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24/04/2026 06:00:00

Scandalo referti all'Asp di Trapani. Da Spera a Croce: "Ritardi noti e sottovalutati"

Da giorni stiamo raccontato, in maniera inedita, cosa c'è dietro allo scandalo dei ritardi dei referti istologici in ritardo all'Asp di Trapani.

Un ritardo di mesi e mesi che ha segnato la vita dei pazienti oncologici che hanno scoperto di avere un tumore e, in alcuni casi, era troppo tardi.

 

In questa macchina complessa dei ritardi istologici, che ha segnato tutta la sanità della provincia di Trapani e che inizia già nel 2023, non si può non prendere in considerazione — e i periti nominati dal GIP nell’inchiesta della Procura di Trapani lo fanno — il ruolo di Vincenzo Spera, Commissario Straordinario dell'ASP di Trapani dal luglio 2022 fino al 31 gennaio 2024.

Le sue responsabilità e il suo operato emergono in perizia, sia nella gestione della fase iniziale della crisi sia nella consapevolezza delle criticità.
È durante il mandato di Spera che l’ASP di Trapani ha ricevuto “illo tempore” richieste di risarcimento danni legate proprio ai ritardi diagnostici. Per i periti è “difficile ipotizzare” che Spera non fosse a conoscenza delle gravissime criticità in atto presso l’Unità operativa di Anatomia Patologica.
Durante la gestione Spera, l'Azienda ha posto in essere diverse iniziative per sopperire alla carenza di personale, ma con esiti fallimentari o insufficienti. Venne portata a termine una procedura concorsuale indetta nel 2022 che ha visto l'assunzione di due dirigenti medici, i quali hanno rassegnato le dimissioni pochi mesi dopo (agosto e novembre 2023) a causa delle condizioni di lavoro.

 

La perizia dedica attenzione al rapporto informativo tra Spera e il suo successore, Ferdinando Croce. I periti giudicano “alquanto strano” che Spera possa aver informato Croce di problemi tecnici minori ma sia rimasto in silenzio sulla crisi dei ritardi diagnostici, concludendo che fosse “improbabile” che Spera non avesse trasferito tali informazioni al nuovo Commissario al momento dell'insediamento di quest'ultimo il 1° febbraio 2024.
In sintesi, la responsabilità di Vincenzo Spera sarebbe legata alla mancata adozione di misure strutturali risolutive (come l'accorpamento delle unità operative, proposto da Messina sin dal 2021) e alla gestione di una fase in cui la crisi era già nota e documentata, ma non ancora esplosa mediaticamente.

 

Il ruolo di Furnari

Nella perizia viene esaminata anche la figura di Maria Grazia Furnari, che ha ricoperto il ruolo di Direttore sanitario aziendale dell'ASP di Trapani nel periodo compreso tra il 16 gennaio 2023 e il 31 gennaio 2024. In questa veste, era la responsabile diretta di tutti i medici “primari” (direttori di Unità operativa complessa) dei vari reparti sanitari, incluso Domenico Messina, all'epoca a capo dell'Anatomia Patologica.
Il suo coinvolgimento nella vicenda si articola su diversi punti chiave: la consapevolezza e gestione dei ritardi e l’audit del 19 ottobre 2023. Infine, Furnari si dichiarò “fermamente convinta” della necessità di accorpare le due unità operative di Trapani e Castelvetrano, individuando tale misura come l'unico strumento per risolvere strutturalmente la criticità e garantire un risparmio di risorse. Nel gennaio 2024, poco prima del termine del suo mandato, partecipò a incontri per monitorare le azioni correttive legate alla non conformità dei contenitori con formalina.
La perizia sottolinea come Furnari avesse avviato un percorso di miglioramento e monitoraggio basato sui dati emersi dall'audit del 2023. Per tale ragione, i periti definiscono “alquanto strano” che il successore (Croce) possa aver dichiarato di ignorare la gravità della situazione fino al luglio 2024, dato che le disposizioni e i verbali della Furnari erano agli atti dell'Azienda.
In sintesi, la dott.ssa Furnari è descritta come la figura di vertice sanitario che ha ufficializzato la crisi dell'Anatomia Patologica nel 2023, tentando di porvi rimedio attraverso l'audit e la proposta di unificazione dei laboratori, sebbene tali soluzioni siano rimaste in gran parte inattuate fino alla fine del 2024.

