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31/05/2026 06:00:00

Casa della Fanciulla e Ospizio Marino, proposta al Comune una concessione lunga

Un comodato d’uso di 30 o 50 anni al Comune di Trapani per salvare la Casa della Fanciulla e l’Ospizio Marino dal degrado e dallo stallo burocratico che dura da decenni. È questa la proposta concreta emersa durante il convegno “Salviamo la Casa della Fanciulla e l’Ospizio Marino”, organizzato da Italia Nostra Trapani nella Sala Grande del Complesso San Domenico.

L’idea è stata rilanciata durante l’intervento di Caterina Popolano, operatrice turistica e scrittrice, che ha affrontato il tema dell’“assetto attuale e potenzialità” dei due immobili storici oggi chiusi e abbandonati.

Il commissario straordinario dell’Ipab potrebbe concedere al Comune un comodato d’uso a lungo termine, creando così un “diritto reale” che permetterebbe all’amministrazione comunale di investire sugli immobili senza rischiare contestazioni per danno erariale. In pratica il Comune potrebbe finalmente partecipare a bandi europei, fondi ministeriali e finanziamenti regionali per mettere in sicurezza e recuperare i due complessi.

 

La Casa della Fanciulla, nata nel 1597 per assistere le ragazze orfane, è chiusa dal 2003. L’Ospizio Marino, nato nel 1906 come struttura sanitaria per bambini poveri malati di rachitismo e malattie respiratorie, è invece chiuso dal 2016.

Popolano ha parlato apertamente di immobili trasformati in “ricettacoli di rifiuti” e ha ricordato le dimensioni dei complessi: oltre mille metri quadrati per la Casa della Fanciulla e circa cinque ettari con duemila metri quadrati di fabbricati per l’Ospizio Marino. Sullo sfondo restano milioni di euro di debiti e una lunga fase di liquidazione delle Ipab mai conclusa.

 

Tra le ipotesi di rilancio illustrate durante il convegno ci sono studentati, foresterie Erasmus, imprese sociali, attività culturali e servizi in grado di produrre reddito da reinvestire nel recupero e nei servizi sociali.

Al tavolo sono intervenuti anche il sindaco Giacomo Tranchida, Antonio Pellegrino di Italia Nostra Trapani, Concetta M. Messina del Consorzio Universitario della Provincia di Trapani e Gildo La Barbera, che ha affrontato il tema dell’inserimento delle strutture nel contesto dello sviluppo della Sicilia occidentale.

 

Bica: “In Sicilia 132 Ipab in crisi, serve una legge regionale”

 

Le Ipab in situazione debitoria grave sono 132 in tutta la Sicilia e il problema non può essere risolto con interventi singoli su Trapani. È la posizione espressa dal deputato regionale di Fratelli d’Italia Giuseppe Bica durante il convegno.

Secondo Bica, la Regione deve affrontare il tema con una norma generale perché “non si può salvare Trapani e non Messina o Agrigento”. Il parlamentare regionale ha spiegato che all’Ars esiste già un disegno di legge “molto controverso” che prevede la liquidazione delle Ipab senza un piano economico sostenibile e il sostegno invece a quelle ancora operative.

 

“Non possiamo continuare a immaginare strutture che sono mangiasoldi”, ha detto Bica, parlando apertamente di “cattive amministrazioni pregresse” e di commissari che “non hanno saputo indirizzare bene le scelte”.

Il deputato ha anche aperto alla possibilità di coinvolgere i privati nel recupero degli immobili. “Questo non ritengo che sia in assoluto negativo”, ha spiegato, purché restino “vincoli di destinazione” e una parte della funzione sociale pubblica.

Per Bica il recupero delle strutture storiche deve però reggersi su un modello economicamente sostenibile. “Devono avere una funzionalità e un business plan che consenta di avere un bilancio attivo, altrimenti non abbiamo fatto niente”.

 

Ciminnisi: “La Regione ha abdicato al suo ruolo politico”

 

“Da parte della Regione c’è stata una totale abdicazione del ruolo politico”. È l’accusa lanciata dalla deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi intervenendo al convegno organizzato da Italia Nostra.

La parlamentare ha ricordato di avere presentato già nel giugno 2023 uno dei suoi primi atti parlamentari proprio sul Residence Marino, denunciando però risposte giudicate “insoddisfacenti” da parte della Regione Siciliana.

Secondo Ciminnisi il governo regionale avrebbe scaricato ogni responsabilità sui commissari straordinari senza costruire una vera strategia di rilancio per gli immobili. “Manca la volontà politica”, ha detto la deputata M5S, parlando di commissariamenti “fine a se stessi” che servirebbero soltanto “a mantenere uno status quo senza un vero rilancio”.

 

Ciminnisi ha sostenuto che la Regione non sia stata capace di intervenire con una vera riforma delle Ipab siciliane. “Non mancano le idee e non mancano le potenzialità”, ha aggiunto, citando anche esperienze di rigenerazione urbana realizzate in Sicilia dal Movimento 5 Stelle.

 

Safina: “Le Ipab senza futuro rischiano la liquidazione”

Il rischio liquidazione per le Ipab siciliane senza un piano economico sostenibile e la necessità di una riforma complessiva regionale. È questo il tema sollevato dal deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina durante il confronto organizzato da Italia Nostra.

Safina ha spiegato che all’Ars esiste già “un disegno di legge molto controverso” che prevede la liquidazione delle Ipab incapaci di sostenersi economicamente e il sostegno invece a quelle ancora operative.

 

“Non possiamo continuare a immaginare strutture che sono mangiasoldi”, ha affermato, ricordando che molte Ipab siciliane, anche funzionanti, hanno situazioni debitorie molto pesanti.

Secondo il deputato dem il problema non può essere risolto intervenendo soltanto sul caso Trapani. “La Regione non può dire salviamo Trapani e non Messina o Agrigento”, ha detto, chiedendo una norma generale per affrontare il dissesto delle Ipab siciliane.

 

Safina ha anche aperto alla possibilità di coinvolgere investitori privati nel recupero degli immobili storici, mantenendo però “vincoli di destinazione” e una parte della fruizione sociale pubblica.

Nel suo intervento il parlamentare ha insistito sulla necessità di costruire un “business plan” capace di garantire un bilancio attivo alle strutture recuperate. “Se rifacciamo un’altra Ipab con un altro nome, fra cento anni saremo nelle stesse condizioni”, ha concluso.