Scandalo referti. Gallo e gli altri casi. La catena della tragedia all'Asp di Trapani
“Il vero cancro è nella sanità”. Sono le parole, forti, pesanti, che Maria Cristina Gallo ripeteva dopo aver denunciato pubblicamente i ritardi nella refertazione degli esami istologici all’Asp di Trapani. L’insegnante di Mazara del Vallo ha dovuto aspettare otto mesi per il suo referto. Nel frattempo il cancro era andato in metastasi, morirà qualche mese dopo. La sua denuncia scoperchiò un sistema fatto di ritardi, omissioni, inefficienze, cattiva gestione della sanità.
E proprio il caso di Maria Cristina Gallo nella perizia viene citato come l'esempio più critico e drammatico del sistema refertazione, che ha impiegato otto mesi per produrre un esito diagnostico, con conseguenze fatali per la paziente. La perizia ricostruisce minuziosamente i tempi di gestione del campione istologico, evidenziando un ritardo definito “biblico”.
Le tappe del ritardo A dicembre 2023 la paziente viene operata a Mazara del Vallo e il campione viene accettato dall'Anatomia Patologica di Castelvetrano Il 15 marzo 2024 avviene una prima analisi macroscopica, ben tre mesi dopo l’accettazione. Il 9 luglio 2024 viene effettuata una successiva analisi dei vetrini. Il 9 agosto 2024 il referto finale viene firmato dal Dott. Messina ed emesso, totalizzando circa 8 mesi di attesa dal prelievo.
Perché il ritardo? L'attesa di otto mesi non è stata un caso isolato, ma il frutto di specifiche falle del sistema ASP, la perizia parla di: Errore di Triage iniziale: il campione era stato inviato con una diagnosi di "presunta benignità" (mioma). Questo ha fatto sì che la richiesta fosse considerata priva del carattere di urgenza, finendo sommersa dall'arretrato di circa 3.000 casi pendenti. Carenza di Personale: al momento dei fatti, l'unità operativa soffriva di una vacatio d'organico del 55%, rendendo impossibile la gestione tempestiva dei campioni non classificati come urgenze oncologiche immediate. Gestione Personalistica: il dottor Messina pretendeva di visionare e firmare personalmente tutti i referti, inclusi quelli dei colleghi, creando un ulteriore "collo di bottiglia" burocratico. Mancanza di Alert: il software ATHENA, che avrebbe potuto segnalare il ritardo attraverso alert visivi (codice arancione per esami scaduti), era stato disabilitato o non veniva utilizzato correttamente dalla Direzione. Il mancato utilizzo del software ATHENA è stata una scelta deliberata della Direzione del dottor Messina, avrebbe deciso autonomamente di scollegare i sistemi delle unità di Trapani e Castelvetrano per impedire che una struttura potesse osservare il lavoro dell’altra. E’ stato anche evidenziato il basso livello di conoscenza del sistema da parte degli operatori. Alcune applicazioni cruciali per l'efficienza, come gli alert sulle scadenze e i sistemi di reportistica statistica, sono state volutamente disattivate o mai attivate. Questo ha impedito alla Direzione Strategica di avere un quadro mensile oggettivo dei tempi di refertazione (TAT). C’era una totale mancanza di collegamento regionale, limitando la possibilità di integrazione e supporto esterno. I periti hanno concluso che ATHENA è stato sottoutilizzato e manipolato per evitare il monitoraggio dei ritardi, trasformando uno strumento di efficienza in un sistema "cieco" rispetto alla crisi che stava maturando.
Il “sistema” ALPI di Messina A questo si aggiunga che il dottore Domenico Messina si avvaleva del cosiddetto ALPI (Attività Libero-Professionale Intramuraria), un ulteriore profilo critico evidenziato dalla perizia, poiché delinea l'esistenza di un "canale privilegiato" per le prestazioni private a discapito del servizio pubblico. Le indagini e le testimonianze hanno rivelato che i campioni istologici derivanti dall'attività libero-professionale di Messina (svolta dal 2011 fino al suo pensionamento nel 2024) non hanno mai subito ritardi, a differenza dei circa 3.000 esami arretrati del canale pubblico. Mentre i pazienti pubblici attendevano fino a 10 mesi, i referti ALPI venivano consegnati regolarmente e senza accumuli. E’ stata segnalata una "tempestiva invasione" di istologici ordinati in attività ALPI nel flusso di lavoro del laboratorio, che aggiungeva circa 600 esami istologici all'anno al carico dell'unità operativa, contribuendo a saturare le scarse risorse di personale disponibili. Si rilevava infatti che in alcuni periodi (come nel 2023) la prevalenza delle prestazioni ALPI rispetto a quelle istituzionali era netta, nonostante i volumi della libera professione dovessero restare, per legge, inferiori o equilibrati rispetto all'attività pubblica.