Croce: la giustificazione del ritardo

E poi c’è lui, Ferdinando Croce, il manager dell’ASP sotto cui è scoppiato lo scandalo. Croce, nelle settimane della bufera, è stato sospeso e si è dimesso dall’incarico. Nella perizia si evidenzia che l'avv. Ferdinando Croce aveva dichiarato di aver appreso “per la prima volta” dei fatti, con un arretrato di circa 3.000 esami istologici, solo a seguito dell'informativa inviata dal dott. Messina in data 9 luglio 2024. Ha ribadito questa versione anche durante le audizioni, sostenendo che tale circostanza gli fosse ignota fino a quel momento.
Croce ha poi dichiarato che l'11 luglio 2024, per far fronte al ritardo accumulato, ha inviato una formale “richiesta di aiuto” a tutte le altre Aziende sanitarie provinciali (ASP) della Regione Siciliana per verificare la disponibilità a stipulare convenzioni esterne. Ma ha anche disposto di procedere preliminarmente con la pubblicazione di avvisi per manifestazioni di interesse rivolti sia alla stipula di convenzioni con altre aziende sia al reperimento di medici in quiescenza o specializzandi.
Tuttavia, si evidenzia allo stesso modo che le dichiarazioni di “scoperta tardiva” appaiono poco genuine e dubbie agli occhi dei periti, poiché i documenti dimostrano che la Direzione era stata informata sistematicamente delle criticità già a partire dal 2023 e attraverso riunioni del Collegio di Direzione a cui Croce stesso aveva partecipato all'inizio del 2024.

Il ruolo di Croce secondo i periti

Il ruolo del Commissario, poi manager dell’ASP di Trapani, Croce, è oggetto di severe critiche nella perizia organizzativa, che evidenzia una discrepanza tra le sue dichiarazioni ufficiali e la realtà documentale dei fatti.
Secondo i periti, la tesi dell’“inconsapevolezza” è smentita dai fatti e dalle note inviate; inoltre si parla di una “eredità gestionale”: Croce è subentrato a una gestione che aveva già formalizzato il problema dei ritardi “biblici” (90-120 giorni) in un audit dell'ottobre 2023, i cui verbali erano agli atti dell’azienda. I periti parlano di inerzia e sottovalutazione strategica, oltre alla mancata sorveglianza: viene contestata la mancanza di vigilanza sui tempi di refertazione (TAT) e il mancato utilizzo dei sistemi di alert informatici, che avrebbero permesso di intercettare casi critici come quello della prof.ssa Gallo molto prima che diventassero fatali.
Si rimproverano anche le tardive azioni correttive, avviate solo da luglio 2024; evidenziano i periti che la sua condotta abbia contribuito a un clima di “omertà” e a una gestione “inefficientemente governata”. Infine, il rapporto finale dell'Assessorato e della Commissione d'indagine ha ravvisato “gravi responsabilità gestionali” in capo alla sua direzione.


La Commissione ha inoltre ravvisato una “sostanziale inerzia” e una “significativa sottovalutazione” del fenomeno da parte dei vertici strategici. Oltre ai provvedimenti amministrativi, la Direzione è oggetto di accertamenti da parte della Procura della Repubblica per reati quali lesioni personali colpose, omissione di atti d'ufficio e abuso d'ufficio. La perizia è stata infatti disposta dal GIP proprio per accertare se le scelte organizzative abbiano causato un aggravamento delle patologie dei pazienti.