Con una sentenza emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Trapani Roberta Nodari si chiude un capitolo di una vicenda giudiziaria trapanese avviata sugli sviluppi della violenta rapina commessa nell’abitazione dei coniugi Salone (entrambi medici trapanesi) nell’agosto del 2019. All’indomani della rapina, infatti, mentre le attività d’indagine si orientavano alla ricerca degli autori dell’episodio criminale, incidentalmente venivano intercettate anche alcune conversazioni telefoniche tra Michele Orlando (cl. ’72), Maurizio Bua e Massimiliano Sala, nel corso delle quali si faceva riferimento all’intermediazione dei tre volta alla restituzione di attrezzature da bar oggetto di furto ai danni del lido balneare Isla Blanca.
I tre finivano, quindi, sotto processo con l’accusa di estorsione. Rispettivamente, Orlando per avere assunto il ruolo di intermediario fra le richieste dei Palermo (presunti autori del furto) e la parte offesa Caterina Naso, comproprietaria del lido balneare Isla Blanca e, quindi, dei beni sottratti; Maurizio Bua perché, su mandato di Orlando, avrebbe preso contatti con la Naso per trasmetterle la richiesta di denaro dei Palermo; e Sala, uomo di fiducia di Orlando, perché – per tramite dello stesso – si sarebbe occupato della riconsegna dei beni sottratti allo stabilimento balneare, ricevendo in cambio rassicurazioni sulla possibilità di essere assunto per la stagione estiva nello stesso stabilimento balneare.
Nel corso del processo, però, gli avvocati difensori Luigi Pipitone, Natale Pietrafitta e Marcella Buttitta sono riusciti a dimostrare che “l’intermediazione, seppur vi sia stata, ha avuto unicamente lo scopo di sostenere le sorti della stessa Naso, rappresentando che, in particolar modo l’Orlando, avrebbero operato nell’esclusivo interesse di costei, tanto da esser emerso che il prezzo per la restituzione dei beni sottratti sarebbe stato, addirittura, pagato direttamente e personalmente dallo stesso Orlando Michele il quale, poi, avrebbe esonerato, della relativa refusione, la stessa Naso”. In tal modo, nonostante le richieste di condanna avanzate dal pubblico ministero (che per Orlando e Sala aveva chiesto 3 anni e 8 mesi di carcere), gli imputati sono stati assolti con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.