Una storia di violenza domestica lunga anni, fatta di umiliazioni, minacce e paura. E conclusa con una condanna pesante. Il Tribunale di Alcamo ha inflitto 9 anni di reclusione a un uomo riconosciuto colpevole di maltrattamenti e sequestro di persona nei confronti della moglie. Un caso che ha trovato conferma anche grazie a una testimone chiave: la figlia minorenne della coppia.
La violenza e il sequestro in casa
La vicenda è emersa con chiarezza nel corso del processo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe sottoposto la moglie a continue violenze fisiche e psicologiche, fino a un episodio particolarmente grave: il sequestro in casa.
Era il 10 dicembre 2024 quando la polizia, dopo aver scoperto che la donna era tenuta chiusa nell’abitazione, è intervenuta liberandola. Gli agenti, una volta entrati, si sono trovati di fronte a una situazione drammatica, con evidenti segni di violenza in atto.
Una relazione segnata da abusi
La donna, costituitasi parte civile, ha raccontato un lungo periodo di soprusi. Una relazione segnata da aggressioni, minacce e angherie, che l’avevano progressivamente isolata e piegata anche dal punto di vista psicologico.
Quando ha deciso di lasciare il marito, la situazione è precipitata. L’uomo, secondo quanto emerso, l’avrebbe raggiunta, trascinata fuori dall’auto, minacciata e costretta a tornare a casa, dove l’ha chiusa a chiave, sottraendole anche il cellulare per impedirle di chiedere aiuto.
Solo dopo diverse ore, la donna è riuscita a contattare la polizia e a essere liberata.
Le indagini e il ruolo della figlia
Le indagini hanno fatto emergere un quadro ancora più ampio di violenze. Non si trattava di un episodio isolato: già dal 2018, secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe messo in atto comportamenti vessatori e offensivi nei confronti della moglie.
Fondamentale, nel processo, è stata la testimonianza della figlia minorenne. La ragazza ha assistito più volte alle aggressioni e ha confermato le vessazioni subite dalla madre, contribuendo in modo decisivo alla ricostruzione dei fatti.
La sentenza
Il processo, celebrato davanti al giudice Roberta Nodari, si è concluso lo scorso 22 aprile con la condanna a 9 anni di carcere. Per l’imputato è stata disposta anche l’applicazione della misura di sicurezza e, una volta scontata la pena, l’allontanamento dalla residenza familiare con divieto di avvicinamento alla vittima.
Oltre alla pena detentiva, l’uomo dovrà versare una provvisionale di 25 mila euro alla moglie e sostenere le spese legali, per un totale di circa 4 mila euro.