Senza il porto, cade la parte “Man” del Man and Biosphere. Ed è proprio qui che la candidatura MAB UNESCO delle Saline di Sicilia esce a pezzi dal vertice di Palermo, mentre il comitato promotore corre contro il tempo per chiudere il dossier da presentare al Ministero entro il 30 giugno.
Dopo settimane di scontri, proteste e lettere al Ministero, arriva la svolta: il porto di Trapani e l’area industriale vanno verso l’esclusione dalla perimetrazione UNESCO. Una retromarcia clamorosa proposta direttamente dal commissario della Camera di Commercio Giuseppe Pace durante il tavolo convocato dall’Autorità portuale della Sicilia occidentale e presieduto da Annalisa Tardino.
Per molti presenti è stata una vera Caporetto politica del progetto così come era stato costruito fino ad oggi.
Il piano iniziale prevedeva infatti l’ingresso del centro storico di Trapani nella “transition area” del MAB UNESCO. Ma Trapani ha una particolarità unica: il porto è dentro la città. Banchine, traffici, imprese e infrastrutture sarebbero finite dentro il sistema UNESCO.
Ed è lì che è esplosa la rivolta del cluster portuale. Per settimane operatori, imprese e lavoratori hanno contestato il progetto parlando di:
- rischio di nuovi ostacoli burocratici;
- verifiche ambientali più pesanti;
- rallentamenti su dragaggi e waterfront;
- problemi per offshore ed eolico;
- incertezza sugli investimenti;
- rischi occupazionali.
Diciassette operatori portuali hanno firmato una nota inviata al Ministero dell’Ambiente sostenendo che il porto di Trapani rischiava di diventare ostaggio di procedure, prescrizioni e compatibilità future.
Tra i protagonisti più duri dello scontro c’è stato Gaspare Panfalone, presidente della Riccardo Sanges & C. e delegato Assiterminal, che durante il confronto ha parlato apertamente di possibile “danno erariale” se il porto dovesse perdere investimenti, traffici e capacità competitiva. Panfalone ha insistito soprattutto sugli effetti indiretti del MAB: meno certezze autorizzative, più contenziosi e il rischio di frenare opere strategiche e sviluppo industriale.
Il Ministero aveva provato a rassicurare tutti: nessun vincolo diretto. Ma il fronte portuale non si è mai fidato.
Così il vertice di Palermo si è trasformato in uno scontro durissimo. Da una parte il mondo del porto. Dall’altra il progetto UNESCO.
Il clima sarebbe diventato tesissimo già nelle prime battute, con i lavoratori portuali e le associazioni datoriali pronti a dichiarare stato di agitazione e scioperi. A rappresentare il fronte dei lavoratori è stato anche Vincenzo Amodeo, intervenuto in difesa dell’occupazione e del sistema portuale.
Sul tavolo sarebbero volate accuse di mancato coinvolgimento di sindacati, ordini professionali e operatori economici. Una delle frasi che ha segnato la riunione è stata: “Il porto padrone di casa non è stato invitato”. Poi il momento decisivo.
Secondo quanto trapela dal confronto, Pace avrebbe interrotto il direttore della Camera di Commercio Diego Carpitella, prendendo direttamente in mano la gestione politica della situazione e proponendo di togliere dalla candidatura porto e area industriale pur di salvare il dossier UNESCO.
Una resa tecnica e politica arrivata sotto la pressione del fronte portuale. Perché il punto ormai era diventato evidente anche dentro il tavolo: senza porto e senza area industriale cambia completamente la filosofia iniziale del progetto MAB.
Al confronto erano presenti anche Giacomo D’Alì Staiti, presidente del CdA di SOSALT, Luigi Morana per il comparto marittimo, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Giuseppe Galia, che ha chiesto più tempo per le valutazioni tecniche sulla continuità tra porto e centro storico, e il presidente dell’Ordine degli Architetti Gianfranco Naso, che avrebbe sostenuto la necessità di escludere il porto per salvare la candidatura.
In mezzo allo scontro, la presidente dell’Autorità portuale Annalisa Tardino ha mantenuto una linea prudente ma netta. Ha definito la candidatura “prestigiosa”, ma ha chiarito che oggi non esistono elementi sufficienti per escludere effetti futuri sul porto.
