I giorni di Calatafimi: dopo 14 anni torna la Festa del Santissimo Crocifisso
C’è un momento, nelle comunità, in cui il tempo sembra piegarsi su se stesso. In cui passato e presente si incontrano e si riconoscono. A Calatafimi Segesta quel momento ha un nome preciso: la Festa del Santissimo Crocifisso. Dopo quattordici anni di attesa, la città è tornata dentro il suo rito più profondo, quello che affonda le radici nel Seicento e che, ancora oggi, continua a definire identità, appartenenza e memoria collettiva. Non è solo una festa religiosa. È qualcosa di più stratificato, più complesso. È racconto, è tradizione, è comunità. Ed è soprattutto attesa: quella che culmina nei giorni dell’1, 2 e 3 maggio, quando l’intera città si mette in movimento.
Una devozione che nasce nel Seicento
Le origini della festa risalgono al 1657, nel pieno del XVII secolo. Come spesso accade nelle tradizioni popolari siciliane, la devozione al Santissimo Crocifisso è legata a eventi ritenuti miracolosi, che hanno rafforzato nel tempo il legame tra la popolazione e il simbolo sacro.
Da allora, la celebrazione è diventata un appuntamento irrinunciabile, capace di attraversare i secoli e di adattarsi ai cambiamenti senza perdere la propria essenza.
Il rito che apre il tempo della festa
Tutto è cominciato a Pasqua, con un gesto antico che si ripete da secoli. Dopo la messa, la Santa Croce d’argento – donata nel 1776 dal ceto dei Mugnai – viene portata dalla Chiesa del SS. Crocifisso al Santuario di Maria Santissima di Giubino. È un momento simbolico fortissimo: la Croce lascia la città per un percorso di trenta giorni, quasi un tempo sospeso. A CAA compiere questo gesto, quest’anno, è stato il più giovane sacerdote della comunità, don Giuseppe Bruccoleri.
La Croce resta al santuario fino al 30 aprile, quando torna in città in processione, preceduta da bambini che portano oggetti sacri in oro e argento. Un patrimonio artigianale che racconta il dialogo storico tra Palermo e Trapani e che restituisce il senso estetico e devozionale del Seicento.
I Ceti: la struttura sociale che diventa rito
Se c’è un elemento che rende unica questa festa, sono i “Ceti”. Borgesi, Maestranza, Cavallari, Massari, Macellai, Mugnai, Ortolani, Pecorai e Caprai: non semplici categorie professionali, ma vere e proprie identità collettive. Ognuna con i propri simboli, i propri rituali, il proprio modo di partecipare.
I Ceti sono il cuore della festa. Rappresentano la storia del lavoro, dell’economia rurale e artigiana, ma anche la struttura sociale di un tempo che continua a vivere nella ritualità contemporanea. Il loro omaggio al Crocifisso non è solo un atto di fede: è un gesto che lega il sacro alla vita quotidiana, alla terra, ai raccolti, alla sopravvivenza stessa della comunità.
La città laboratorio: preparativi e condivisione
Nelle settimane che precedono la festa, Calatafimi si trasforma. Le case diventano laboratori. Le famiglie si riuniscono. Si lavora insieme per preparare i doni: confetti, noccioline, arachidi, cucciddati, miliddi, panuzzi. Arrivano tonnellate di prodotti, si confezionano sacchetti, si tramandano gesti. È un lavoro paziente, silenzioso, ma fondamentale. Perché è proprio qui che la festa trova il suo significato più autentico: nel fare comunità.
Il messaggio del Vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli
Cari fratelli e sorelle, in punta di piedi entriamo insieme nel mistero della festa del Crocifisso.
I nostri padri hanno trovato nel Vangelo, nella liturgia, nella storia personale e comunitaria una sorgente viva che ha coinvolto tutti nella contemplazione di Colui che, dalla croce, giudica la storia; nella contemplazione dell’uomo dal costato aperto fino alla fine dei tempi; nella contemplazione dell’Uomo della Pasqua che continua a offrirsi come cibo e bevanda di vita sull’altare.
Nel primo millennio cristiano è stato venerato anzitutto il Crocifisso regale. La Croce era segno del suo ritorno vittorioso alla fine della storia, come giudice dei vivi e dei morti. In tante parti del mondo, con sguardo “sereno e severo” (Sant’Agostino), Egli guida la storia e attende ogni uomo al termine della vita.
Nel secondo millennio, la Croce è diventata segno della sofferenza atroce che l’uomo Gesù ha vissuto per amore dell’umanità. Il Crocifisso sofferente, con i segni della flagellazione, della coronazione di spine e dei chiodi nelle mani e nei piedi, si è imposto alla nostra venerazione ed è giunto fino a noi, in Sicilia, nel nostro paese.
Poco prima dell’inizio del terzo millennio, la riforma liturgica ci ha introdotti all’incontro con il Crocifisso pasquale. Su ogni altare, accanto al pane e al vino consacrati, è posto il Crocifisso vicino al cero pasquale. Esso è profondamente legato al mistero della morte e risurrezione, al sacrificio che ogni sacerdote rinnova fino alla fine dei tempi.
Viviamo questa festa solenne 2026 lasciandoci guidare dalla Madonna, che ci introduce nella contemplazione dei tre aspetti del volto di Gesù: il Crocifisso regale (Giudice), il Crocifisso sofferente (Figlio dell’uomo), il Crocifisso pasquale (Figlio di Dio).
Timore, condivisione e speranza di risurrezione per il nostro paese, per le famiglie e per ciascuno di noi.
Buona festa a tutti: piccoli e grandi, sacerdoti e laici, residenti, visitatori e turisti!
