapani, Alessandra Camassa.

«Sto maturando sempre più la convinzione che il carcere come unica forma di punizione appartenga a una concezione ormai superata, tardo ottocentesca. Oggi dobbiamo avere il coraggio di ripensare questo modello». Per Camassa il dato è evidente. «Nel novanta per cento dei casi il carcere non riesce a recuperare le persone».

Da qui il ruolo che potrebbe svolgere la nuova associazione. «Può aiutare concretamente chi esce dal carcere a trovare un lavoro, una casa, una rete di sostegno. Dobbiamo costruire un sistema capace di accompagnare il detenuto nel reinserimento. Perché il recupero di una persona detenuta produce un beneficio per tutta la società. Non possiamo permettere che alla privazione della libertà si aggiungano altre sofferenze inutili».

 

Il teatro come occasione di rinascita

Nel corso dell'incontro è intervenuta anche l'attrice e regista Luana Rondinelli, assieme al collega Massimo Licari, che già grazie all'associazione hanno iniziato un laboratorio teatrale avviato all'interno del carcere.

 

Una sfida culturale

La nascita dell'associazione "Caterina Di Girolamo" arriva in un momento in cui il tema del sistema penitenziario torna con forza nel dibattito pubblico, tra sovraffollamento, suicidi, carenza di personale e difficoltà nel garantire percorsi reali di reinserimento.

L'obiettivo dichiarato non è quello di sostituirsi alle istituzioni, ma di creare una rete di volontari, professionisti e cittadini che possa offrire opportunità concrete a chi vuole ricostruire la propria vita dopo la detenzione.

Perché, come è emerso durante tutta la presentazione dell'associazione "Caterina Di Girolamo", la sicurezza di una comunità non passa soltanto dalla pena, ma anche dalla capacità di restituire alla società persone migliori di quelle che hanno commesso un errore.