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24/04/2026 06:00:00

La propaganda di Grillo e il Pnrr/2. La stazione ferroviaria e l'acqua  

Dopo le chiese, dopo i cantieri “scoperti” a pochi mesi dal voto e raccontati come trofei, il viaggio dentro la narrazione del sindaco Massimo Grillo continua. Perché il meccanismo, ormai, è chiaro: prendere interventi finanziati altrove, gestiti da altri, e riportarli dentro un racconto unico, dove tutto diventa “opera del Comune”.

 

Ieri abbiamo raccontato come perfino un parroco sia stato costretto a rimettere ordine tra realtà e propaganda, spiegando che i lavori alle chiese non c’entrano nulla con il Comune. Ora il campo si sposta altrove, ma la musica non cambia.

 

Ferrovie e acqua. Due partite enormi, ben più pesanti dei restauri ecclesiastici. Due dossier che incidono davvero sulla vita quotidiana dei cittadini: mobilità e approvvigionamento idrico. Due temi su cui si gioca una fetta importante del futuro della città.

E anche qui, puntuale, torna lo stesso copione.

Cantieri nazionali, fondi PNRR, società pubbliche e grandi player infrastrutturali. E, sullo sfondo, un Comune che accompagna, dialoga, approva. Non che finanzia, non che realizza. Ma che, nella narrazione elettorale, finisce comunque al centro della scena.

Per capire cosa è davvero “opera del Comune” e cosa invece è semplicemente raccontato come tale, bisogna fare quello che raramente si fa nei video da campagna elettorale: fermarsi, leggere i dati, distinguere i ruoli.

 

 

La stazione ferroviaria
Sulla stazione ferroviaria il copione è lo stesso. Cambia il set – dai cantieri delle chiese ai binari – ma la regia resta identica.
Anche qui, infatti, si parla di interventi importanti. E anche qui il Comune non è il protagonista operativo, ma un soggetto che accompagna, approva, collabora. Non che finanzia o realizza.
Partiamo dai numeri, che aiutano a togliere ogni ambiguità.
Il primo intervento riguarda la ristrutturazione della stazione ferroviaria di Marsala. Parliamo di circa 2,3 milioni di euro, finanziati con il PNRR nell’ambito del programma “Easy e Smart Station” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I lavori prevedono, tra le altre cose, l’adeguamento per le persone a mobilità ridotta, nuovi ascensori, il sottopasso e l’ammodernamento generale della struttura.
Il soggetto attuatore è RFI. Non il Comune.
Il secondo intervento è ancora più rilevante dal punto di vista urbanistico: il nuovo terminal intermodale nell’area dell’ex scalo merci. Qui il finanziamento è di circa 5,6 milioni di euro, provenienti dal Fondo per lo Sviluppo Urbano (FUS), e il progetto è portato avanti in collaborazione con il gruppo Ferrovie dello Stato, in particolare attraverso Sistemi Urbani.
Anche in questo caso, il Comune collabora, approva, segue. Ma non finanzia e non realizza direttamente.
Per essere ancora più chiari, basta mettere in fila i dati:
Opera: Ristrutturazione stazione
Finanziamento: 2,3 milioni (PNRR)
Soggetto attuatore: RFI / Ministero Infrastrutture
Ruolo del Comune: approvazione e coordinamento istituzionale
Opera: Terminal intermodale ex scalo merci
Finanziamento: 5,6 milioni (FUS)
Soggetto attuatore: Gruppo FS / Sistemi Urbani
Ruolo del Comune: collaborazione e pianificazione urbana


Non esiste, invece, alcun progetto per una “nuova stazione” integralmente comunale. Si tratta di interventi di riqualificazione e potenziamento dell’esistente, inseriti in programmi nazionali più ampi sulla mobilità sostenibile. A questi si aggiunge, ma su un altro piano, la bretella per l’aeroporto di Birgi, finanziata con circa 40 milioni di euro sempre tramite PNRR e gestita da Anas: un’altra opera che non dipende dal Comune.
Eppure, nella narrazione politica di queste settimane, tutto questo finisce dentro lo stesso contenitore: “Marsala cambia volto”. Una formula efficace, certo, ma che rischia di diventare una scorciatoia. Perché mette insieme opere diverse, con finanziamenti diversi e soprattutto con responsabilità diverse.
Nei video e nei comunicati, il sindaco Massimo Grillo presenta questi interventi come risultati della propria amministrazione. “Un importante risultato per la città”, “un cambiamento atteso da anni”: parole che, prese così, lasciano intendere un ruolo diretto e determinante del Comune.
Il problema è che quel ruolo, nei fatti, è più limitato.

 Non si tratta di negare che il Comune abbia avuto una funzione. Senza le varianti urbanistiche, senza gli atti di pianificazione, senza l’interlocuzione con Ferrovie, molti progetti non partirebbero. Ma questo è un piano diverso rispetto alla titolarità dell’opera.
 

