iPhone nuovo vs ricondizionato: pro e contro di entrambi
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Dopo le accese proteste e le minacce di mettere la borgata di Selinunte a “ferro e fuoco” bloccandone la viabilità, un silenzio inaspettato è calato sui pescatori della zona. Quella che sembrava una mobilitazione imminente si è trasformata in un’attesa passiva, in seguito alle rassicurazioni ricevute dalla politica e dagli uffici tecnici della Regione Siciliana.
Il fulcro di questa tregua risiede nell’intervento di Forza Italia. Poco prima di Pasqua, una delegazione del partito ha accompagnato i pescatori in visita all’assessorato regionale per chiedere interventi urgenti. Un gruppo composto da Toni Scilla, segretario provinciale del partito, dall’assessore comunale allo sport Monia Rubino e dalla consigliera comunale Gabriella Marchese. Tutti di Forza Italia.
Dall’incontro erano scaturite promesse precise: un primo intervento di emergenza per liberare l’imboccatura del porto prima di Pasqua e un secondo intervento per la rimozione della posidonia abbancata (il grosso cumulo lungo il molo) subito dopo le festività.
Ad oggi, però, non si è vista l’ombra di una ruspa. Certo, l’imboccatura del porto al momento risulta parzialmente agibile, ma non grazie alla Regione. Né, tantomeno, grazie a Forza Italia. Semplicemente, le correnti di scirocco hanno spinto sabbia e alghe al centro del porticciolo, liberando di fatto l’imboccatura.
Ma mentre alcuni pescherecci riescono faticosamente a operare, emerge un nuovo, paradossale problema per le imbarcazioni attualmente a terra per manutenzione in aree come il parcheggio della stazione o lo spazio dietro la chiesa.
Questi pescherecci sono ora impossibilitati a rientrare in mare poiché l'accesso al porto dallo scivolo lato terra è completamente sbarrato dalla posidonia abbancata. L’unico, oneroso rimedio per questi pescatori è il trasporto su gomma: le barche devono essere caricate su un camion e portate a Portopalo per essere varate. Soluzione, almeno fino a qualche giorno fa, abbastanza precaria, visto che pure il porto di Portopalo soffre di simili problemi di insabbiamento e presenza di alghe. Come riprendere il mare? Da Mazara del Vallo? Da Sciacca?
L’assessore comunale Davide Brillo, pur monitorando la situazione, ha espresso la sua incertezza riguardo ai tempi della Regione per l’utilizzo del finanziamento da circa 526.000 euro destinato alla rimozione del cumulo.
“Non ho un riscontro concreto – ha dichiarato Brillo - Credo che mi dovrò mettere in macchina nei prossimi giorni e andare a capire lo stato dell’arte a Palermo”.
Il futuro sembra davvero in bilico Il silenzio dei pescatori, un tempo pronti alla rivolta, appare oggi enigmatico. Anche se la parziale pulizia “naturale” del varco potrebbe aver placato gli animi, o lo spirito battagliero potrebbe essere stato silenziato da promesse politiche legate a futuri bandi e contributi. Di fatto, lo specchio d’acqua resta fruibile solo per un terzo della sua capacità.
Oggi, ci sono domande che rimangono aperte.
La protesta è solo sopita o i pescatori hanno davvero deciso di riporre la loro fiducia nelle promesse della Regione (e di Forza Italia)?
Quando cominceranno davvero i lavori da 526 mila euro per rimuovere la posidonia abbancata? Sarà necessaria una variante (e quindi la necessità di ulteriori somme) per tirare fuori quella che nel frattempo si è accumulata dentro il porto?
Sono vere le voci che parlano ancora di una prossima caratterizzazione del rifiuto? Cos’altro c’è da caratterizzare, visto che quel cumulo è ormai solo un ammasso di indifferenziata, fatto di posidonia, ma anche di un sacco di altri rifiuti che in tutto questo tempo si sono moltiplicati?
La burocrazia della Regione, magari resa più lenta dai fatti di cronaca giudiziaria delle scorse settimane, sarà compatibile con l’inizio della stagione estiva? Ci aspetta un giugno di cattivi odori? Oppure, come già successo in passato, si deciderà di rinviare tutto a settembre?
Egidio Morici
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