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29/04/2026 06:00:00

Trapani, adesso il dossier Mab Unesco è in un vicolo cieco

Il dossier Unesco sulle Saline di Trapani e Marsala è entrato in un vicolo cieco. E questa volta a dirlo, nero su bianco, sono le principali organizzazioni degli operatori del porto, con un nuovo documento formale che segna un ulteriore irrigidimento della posizione.

 

La nota, firmata il 22 aprile e indirizzata a Comune, Autorità portuale, Capitaneria e altri soggetti istituzionali, mette in discussione uno dei punti cardine della narrazione ufficiale: l’assenza di vincoli per il porto. Secondo i firmatari, quelle rassicurazioni “non risultano allo stato supportate da atti giuridicamente vincolanti” .

 

Un passaggio chiave, perché sposta il confronto dal piano politico a quello giuridico.

 

“Non ci sono vincoli”? Solo sulla carta

 

Il documento parte da una premessa: il programma MaB non introduce vincoli diretti nell’ordinamento italiano. Ma è uno strumento di “soft law internazionale” capace di produrre effetti indiretti nei procedimenti amministrativi e nelle scelte di pianificazione .

 

Tradotto: anche senza norme vincolanti, il riconoscimento Unesco può cambiare il modo in cui si autorizzano opere, si valutano progetti e si prendono decisioni.

 

E infatti, richiamando le Linee guida nazionali, gli operatori sottolineano che ogni iniziativa sarà comunque sottoposta a un giudizio di compatibilità con il programma MaB. Un filtro che, di fatto, può incidere sulle attività economiche.

 

Il precedente Venezia e i rischi per Trapani

 

Per sostenere questa tesi viene citato un caso concreto: Venezia. Un sito Unesco che, pur senza vincoli normativi diretti, ha progressivamente rafforzato le istanze di tutela ambientale e paesaggistica, incidendo sulle scelte amministrative e sull’operatività portuale .

 

Il parallelismo è chiaro: anche per Trapani il rischio è che l’inserimento nel perimetro MaB produca effetti analoghi.

 

E le conseguenze vengono elencate in modo puntuale.

 

Dragaggi, banchine, investimenti: cosa potrebbe cambiare

 

Secondo il documento, interventi strategici per il porto potrebbero subire un aggravamento delle procedure autorizzative:

dragaggi portuali, con verifiche ambientali più stringenti;

realizzazione del waterfront e nuove banchine, esposte a valutazioni di compatibilità paesaggistica;

nuove infrastrutture, come la stazione marittima, soggette a criteri più rigidi .

 

Non divieti formali, ma un aumento di tempi, costi e incertezza. Un elemento che, per un sistema portuale, può fare la differenza.

 

Un impatto strutturale, non episodico

 

Il documento insiste su questo punto: non si tratta di effetti marginali o temporanei. Ma di un possibile aggravamento strutturale dei processi decisionali.

 

Il riconoscimento MaB, pur non modificando formalmente le norme, può influenzare l’esito delle valutazioni ambientali (VIA e VAS), ampliando la discrezionalità delle amministrazioni e legittimando prescrizioni più restrittive . Con un effetto diretto sulla competitività del porto, che si basa su rapidità e certezza delle decisioni.

 

Energia e occupazione: il nodo strategico

 

C’è poi un passaggio che amplia ulteriormente il quadro. Gli operatori segnalano il rischio che l’inclusione del porto nel perimetro MaB possa incidere anche su progetti legati all’energia, come i parchi eolici offshore. Interventi considerati strategici non solo per il territorio, ma per l’intero sistema nazionale, legati alla sicurezza energetica e alla transizione ecologica .

 

In questo scenario, l’aumento dell’incertezza autorizzativa potrebbe scoraggiare investimenti e compromettere opportunità di sviluppo.

 

Le ricadute, si legge, sarebbero significative: perdita di competitività, riduzione dei traffici, rischio per centinaia – se non migliaia – di posti di lavoro .

 

“Rassicurazioni senza valore giuridico”

 

Altro punto centrale: le rassicurazioni pubbliche.

