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02/05/2026 06:00:00

Trapani. Turano e Tranchida, la resa dei conti

Rapporto politico chiuso, archiviato, messo in naftalina come certe alleanze che durano giusto il tempo di una stagione elettorale. Tra Mimmo Turano e Giacomo Tranchida non c’è più nulla da dirsi — e infatti se le cantano rigorosamente a distanza, affidandosi alla stampa, che in questi casi diventa il perfetto campo di battaglia per guerre fredde mai troppo fredde.

 

Niente più frecciatine, quelle presuppongono ancora una certa eleganza: qui si tira con l’arco intero, corde comprese. Con uno schema ormai rodato. Da un lato Turano, impassibile, quasi zen, capace di dire molto senza mai alzare il tono. Dall’altro Tranchida, che alla diplomazia preferisce la schiettezza — o, più spesso, lo scatto d’ira — trasformando ogni replica in un piccolo comizio a caldo.

 

La questione

Il sindaco di Trapani ha chiesto le dimissioni del presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo, mentre Turano dissente da questa linea.

Dimissioni a seguito del passaggio all’opposizione di Trapani Tua: ecco la risposta di Turano: “La richiesta di dimissioni di Mazzeo è surreale, come se il dissenso politico potesse essere cancellato per decreto. Quando si perde la maggioranza, invece di cercare complotti, bisognerebbe forse interrogarsi sulle proprie responsabilità”.

E poi l’affondo, con un colpo di coda: “Quanto alle dimissioni, temo sia più probabile che arrivino prima le sue: così potrà finalmente sentirsi libero di correre verso nuovi e più alti orizzonti politici, che da tempo sembrano interessare molto più dell’amministrazione quotidiana della città. La politica seria non vive di nemici immaginari, ma di rispetto, confronto e responsabilità. Tutto il resto è solo teatro. E a Trapani, francamente, il sipario sta calando”.

 

Tranchida: Turano fa capriole politiche

La replica non è tardata ad arrivare: il sindaco di Trapani parla di “capriole politiche” di Turano, evoca nervosismi, lascia intendere più di quanto dica, ma lo fa con il consueto stile diretto. Perché, se è vero che Turano resta fedele alla linea del tono basso, quasi notarile, è altrettanto evidente che Tranchida non ha alcuna intenzione di abbassare i decibel. Anzi, li alza. E trasforma ogni passaggio in un atto d’accusa.

Tranchida parla di un documento sottoscritto otto anni fa da Turano per il governo della città di Trapani: “Con le tue capriole politiche stai provando a dimostrare al centrodestra trapanese, che in verità consideri fatto da tanti ‘nessuno’, che sei l’ago della bilancia, che rappresenti il ‘bello e il cattivo tempo’ tanto ad Erice quanto oggi a Trapani. Insomma, una sorta di click day come quello in voga in alcuni assessorati regionali. Non so bene, per la verità, come funzioni a proposito di formazione professionale… Comunque ti ritrovo nervoso… invece di dire la verità ai trapanesi e ai tuoi elettori, e cioè che, per tua personale ed esclusiva convenienza politica — una sorta di figliol prodigo — hai deciso di staccare la spina, te la prendi con me accusandomi financo di possesso personale delle istituzioni”.

 

 

 

Tranchida-Turano-Antonini

Il sindaco rimanda al mittente le accuse di non servire la comunità, e accusa Turano di avere lasciato sola la città quando era sotto il bersaglio di Valerio Antonini:

“No Mimmo, i trapanesi — e mi auguro anche le preposte autorità inquirenti, alle quali ho fatto e continuo a fare le doverose denunce — sanno bene che io ho servito e cercato di difendere Trapani e la dignità dell’istituzione Comune e dei cittadini trapanesi tutti, da ogni violenza e minaccia (peraltro sanzionabile anche ai sensi dell’art. 338 c.p.), mentre tu ed altri, assai deboli di schiena, vi siete girati dall’altra parte proprio dall’estate del 2025, di fronte alle minacce del dott. Antonini.

Anzi, nell’afosa polemica estiva — mi correggo — la tua coraggiosa preoccupazione (…medaglia al valore?!) era prodiga nel non far tirar in ballo l’avvocato Schifani. Il consigliere Mazzeo, da te gratificato in ogni sua desiderata, financo sacrificando i consiglieri Poma, Carpenteri e Braschi (oltre che Accardo), e financo… Briale, merita di essere sfiduciato anche per un altro motivo: a nessuno è consentito di tenere in ostaggio politico ben otto consiglieri comunali eletti dal popolo e liberi nell’esercizio democratico delle funzioni, con la violenta procedura della paventata decadenza… tanto cara al dott. Antonini, che quantomeno non ne fa mistero nella sua criminale visione politica”.

Accuse molto pesanti e la chiosa: “Stai sereno Mimmo, l’opera sulla quale calerà il sipario non è di nobile teatro, ma di smascherata commedia, che ti ha visto protagonista, ma che non sarà replicabile, neanche se cambia il Valerio protagonista. Senza rancore, ma con un sorriso vero e sincero, quello della sincerità vera, sempre e comunque”.

 

Lettere a Lucilio

Viene quasi da pensare che, più che comunicati stampa, siano moderne “lettere a Lucilio”: riflessioni pubbliche travestite da repliche, dove il destinatario è uno ma il pubblico è molto più ampio. Solo che qui, al posto della misura di Seneca, prevale il gusto della stoccata, e al posto della filosofia resta la politica, quella meno nobile.

E così, senza eleganza epistolare, resta una certezza: quando il dialogo si sposta sulle pagine dei giornali, il rapporto è già finito da un pezzo.



Indiscreto | 2026-05-02 06:00:00
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