La conseguenza L’impatto clinico su Maria Cristina Gallo fu la consegna di un tumore dallo stadio I allo Stadio IV. I periti indicano gli otto mesi di ritardo come “silenzio diagnostico”, quindi la progressione irreversibile della malattia. All'inizio (Gennaio 2024): il tumore (leiomiosarcoma) era allo Stadio I (limitato all'utero), con una probabilità di sopravvivenza a 5 anni del 51-76%. Alla refertazione (Agosto 2024): la patologia era progredita allo Stadio IVB, con metastasi polmonari bilaterali e recidiva pelvica. Il ritardo ha ridotto il tempo di sopravvivenza della paziente a circa 14-18 mesi dall'intervento, determinando quello che i periti definiscono un grave "rischio di irreparabilità per la mancata tempestività delle cure". La perizia conclude che tale ritardo è "inammissibile" e rappresenta la prova del fallimento della Direzione Strategica, la quale, pur essendo stata informata delle criticità già nell'ottobre 2023, non aveva adottato misure idonee a proteggere pazienti fragili come la Gallo. La professoressa di Mazara del Vallo muore il 10 ottobre 2025. Fu la prima, e una delle poche, a denunciare lo scandalo. Qui le parole del marito.
Il caso Coddretto Altro caso è quello del paziente Francesco Coddretto, uno dei quadri clinici emblematici analizzati nella perizia per dimostrare come i ritardi organizzativi dell'ASP di Trapani abbiano causato un aggravamento irreversibile delle condizioni cliniche dei pazienti. Un caso che parte da settembre 2023, in cui una prima ecografia rileva una "neoformazione epidermica del cuoio capelluto e della guancia destra”, e si trascina fino al decesso, avvenuto nel 2025. La biopsia del febbraio 2024, presso un laboratorio privato, confermava la diagnosi di carcinoma squamoso cheratopoietico infiltrante. Nonostante la diagnosi l'intervento chirurgico di asportazione della lesione ulcerata viene eseguito solo il 4 aprile 2024 presso l'ospedale di Marsala, con un ritardo di 5 settimane giudicato dai periti come "non giustificabile" per un caso classificato come priorità A. Il pezzo operatorio prelevato il 4 aprile 2024 ha subito un iter burocratico e diagnostico estremamente lento: Maggio 2024: il campione viene accettato dall'Anatomia Patologica di Trapani. Ottobre 2024: solo dopo sei mesi, il materiale viene inviato in convenzione all'ASP di Catania (Caltagirone). Dicembre 2024: il referto istologico finale viene emesso il 6 dicembre 2024, circa 11 mesi dopo l'intervento chirurgico. A causa della mancanza del referto per quasi un anno, il paziente è stato privato di cure fondamentali: niente Follow-up, quindi non attivazione della radioterapia o un piano oncologico mirato, che avrebbero potuto evitare la ripresa locale della malattia. Francesco Coddretto muore il 7 maggio 2025 per le complicazioni della neoplasia e una polmonite bilaterale. I periti scrivono che il caso Coddretto configura una chiara "perdita di chance” dovute al ritardo nella refertazione e la gestione clinica iniziale. Viene censurato il comportamento del chirurgo e della direzione aziendale per la mancanza di comunicazione tempestiva e l'assenza di un protocollo di monitoraggio che intercettasse il ritardo prima della comparsa delle metastasi.