E soprattutto ha ribadito una priorità: prima vengono lavoro, operatività dello scalo e sviluppo infrastrutturale. Nel frattempo, durante le fasi più tese del confronto, la direttrice della Riserva WWF Silvana Piacentino, inizialmente presente, avrebbe lasciato il tavolo. Ora la proposta di escludere porto e area industriale dovrà essere formalizzata dal comitato promotore. Ma una cosa appare già chiara: il progetto UNESCO delle Saline va avanti, però non più nella forma con cui era stato immaginato.
Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità portuale: “Il porto non sarà meno appetibile”
Ad aprire il confronto è stata Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, che ha subito chiarito la posizione dell’ente: attenzione e rispetto per la candidatura UNESCO, ma anche forte prudenza sugli effetti concreti per il porto di Trapani. Tardino ha parlato apertamente di un “vulnus” istituzionale, sottolineando che l’Autorità portuale non era stata coinvolta sin dall’inizio del percorso nonostante il porto fosse poi finito dentro la nuova perimetrazione. «Noi rappresentiamo il porto e i nostri operatori», ha detto, spiegando che l’AdSP avrebbe voluto capire prima “dove sta la verità rispetto alle cose che si dicono”. La presidente ha definito “prestigiosa” l’ipotesi di avere il primo porto commerciale italiano dentro un sito MAB UNESCO, ma ha avvertito: «Non vogliamo ritrovarci nelle condizioni di rendere il nostro porto meno appetibile a livello economico». Un passaggio che fotografa bene la linea scelta dall’Autorità portuale: apertura al dialogo, ma senza mettere a rischio competitività, investimenti e sviluppo dello scalo.
Vincenzo Amodeo: “Qui si rischia il lavoro di migliaia di famiglie”
L’intervento più duro dal fronte dei lavoratori è stato quello di Vincenzo Amodeo, in rappresentanza del sistema portuale. Un discorso carico di tensione sociale e identità operaia. «Mio nonno era scaricatore di porto, mio padre era scaricatore di porto, io sono scaricatore di porto», ha detto, collegando il futuro dello scalo alla sopravvivenza economica delle famiglie trapanesi. Amodeo ha definito “gravissimo” il mancato coinvolgimento dei lavoratori e delle imprese portuali nel percorso UNESCO: «Abbiamo scoperto di essere dentro la perimetrazione soltanto dopo». Secondo il rappresentante del cluster marittimo, il problema non è solo simbolico ma concreto: dragaggi, infrastrutture, traffici, offshore ed energia rischierebbero rallentamenti e nuove prescrizioni. «L’inclusione del porto in un sito MAB UNESCO mette concretamente a rischio il lavoro e migliaia di famiglie», ha affermato. Poi la minaccia più forte: stato di agitazione, scioperi e perfino il blocco delle attività portuali se non arriveranno risposte chiare dalle istituzioni.
Gli Architetti: “Il progetto va salvato, ma va rivista la perimetrazione”
Il presidente dell’Ordine degli Architetti di Trapani Gianfranco Naso ha scelto una posizione più di mediazione. Nessuna chiusura al progetto MAB, anzi. «Auspichiamo fortemente che questo progetto vada avanti», ha detto, riconoscendo però le paure espresse dagli operatori del porto. Per Naso il vero nodo è il metodo: il programma UNESCO nasce dal basso, attraverso partecipazione e condivisione, e proprio per questo non può ignorare le comunità direttamente coinvolte. Da qui la proposta di rivedere i confini della candidatura: «Credo che l’unica soluzione sia rimodulare eventualmente la perimetrazione». Gli architetti si sono detti pronti a collaborare mettendo a disposizione la conoscenza tecnica del territorio pur di evitare una rottura definitiva tra porto e candidatura UNESCO.
Gli Ingegneri: “I posti di lavoro non si toccano”
Sulla stessa linea anche il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Giuseppe Galia, che ha insistito sulla necessità di una candidatura “condivisa”. «I posti di lavoro non si toccano», ha detto in modo netto, ricordando che oltre al porto esiste tutta una zona industriale e artigianale che rischia di essere coinvolta indirettamente dalla nuova perimetrazione. Galia ha chiesto più tempo per approfondire gli aspetti tecnici e amministrativi del progetto: «Se il MAB deve partire dal basso, allora tutti devono essere consapevoli di ciò che si sta facendo». Gli ingegneri si sono detti pronti a partecipare ai tavoli tecnici, ma hanno confermato che sul territorio esistono preoccupazioni reali e non “campate sul muro”.
