Le cabine continuano a salire e scendere macinando record di incassi, ma attorno alla governance della Funierice il clima resta da montagne russe.
Gandolfo Spagnuolo rimane saldamente al timone della società simbolo del turismo ericino: l’assemblea dei soci – divisa a metà tra il Comune di Erice e il Libero Consorzio Comunale di Trapani – lo ha riconfermato amministratore unico della società.
Nell’assemblea del 22 maggio scorso, i soci hanno deciso di riconfermare Gandolfo Spagnuolo nel ruolo di amministratore unico, motivando la scelta con i risultati economici ottenuti dalla società negli ultimi anni.
Secondo quanto comunicato dagli enti soci, il primo quadrimestre del 2026 avrebbe fatto registrare un vero balzo in avanti: raddoppio dei passeggeri e degli incassi rispetto allo stesso periodo del 2025, anche considerando circa quindici giorni in più di operatività dell’impianto.
Numeri che rafforzano il ruolo strategico della funivia Trapani-Erice, infrastruttura fondamentale per il turismo locale. L’impianto, ammodernato negli ultimi anni con importanti interventi tecnici, collega il centro urbano alla vetta di Erice in pochi minuti ed è diventato uno degli attrattori più riconoscibili del territorio.
Insieme alla riconferma dell'amministratore unico, è stato rinnovato anche il collegio sindacale: Stefano Buscemi resta presidente, mentre fanno il loro ingresso Floriana Carlino e Nicola Norrito.
Spagnuolo resta al vertice nonostante le diffide e le pesanti accuse di conflitto di interessi che l’ex direttore generale, Germano Fauci, aveva messo nero su bianco appena venti giorni fa nel tentativo di bloccare la nomina.
Germano Fauci, infatti, nei giorni scorsi aveva inviato una diffida formale ai due enti soci chiedendo verifiche “puntuali” e “trasparenza totale”.
Nel mirino c’era soprattutto la riconferma di Gandolfo Spagnuolo.
Fauci sostiene che l’attuale amministratore unico si trovi in una situazione di conflitto di interessi già rilevata dal Tribunale di Trapani nell’ambito di uno dei procedimenti di lavoro che vedono contrapposti lo stesso ex dg, la società e Spagnuolo. In quel giudizio il tribunale ha disposto la nomina di un curatore speciale proprio per il conflitto tra gli interessi della società e quelli dell’amministratore.
Secondo Fauci, questo elemento avrebbe dovuto comportare l’esclusione della candidatura in base alle condizioni previste dall’avviso pubblico. L’ex direttore generale chiede inoltre accertamenti sull’eventuale utilizzo di risorse della società per la difesa personale dell’amministratore nei contenziosi in corso e richiama anche il limite dei mandati già svolti da Spagnuolo.
La diffida punta poi il dito contro l’impostazione stessa del bando: secondo Fauci, il Comune di Erice aveva approvato nel 2025 un atto di indirizzo sulle nomine che sarebbe stato disatteso dall’avviso pubblicato, basato ancora una volta sulla figura dell’amministratore unico senza un esplicito raccordo con il Consiglio comunale e senza un indirizzo condiviso con il Libero Consorzio.
Dietro questo scontro, però, c’è una frattura molto più profonda. Germano Fauci è stato per quasi vent’anni direttore generale della Funierice e la frattura con gli attuali vertici nasce durante la riorganizzazione societaria avviata tra il 2021 e il 2023.
In quella fase venne progressivamente eliminata proprio la figura del direttore generale, scelta che Fauci ha sempre interpretato come un’operazione costruita per estrometterlo dalla gestione della partecipata.
Sullo sfondo pesa anche una recente sentenza del Tar Sicilia, che ha respinto uno dei ricorsi presentati dallo stesso Fauci contro la modifica dello statuto societario approvata nel 2021. Quella riforma aveva ridisegnato l’assetto della Funierice, rafforzando la figura dell’amministratore unico e superando progressivamente il ruolo del direttore generale.I giudici amministrativi hanno riconosciuto ampia discrezionalità agli enti soci nella riorganizzazione della governance societaria. Una decisione che, secondo Fauci, avrebbe confermato un preciso disegno politico che avrebbe portato al suo progressivo allontanamento dalla gestione della società.
Da lì è iniziata una lunga battaglia fatta di ricorsi, cause di lavoro, richieste di accesso agli atti e contestazioni sulle nomine societarie.
Fauci considera Spagnuolo il simbolo della nuova governance politico-amministrativa della società e da tempo sosteneva che i soci pubblici avrebbero comunque optato per la sua riconferma, nonostante contenziosi e polemiche ancora aperte.
La tensione attorno alla Funierice si è ulteriormente alimentata negli ultimi mesi anche per altre polemiche sulla gestione della società.
A innescare un primo caso era stata la consigliera comunale Simona Mannina, che aveva contestato alcune assunzioni stagionali pubblicate per appena due giorni su un portale interinale, senza comunicazioni sui canali ufficiali della Funierice o del Comune di Erice. Da qui la richiesta di accesso agli atti e le accuse di scarsa trasparenza nelle selezioni del personale.
Parallelamente, lo stesso Fauci aveva attaccato l’aumento delle tariffe entrate in vigore nel 2026 — 9 euro per la corsa semplice e 15 per andata e ritorno — denunciando un incremento dei costi di gestione, delle spese legali e dei compensi amministrativi a fronte, secondo lui, di un servizio progressivamente ridotto.
La sindaca Daniela Toscano aveva respinto le accuse, spiegando che le assunzioni “flash” erano legate a esigenze emergenziali per garantire i turni e rivendicando il nuovo sistema di reclutamento tramite agenzie interinali selezionate attraverso procedure MePA, considerato più trasparente rispetto al passato.
Uno scontro che ha ulteriormente irrigidito il clima politico attorno alla partecipata e che oggi fa da sfondo anche alla nuova battaglia sulle nomine dei vertici societari.
Per questo l’ex dg Fauci insiste sulla necessità di un consiglio di amministrazione al posto dell’amministratore unico, ritenendo che una gestione più collegiale garantirebbe maggiore trasparenza, controllo e equilibrio in una società pubblica segnata da tensioni e contenziosi.
La vicenda si inserisce così dentro uno scontro che va avanti da anni e che ha trasformato la governance della Funierice in uno dei dossier più delicati della politica locale. Ricorsi, polemiche sulle nomine, contestazioni sulle tariffe, accuse sulla gestione e battaglie legali hanno scandito più volte la storia recente della partecipata.
Mentre le cabine continuano a viaggiare, la Funierice resta sospesa in un equilibrio fragilissimo.
Da una parte i record di incassi sbandierati dalla politica, dall’altra una guerra giudiziaria permanente. Il rischio, ormai concreto, è che la funivia più famosa del Trapanese finisca per essere ricordata più per le carte bollate che per il panorama mozzafiato.