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29/06/2026 06:00:00

"Cultura è futuro". Proposte per la Sindaca di Marsala

Gentile Signora Sindaca, buongiorno,

mi permetto, all'avvio di questo nuovo giro di giostra, alcune riflessioni su un mondo a me vicino: la cultura, che credo sia fondante per le nuove visioni che attendono questa città.

Marsala ha molto, o molto poco, e tutto ancora oggi ruota attorno a logiche pensate e messe a sistema alla metà degli anni '90, nella migliore delle ipotesi. Da qui Le sottopongo quanto segue.

Le proposte qui elencate sono il risultato di osservazione e confronto con alcuni attori della città (e quindi rappresentano una visione parziale), tra realtà diverse ma rappresentative dell'ecosistema culturale, fatto di imprese e di chi ci lavora e ci vive: istituzioni e Terzo Settore.

Oggi, rispetto a ieri, esiste un universo plurale che comprende associazioni, teatri pubblici e privati, biblioteche pubbliche e private, organizzatori, produttori di musica dal vivo, scuole di teatro, cooperative di comunità, co-housing, festival, centri sociali (e sicuramente dimentico altro).

Il lavoro e il confronto hanno prodotto nel tempo un modo di vivere la cultura non trascurabile, anche alla luce di come oggi essa venga vissuta e dell'esigenza, sempre più urgente, che tutti noi avvertiamo. Di seguito, una serie di proposte di intervento all'interno di una comune visione di lungo periodo, senza entrare nelle pur legittime rivendicazioni settoriali.

 

Quale prospettiva

 

La cultura è fondamentale per affrontare le difficili sfide e le prospettive che attendono la nostra Marsala: è strumento e motore per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, contribuisce al superamento delle disuguaglianze, allo sviluppo del potenziale e al benessere delle persone e della comunità, all'innovazione e alla competitività dell'intero sistema produttivo.

Con il Covid, poi, la cultura è diventata a pieno titolo un bene essenziale. Oggi (e da poco) il welfare culturale ha pieno albergo all'interno del Forum del Terzo Settore, segno di un cambio di passo ineluttabile.

I settori d'ambito compongono un ecosistema necessario, plurale nelle forme e nelle attività, articolato e diffuso nei territori, capace di generare rilevanti impatti sociali, economici e d'immagine sul territorio e non solo. La peculiarità di essere una città-territorio esige un cambio di approccio al sistema di gestione e progettazione.

Tali potenzialità necessitano del riconoscimento di tre funzioni connesse:

  • funzione artistica, creativa e di conoscenza, attraverso la tutela, la ricerca, la mediazione, la rappresentazione e l'innovazione;
  • funzione sociale nell'istruzione, nel welfare e nella salute, nello sviluppo sostenibile, nell'inclusione, nel dialogo tra diverse sensibilità, nel superamento dei divari territoriali e sociali — non più tollerabili — e nella crescita del capitale umano della comunità;
  • funzione economica, esercitata da imprese, istituzioni pubbliche ed enti del Terzo Settore, che sono sia produttori di beni e servizi culturali sia partner strategici nella valorizzazione e gestione del patrimonio culturale e dello sviluppo dei territori, anche in chiave turistica.

Per questa ragione le politiche per la cultura richiedono un approccio integrato e strategico che superi la frammentazione degli interventi o, peggio ancora, l'assenza di una visione strategica della materia.

Oggi disponiamo di strumenti legislativi e regolamentari che vanno in questa direzione e che devono prevedere un'attività sistematica di consultazione con tutti i soggetti interessati, così come l'adozione di una puntuale valutazione degli impatti generati.

Aumentare il sostegno e la visione della cultura significa intervenire a 360 gradi, soprattutto con scelte di sistema, scardinando il solco sempre più profondo nel quale larga parte di questo mondo giace. Mi riferisco alla mancata gestione dei teatri, degli spazi espositivi di pertinenza comunale, del dialogo con il Parco Archeologico di Lilibeo, del costituendo Museo degli Arazzi e di un percorso del sacro che abbiamo davanti agli occhi e che nessuno vuole vedere.