Gaspare Panfalone: “Il porto rischia un danno erariale enorme”
L’intervento più politico e incendiario è stato quello di Gaspare Panfalone, presidente della Riccardo Sanges & C. e delegato Assiterminal. Panfalone ha attaccato frontalmente il metodo seguito dal comitato promotore e ha difeso il porto come motore economico del territorio. «Siamo qua perché la perimetrazione ha compreso il porto», ha detto, ricordando che l’Autorità portuale “padrona di casa” non era stata coinvolta. Panfalone ha respinto l’idea che gli operatori siano nemici dell’ambiente: «Siamo più ambientalisti di tanti altri». Ma ha avvertito che il rischio economico sarebbe enorme. La parola chiave del suo intervento è stata una: danno erariale. «Parliamo di milioni di euro l’anno», ha detto riferendosi ai canoni, ai traffici e agli investimenti che potrebbero essere compromessi. Ha citato dragaggi, waterfront, deposito fiscale, energia e crescita del porto, ricordando anche il recente aumento del 40% nei traffici energetici. «Chi ci ripaga degli investimenti già fatti?», ha chiesto. E poi l’affondo finale: «Noi su questa cosa ci avete tirati voi senza dare la giusta importanza al nostro ruolo».
Giacomo D’Alì Staiti: “Trapani non è una città con un porto, ma un porto con una città”
Più articolato e strategico l’intervento di Giacomo D’Alì Staiti, presidente della SOSALT, principale produttore di sale marino di Trapani. D’Alì si è detto favorevole alla candidatura UNESCO, definendola «fortemente propulsiva per il territorio», ma ha criticato il metodo utilizzato. «Noi siamo stati ascoltati, ma non coinvolti», ha spiegato. Secondo D’Alì, chi vive e lavora nelle saline avrebbe dovuto partecipare direttamente alle scelte sulla governance e sulla perimetrazione. Poi il passaggio più forte sul porto: «Trapani non è una città con un porto, ma un porto con una città attorno». Un’immagine che sintetizza la centralità economica dello scalo nella vita del territorio. Anche SOSALT, che esporta sale all’estero, dipende direttamente dall’efficienza portuale. Per questo D’Alì ha chiesto una mediazione che permetta di tenere insieme tutela ambientale e sviluppo industriale.
Luigi Morana: “Andiamo avanti, ma ascoltandoci davvero”
Più dialogante l’intervento di Luigi Morana, rappresentante dell’agenzia marittima. Morana ha ammesso che la comunicazione iniziale della Camera di Commercio verso il cluster portuale “non è stata ottimale”, ma ha invitato tutti a non rompere definitivamente il tavolo. «Io personalmente sono d’accordo per andare avanti», ha spiegato, purché si costruisca un percorso condiviso. Morana ha ricordato che Trapani sta già discutendo di ZES, ultimo miglio, autoporto e sviluppo infrastrutturale e che il progetto MAB dovrà necessariamente fare i conti con questa trasformazione economica. Poi la richiesta al commissario Giuseppe Pace: fermarsi un momento e riaprire il confronto. «Sediamoci tutti attorno a un tavolo di concertazione», ha detto. La sua conclusione è stata quasi un appello: «Andiamo avanti, ma ascoltandoci davvero».
Il prossimo round: ecco quando
Il prossimo passaggio decisivo è la riunione del Comitato promotore fissata per martedì 19 maggio, nella quale dovrà essere discussa la proposta avanzata dal commissario della Camera di Commercio Giuseppe Pace: escludere porto di Trapani e area industriale dalla perimetrazione della candidatura MAB UNESCO.
È il tavolo che dovrebbe formalizzare la “mediazione” dopo settimane di scontri tra operatori portuali, Camera di Commercio, WWF e promotori del progetto.
Prima ancora, però, il confronto politico e tecnico più importante è stato il tavolo istituzionale del 15 maggio a Palermo, convocato con il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente, dell’Autorità portuale guidata da Annalisa Tardino, del cluster marittimo e del comitato promotore.
Sul calendario pesa anche la scadenza finale: il dossier della candidatura “Saline di Sicilia” deve essere trasmesso al Ministero entro il 30 giugno per proseguire l’iter UNESCO.