 

Secondo il documento, le dichiarazioni secondo cui non ci sarebbero vincoli aggiuntivi non hanno valore normativo, non vincolano le amministrazioni nei procedimenti futuri e non escludono l’introduzione di limitazioni indirette . In sostanza, non bastano a eliminare i rischi evidenziati.

 

La richiesta: una valutazione negativa

 

La conclusione è netta. Gli operatori chiedono che Comune e Autorità portuale esprimano una valutazione negativa sulla candidatura, coerente con l’impatto “reale e concreto” evidenziato.

E parlano di un rischio “immediato e non trascurabile” per lo sviluppo del porto e per il suo ruolo strategico nel contesto economico .

 

Il nodo che resta

 

Questo nuovo documento cambia ancora una volta il quadro. Perché non mette in discussione solo il metodo, ma anche il merito del progetto.

E si innesta su un contesto già segnato dall’esposto sulla gestione della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco e dal silenzio della direzione della Riserva, gestita dal WWF, che finora non ha fornito risposte.

Il risultato è uno stallo evidente. Da una parte un progetto che punta al riconoscimento internazionale. Dall’altra un sistema economico che vede crescere i rischi.

Nel mezzo, una domanda che resta senza risposta.

 

Che cos’è davvero il programma MaB Unesco

 

Per capire la portata del confronto, serve però chiarire di cosa si sta parlando. Il Programma “L’uomo e la biosfera” (Man and the Biosphere – MaB) è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971. L’obiettivo è promuovere un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente, basato sulla tutela della biodiversità e su modelli di sviluppo sostenibile.

Non è un sistema di vincoli in senso stretto. Il MaB lavora piuttosto su un altro piano: quello della gestione. Utilizza le scienze naturali e sociali, l’economia e l’educazione per migliorare la qualità della vita delle comunità e, allo stesso tempo, proteggere gli ecosistemi, favorendo pratiche di sviluppo compatibili dal punto di vista ambientale, sociale e culturale.

Le Riserve della Biosfera – che sono lo strumento operativo del programma – comprendono aree terrestri, costiere o marine in cui si sperimentano modelli di convivenza tra attività umane e ambiente. Non musei naturali, ma territori vivi, dove si punta a conciliare conservazione, sviluppo e ricerca scientifica, con il coinvolgimento diretto delle comunità locali.

È proprio qui che nasce il punto di equilibrio, ma anche il nodo del dibattito. Perché il MaB non introduce automaticamente divieti, ma orienta le scelte. E questo significa che ogni decisione – dagli interventi infrastrutturali alla pianificazione urbana – deve misurarsi con criteri di compatibilità ambientale e sostenibilità. Non un vincolo formale, ma un indirizzo che può incidere, nel tempo, sulle scelte amministrative e sullo sviluppo del territorio.

 

La visita dell’assessore Savarino e il sostegno al modello della Riserva

 

Sul dossier è intervenuta anche l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino, che il 24 aprile ha visitato la Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco. Una visita istituzionale che ha avuto anche un significato politico: ribadire il valore del modello costruito in trent’anni di gestione. Accompagnata dalla direttrice Silvana Piacentino e dai vertici del Dipartimento Ambiente, Savarino ha parlato di “risultati concreti”, sottolineando come nella Riserva convivano tutela della biodiversità, produzione del sale, ricerca scientifica e turismo sostenibile. I numeri – oltre 240 specie di uccelli censite e più di 440 specie vegetali – sono stati portati come prova di un equilibrio possibile tra ambiente e attività economiche. Non a caso, durante la giornata, si è parlato anche della candidatura al programma MaB Unesco, sostenuta dalla Regione insieme alla Camera di Commercio e agli enti locali. Un passaggio che rafforza la linea istituzionale: il progetto viene presentato come un’evoluzione naturale di un’esperienza già consolidata, capace di coniugare tutela e sviluppo. Una visione che però, alla luce delle contestazioni degli operatori portuali e dei dubbi sollevati sugli atti della governance della Riserva, si inserisce in un contesto sempre più conflittuale.



Native | 25/04/2026
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