Il ritorno dopo 14 anni, il sindaco Gruppuso: "un momento storico"
Il valore di questa edizione è amplificato dall’assenza lunga quattordici anni. Il sindaco Francesco Gruppuso lo ha definito “un momento storico”, parlando di una firma – quella sulla licenza della festa – che va oltre la burocrazia per diventare atto simbolico. È storia, perché si riabbraccia una tradizione secolare. È fede, perché si rinnova la devozione al Patrono. È rinascita, perché la comunità torna a ritrovarsi unita.
Parole che trovano eco anche nel presidente del Comitato festa, Vito Mancuso, che sottolinea il valore dell’appartenenza e della famiglia, e nell’arciprete don Vincenzo Basiricò, che offre una chiave spirituale potente: “condurre una croce a fiorire significa affidare le sofferenze alla Madre perché possano risorgere”.
Firmare questo documento significa dare il via libera definitivo a un ingranaggio di passione, fatica e orgoglio che coinvolge migliaia di persone. È un impegno preso con la nostra storia e con le nuove generazioni che, per la prima volta, vivranno questo splendore.
"Siamo pronti a onorare il SS. Crocifisso insieme alla Chiesa, ai Ceti, al popolo e a quanti saranno presenti in questi tre giorni di festa. Siamo pronti a mostrare al mondo la bellezza, il vigore e la devozione della nostra terra. È stato un percorso burocratico lunghissimo e, per molti tratti, estenuante. Ha messo a dura prova tutti gli attori coinvolti: l’Amministrazione Comunale, la Giunta Municipale e il Consiglio Comunale gli uffici competenti, i dipendenti e i funzionari (Ing. S. Bonaiuto, comandante M. Speciale, dott. G. Collura, dottoressa D. Todaro e il segretario comunale S. Sala), i meravigliosi Ceti, il Clero locale Don Boniface e Don Enzo, l'Amministrazione del SS. Crocifisso, l'associazione APS SS. Crocifisso e l'intera comunità calatafimese".
I giorni della Festa: tra rito e spettacolo
Dal 30 aprile al 3 maggio, la città entra nel cuore della celebrazione.
Il programma alterna momenti religiosi e manifestazioni popolari: dalle celebrazioni eucaristiche alle processioni allegoriche, dagli omaggi dei Ceti ai cortei accompagnati dalle bande musicali. Particolarmente suggestivi sono i carri, come quello dei Massari, e i momenti simbolici come il lancio dei panuzzi, segno di condivisione e abbondanza.
Il culmine arriva il 3 maggio, con la solenne processione dei simulacri del Santissimo Crocifisso e di Maria Santissima di Giubino, seguita dal ritorno al santuario e dai giochi d’artificio che chiudono la festa.
30 APRILE
07.00 Scampanio sacri bronzi · 09.30 Giro Banda “Città di Calatafimi Segesta” · 10.30 Trasporto Simulacro Maria SS. di Giubino → Chiesa SS. Crocifisso (con Banda, Cavallari, I.C. “F. Vivona”) · 11.30 Celebrazione Eucaristica · 17.30 Trasporto Santa Croce dal Santuario di Giubino → Chiesa SS. Crocifisso (con Banda e Mugnai; Don Emanuel Mancuso, fanciulli con oggetti sacri) · 19.00 Celebrazione Eucaristica
1 MAGGIO
07.00 Mortaretti + scampanio · 10.00 Celebrazione Eucaristica · 12.00 Processione Sacro-Allegorica (Ut omnes unum sint) – partenza Chiesa SS. Crocifisso · 15.00 Omaggio Maestranza – Via Verdi 24 · 15.15 Omaggio Ceti Riuniti – Corso Vittorio Emanuele · 16.00 Omaggio Cavallari – Corso Garibaldi 298 · 18.00 Omaggio Borgesi SS. Crocifisso – Via Benedetto Vivona 17 · 19.30 Carro dei Massari + cucciddati – Via Arato 19
2 MAGGIO
07.00 Mortaretti + scampanio · 10.00 Celebrazione Eucaristica · 12.00 Processione Sacro-Allegorica – partenza Chiesa SS. Crocifisso · 15.00 Omaggio Maestranza – Via Brandis 19 · 15.15 Omaggio Ceti Riuniti – Corso Vittorio Emanuele · 16.00 Omaggio Cavallari – Via Affacciatura · 18.00 Omaggio Borgesi SS. Crocifisso – Via Alcide De Gasperi 137 · 19.30 Carro dei Massari – Via Cap. Adamo 23
Il caso ha aperto un dibattito più ampio sul rapporto tra tradizione e sensibilità contemporanea, tra norme e cultura. Il sindaco Gruppuso ha richiamato il rispetto della normativa vigente, sottolineando come l’iniziativa non costituisse illecito, ma ha anche riconosciuto la legittimità del confronto pubblico.
Dopo le proteste, e anche una petizione online, il vitello non è stato più utilizzato come premio, ma la vicenda resta emblematica di una tensione sempre più presente: quella tra pratiche storiche e nuove sensibilità sociali.
Una festa che definisce una comunità
La Festa del Santissimo Crocifisso non è una celebrazione come le altre.
È “la” festa di Calatafimi Segesta. Quella che la racconta, che la tiene insieme, che ne custodisce l’anima.
Dopo quattordici anni di silenzio, il ritorno di questo rito non è soltanto un evento: è un passaggio. Un ritorno alle radici, ma anche un nuovo inizio.
E mentre le campane suonano, i Ceti si preparano e la città si riempie di gesti antichi, Calatafimi Segesta fa quello che ha sempre fatto: ritrovarsi. Insieme.
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