 

E qui torna il nodo politico già visto per le chiese: la tendenza a sfumare i confini tra chi finanzia, chi realizza e chi accompagna. Tutto diventa “nostro”, tutto viene riportato dentro una narrazione unica, utile in campagna elettorale ma meno aderente alla realtà amministrativa.
Anche perché, a ben vedere, siamo di fronte a interventi che seguono tempi e logiche nazionali. I lavori devono essere completati entro il 2026, secondo le scadenze PNRR. Le procedure sono gestite da RFI e dal gruppo FS. E il Comune, pur presente, non è il regista dell’operazione.
In altre parole: non basta comparire accanto ai binari per dire di aver costruito la stazione.
E soprattutto non basta raccontare il cambiamento per esserne automaticamente l’autore.

 

 

 

Acqua
Sull’acqua, poi, si arriva al caso più rilevante. Perché qui non parliamo di cantieri simbolici o di riqualificazioni urbane, ma di una delle opere più attese degli ultimi decenni: l’uscita di Marsala dall’emergenza idrica cronica.
E anche qui, puntuale, torna lo stesso schema.
Il progetto di collegamento della rete idrica di Marsala a Siciliacque è un intervento da 68,3 milioni di euro. Di questi, 58,3 milioni arrivano dal PNRR e altri 10 milioni dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). L’opera prevede la realizzazione di un nuovo acquedotto lungo circa 70 chilometri, che porterà acqua dai sistemi Montescuro Ovest e Garcia fino a Marsala, Mazara del Vallo e Petrosino, per un bacino complessivo di circa 140 mila abitanti.
Un’infrastruttura strategica, destinata a ridurre il ricorso ai pozzi locali – spesso compromessi dal cuneo salino – e a garantire una portata di circa 300 litri al secondo, pari a quasi 9,5 milioni di metri cubi l’anno.
Ma chi realizza quest’opera?
Non il Comune di Marsala.
Il soggetto attuatore è Siciliacque S.p.A., società partecipata dalla Regione Siciliana e da Italgas, che gestisce il sistema idrico sovracomunale. È Siciliacque che ha bandito le gare, aggiudicato gli appalti, ottenuto le autorizzazioni ambientali e avviato i cantieri. È Siciliacque che sta materialmente costruendo l’acquedotto.
Il Comune, in questa vicenda, è il beneficiario finale. Nulla di più. Fornisce le connessioni locali, i serbatoi, l’integrazione con la rete urbana. Ma non finanzia, non progetta, non realizza.

 


Anche qui, basta guardare i dati ufficiali per avere un quadro chiaro. L’intervento è inserito nei programmi PNRR con soggetto attuatore Siciliacque. I lavori sono partiti nel 2024, risultavano intorno al 40% di avanzamento nella primavera del 2025 e hanno come orizzonte di completamento marzo 2026.
Eppure, nella comunicazione politica dell’amministrazione, questo intervento è stato presentato in modo ben diverso.
Già nel 2022 il sindaco Massimo Grillo parlava di “90 milioni ottenuti”, rivendicando il risultato insieme ai Comuni di Mazara e Petrosino e definendolo “epocale per il futuro della città”. Una formula efficace, ancora una volta, ma che tende a spostare il baricentro: da chi realizza l’opera a chi la racconta.
Se si mettono a confronto i dati e la narrazione, la distanza è evidente.
Finanziamento: fondi PNRR e FSC assegnati a Siciliacque
Narrazione: “90 milioni ottenuti” dal Comune
Soggetto attuatore: Siciliacque (Regione Siciliana / Italgas)
Narrazione: ruolo non esplicitato, racconto centrato sull’amministrazione
Stato dei lavori: opera in corso, circa 40% completata nel 2025, fine prevista nel 2026
Narrazione: intervento già presentato come svolta risolutiva


Il risultato è sempre lo stesso: un’opera nazionale e regionale viene “localizzata” nella comunicazione, fino a sembrare un prodotto diretto dell’azione amministrativa.
Attenzione: nessuno mette in dubbio che l’arrivo dell’acqua di Siciliacque rappresenterà una svolta per Marsala. Sarebbe difficile sostenere il contrario. Ma proprio perché si tratta di un passaggio storico, meriterebbe di essere raccontato per quello che è: un investimento straordinario, deciso e finanziato a livelli superiori, realizzato da una società pubblica regionale.
Non un’iniziativa del Comune.


Anche perché, mentre si celebra il grande acquedotto che arriverà, resta sullo sfondo la gestione quotidiana dell’acqua in città: le interruzioni, i disservizi, le reti colabrodo. Problemi che invece sono, questi sì, di competenza diretta dell’amministrazione.
E allora il rischio è evidente: usare il futuro – ancora in costruzione – per coprire le difficoltà del presente. Intestarsi un’opera che altri stanno realizzando per raccontare una città che funziona già.
Ma la realtà, come spesso accade, è un po’ meno patinata dei video. E un po’ più complicata degli slogan.