Gli altri casi E’ una ecatombe quella che è avvenuta, la perizia consegnata al GIP di Trapani, Corleo, indica anche altri casi, cioè una serie di pazienti i cui campioni hanno subito tempi di lavorazione estremamente lunghi. Si tratta di campioni che hanno atteso mesi interi. Ecco alcuni esempi: campione prelevato il 24 giugno 2024 e refertato il 17 febbraio 2025 (circa 8 mesi di attesa); campione del 27 settembre 2024 refertato il 14 marzo 2025 (circa 6 mesi di attesa); campione del 27 maggio 2024 refertato il 6 novembre 2024 (circa 5 mesi di attesa). C’è un campione poi che rimane fermo all’ospedale di Castelvetrano 7 mesi senza essere refertato. Solo il 15 novembre 2024 il materiale viene infine inviato in convenzione all'ASP di Catania (P.O. di Caltagirone), e tra il 21-26 febbraio 2025 viene emesso e validato il referto finale. Il giudizio dei periti è molto serio: il ritardo di 10 mesi è considerato ingiustificabile, specialmente perché il caso era noto ai chirurghi di Marsala e necessitava di una risposta tempestiva per definire la strategia terapeutica. Fortunatamente per il paziente, gli accertamenti successivi sono risultati negativi per ripresa di malattia.
Le denunce Sulla base della relazione peritale e degli atti ispettivi, emerge che sono stati formalizzati 4 casi oggetto di denuncia-querela da parte delle "parti offese" o, in caso di decesso, dei loro familiari. Ci sono poi elencate altre "persone offese" i cui percorsi clinici sono stati analizzati dai periti, non specificano esplicitamente se tutti abbiano proceduto con una querela formale individuale. Maria Cristina Gallo in particolare ha denunciato: “Il Direttore Generale dall’azienda sanitaria provinciale di Trapani, il direttore sanitario della Azienda sanitaria provinciale di Trapani, il Direttore sanitario del Presidio ospedaliero "Abele Ajello" di Mazara del Vallo il Direttore Sanitario del Presidio Ospedaliero "Vittorio Emanuele II" di Castelvetrano e/o contro i soggetti che dovessero risultare responsabili ad esito delle indagini del PM, per i fatti de quibus, per l’ipotesi di lesioni gravi e aggravate e/o per le fattispecie che si riterrà integrate”.
Le accuse I profili di responsabilità sono per diversi reati, legati principalmente alla gestione omissiva dei referti e al favoritismo verso l'attività privata. I principali capi d'imputazione o profili di illecito analizzati sono:
Lesioni personali colpose (art. 590 c.p.): questo reato viene ipotizzato poiché il ritardo "biblico" nella refertazione ha causato un pregiudizio alla salute psico-fisica dei pazienti.
Omissione di atti d'ufficio (art. 328 c.p.): il reato scatta per il mancato compimento di atti doverosi entro i tempi previsti dalla legge o dai protocolli sanitari.
Abuso d’Ufficio (art. 323 c.p.): Questo profilo emerge con forza nel cosiddetto "caso ALPI".
Responsabilità gerarchica e omessa vigilanza: Sebbene non sia un reato specifico nel nome, la perizia ipotizza colpe gravi in capo ai vertici (Direzione Strategica e Sanitaria) per la sostanziale inerzia e la mancata adozione di misure correttive nonostante fossero a conoscenza della crisi sin dal 2023.
L’ Anatomia Patologica oggi A Trapani l’Unità operativa complessa di Anatomia Patologica, grazie all’arrivo della Commissaria Sabrina Pulvirenti, dall’1 novembre 2025 ha una nuova direzione, si tratta del dottor Angelo Cassisa. L’organico comprende complessivamente sei dirigenti medici anatomo-patologi, di cui tre – incluso il direttore dell’unità – abilitati alla validazione e firma dei referti. Nel corso del 2025, l’Unità ha prodotto un totale di 12.274 referti istologici. L’analisi delle performance evidenzia che, nei mesi di novembre e dicembre 2025, il tempo medio di refertazione si è attestato a 9,01 giorni lavorativi. Nel 2026, la media mensile dei tempi di refertazione si colloca in un intervallo compreso tra 6 e 9 giorni lavorativi, risultando significativamente inferiore allo standard previsto dalle linee guida ministeriali, pari a 20 giorni lavorativi.
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