Mi riferisco anche a interventi regolatori, persino senza impatto sulla finanza comunale, e a stanziamenti da costruire a livello regionale, nazionale e magari europeo, alzando finalmente il velo su Europa Creativa, il programma della Commissione europea dedicato per eccellenza a questo ambito.

 

Alcune proposte di intervento

 

  • Introduzione della formazione alla lettura ad alta voce e performativa (abbiamo molte scuole di teatro, o no?) e sviluppo di competenze in tutte le scuole dell'infanzia e primarie. Siamo una regione con un tasso di lettura imbarazzante a livello nazionale e dalle scuole bisogna ripartire, con la collaborazione forte delle biblioteche e delle librerie.
  • Aprire un tavolo di confronto con il settore privato per comprendere modalità di intervento, confronto e collaborazione con la pubblica amministrazione. Altrove è la normalità; da noi questi ragionamenti sembrano marziani o appena accennati. Co-progettazione, principio di sussidiarietà: ci viene incontro persino la Costituzione. Almeno proviamo a cambiare il corso delle cose per vedere rinascere la nostra città.
  • Ripensare i luoghi del sapere e della cultura. Non possiamo trattarli come monumenti, nella migliore delle ipotesi, perché poi accade che interventi maldestri producano più danni che benefici. Trattiamo i teatri come tali e non come semplici contenitori da riempire. Diamo nuova vita e impulso agli spazi espositivi della città, ripensandone la forma giuridica, che necessita oggi più che mai di essere attualizzata o ricreata ex novo.
  • La Biblioteca civica è stata interessata da importanti investimenti negli ultimi anni. Altrove questi luoghi sono vivi, frequentati da persone di ogni età. Riprendiamo tutti l'abitudine ad abitarli, a viverli pienamente e non scomodiamo la Yourcenar solo per ricordarci che sono granai di civiltà: possono essere anche molto altro.

  • Politiche di welfare culturale, per passare da singole esperienze a processi integrati di ricerca, formazione e sperimentazione, costruendo reti tra il sistema socio-sanitario, l'Osservatorio sulla dispersione scolastica e quello culturale, attivando corridoi da percorrere insieme e non da soli e sporadicamente.
  • Un dialogo costante e continuo con la politica regionale (siamo una Regione a Statuto speciale e la cultura è materia concorrente) sui temi connessi. Abbiamo iniziato a farlo nei mesi scorsi con alcuni deputati dell'ARS, lavorando su provvedimenti riguardanti la lettura e non solo. Sarebbe auspicabile proseguire e crescere su questo percorso, affrontando questioni come la povertà educativa e l'esodo dei cervelli.
  • Abbiamo musei civici e, si spera a breve, il Museo degli Arazzi. A proposito: la riapertura procede troppo lentamente e, pur non essendo materia comunale, si potrebbe capire se vi sia la necessità di un supporto. Di certo la città è orfana di un pezzo della propria storia che, se reinterpretato in chiave contemporanea, potrebbe tradursi in opportunità di lavoro per molti.
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    Siamo inoltre l'unica città della Sicilia con un Parco Archeologico dentro la città. Cosa impedisce che tutto questo possa finalmente decollare attraverso un minimo di coordinamento?

     

    Potrei continuare, ma mi fermo qui.

    Da queste suggestioni emerge, credo, un'esigenza non più rinviabile: un cambiamento radicale e il coinvolgimento dei tanti attori pubblici e privati che animano il nostro territorio.

    Cambiare sarà difficile, forse. Ma è necessario se vogliamo essere minimamente contemporanei e attrattivi, andando oltre ciò che abbiamo semplicemente ereditato e rispetto al quale non abbiamo alcun merito.

    Un Comune può fare molto, moltissimo. E le prossime scelte ci diranno quale sarà la direzione di un presente diverso.

     

    Con osservanza,

     

    Giuseppe Prode