A Trapani ed Erice si può fare il bagno, ma non ovunque. La stagione balneare 2026 si apre con una mappa dei divieti che, rispetto agli anni scorsi, cambia poco: stessi tratti critici, stesse motivazioni, qualche lieve variazione nelle estensioni.
A Trapani le aree vietate sono tre. Le Saline di Trapani e Paceco restano interdette, anche se con un tratto leggermente ridotto rispetto al passato. Poi c’è il porto, quasi 5 chilometri dove non si può nuotare. Infine la zona davanti all’isola ecologica di via Tunisi, circa 200 metri. Il quadro, in sostanza, è lo stesso degli anni precedenti, con piccoli aggiustamenti ma senza novità sostanziali.
Il porto merita una precisazione. Il divieto qui è permanente e non dipende dalla qualità dell’acqua ma dalla presenza di traffico navale e infrastrutture. Può sembrare una puntualizzazione inutile, ma non lo è del tutto: in altri contesti, come nelle isole minori, capita che qualcuno si tuffi anche in aree portuali. Nel caso di Trapani, invece, si tratta di uno spazio operativo dove la balneazione è esclusa per definizione.
Negli altri tratti, invece, il problema è diverso: qualità delle acque, scarichi, immissioni di torrenti o canali. È lo stesso schema che si ripete ogni anno lungo tutta la provincia.
Ad Erice le zone interdette sono due e anche qui non ci sono sorprese. Il pennello 35 a San Cusumano e il tratto accanto a via Giunone, il Golfetto di Pizzolungo. Il primo si trova di fronte al quartiere Cappuccinelli, oggetto di interventi di riqualificazione annunciati da oltre un anno, con lavori previsti anche sulla rete fognaria. Eppure, anche per il 2026, resta non balneabile.
Il dato complessivo conferma la fotografia degli ultimi anni. In provincia ci sono oltre 45 chilometri di costa non balneabile tra porti, foci, scarichi e aree sensibili. Non è un’anomalia del 2026, ma una condizione strutturale che si ripete stagione dopo stagione.
La Sicilia
I divieti si concentrano soprattutto in tre casi: aree portuali, dove non si può fare il bagno per motivi di sicurezza; foci di fiumi e canali, dove arrivano scarichi e sedimenti; tratti soggetti a criticità ambientali o infrastrutturali.
Rispetto al passato, quindi, la differenza è minima. La mappa resta quasi identica, con gli stessi punti critici già noti. Cambiano solo alcune estensioni, ma non la struttura del problema.
Accanto a questo quadro si inserisce un altro elemento: le nuove regole sul paesaggio approvate dalla Regione, che riguardano gran parte della costa trapanese. Non incidono direttamente sui divieti di balneazione, ma rafforzano i vincoli su molti degli stessi tratti.