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23/04/2026 06:00:00

Lo scandalo referti. Il "clima di omertà" all'Asp di Trapani

Continuiamo il viaggio in un sistema sotto pressione, quello dell’Anatomia Patologica di Trapani e Castelvetrano, che ha portato allo scandalo dei referti istologici, scoppiato a febbraio 2025.


Segnalazioni formali e soluzioni già nero su bianco, ma rimaste senza risposta. 
Reparti che ad un certo punto facevano il “fai da te”, il ruolo di Croce e le accuse al dottor Domenico Messina.
Una vicenda che non parla solo di  carenza di personale, e che non esplode all’improvviso, ma che ci dice quanto sia fragile un sistema che dovrebbe tutelare e garantire la salute dei cittadini.
 

Al di là delle riunioni ufficiali, delle note protocollate e delle  richieste di intervento urgente ci sono persone che hanno perso la vita.
Una perizia infausta, che non apre il varco alle responsabilità ma racconta pure un territorio.

 

La relazione peritale, affondando le mani sul ruolo dell’allora Commissario Ferdinando Croce, insediatosi il primo febbraio 2024, evidenzia come la questione emerse durante la riunione del Collegio di Direzione del 14 febbraio, la prima presieduta dal nuovo Commissario.
 

In quella sede fu il direttore del Dipartimento Oncologico, il dottor Leonardo Zichichi, a prendere la parola per denunciare una situazione definita critica. Zichichi evidenziò come la mancanza di personale stesse incidendo pesantemente sull’organizzazione dei servizi, sottolineando la necessità urgente di colmare la “vacatio” d’organico che gravava sulle unità operative. A quella riunione non era presente il direttore dell’Unità operativa di Anatomia Patologica, il dottor Domenico Messina, che tuttavia intervenne successivamente con una serie di comunicazioni formali indirizzate alla Direzione aziendale, guidata proprio dal commissario Croce. Le sue note non solo confermavano le criticità già emerse, ma fornivano un quadro ancora più dettagliato della situazione.

 

Le note e le misure 
Si tratta di documenti acquisiti dai periti come la nota del 16 aprile 2024, in cui Messina denunciava che da oltre sei mesi il servizio veniva garantito da appena quattro medici, a fronte dei nove previsti in organico. Una condizione che, come sottolineato dallo stesso dirigente, esponeva il sistema a “gravi rischi” e determinava “notevoli ripercussioni e ritardi” nelle attività diagnostiche.
L’11 giugno 2024, il direttore tornava a scrivere al commissario con una comunicazione più articolata, ribadendo la persistenza delle problematiche e sollecitando interventi immediati per evitare un ulteriore aggravarsi della situazione. Accanto alla denuncia, Messina avanzava anche una serie di proposte operative per fronteggiare la crisi. Tra queste, l’immissione immediata in ruolo dei quattro medici risultati idonei al concorso concluso l’8 aprile 2024; l’accorpamento delle unità operative di Trapani e Castelvetrano per ottimizzare le risorse disponibili; la stipula di convenzioni con altre aziende sanitarie regionali per smaltire l’arretrato, che già a luglio avrebbe raggiunto quota 3.000 casi.

Il concorso dell’8 aprile e le dimissioni 
Dal concorso per dirigenti medici a tempo indeterminato solo 4 candidati idonei, con nota il dottor Messina chiese  l'immediata immissione in ruolo dei 4 medici, di questi solo una  sottoscrisse il contratto di lavoro, prendendo servizio il 1° giugno 2024, dimessasi il 18 novembre 2024 a causa dello stress insostenibile legato alle condizioni di lavoro. Nello specifico: alla dottoressa venne chiesto di recarsi con proprio mezzo privato da Trapani (dove era in organico) a Castelvetrano per sopperire alla mancanza di personale in quel presidio. A questo si è aggiunto  un livello significativo di stress derivante dal carico emotivo legato alla gestione delle lunghissime liste d'attesa e alla pressione costante dell'utenza, che spesso sfociava in un clima di tensione.

 

 

Il clima di omertà: le accuse a Messina
Da alcuni medici è stato  denunciato un clima di omertà e di tensione descritto nella perizia,  che ha condizionato pesantemente il funzionamento dell'UOC di Anatomia Patologica di Trapani. Alcuni sanitari hanno riferito agli inquirenti di un colloquio avuto con Messina poco prima del suo pensionamento, in cui il Direttore le avrebbe detto con tono percepito come minaccioso: "del 2023 non devi parlare, me ne andrò e tutto sarà a posto ma tu non ti interessare”.
Viene altresì denunciata una gestione personalistica del reparto, Messina pretendeva, tra le altre cose, di visionare e approvare personalmente tutti i referti rilasciati dai colleghi, sostituendosi spesso alla loro firma. I periti  evidenziano che c’è stata "consapevole scelta di non avvisare l'utenza" circa i ritardi e i rischi connessi, esponendo i pazienti a pericoli per la propria incolumità. Questo silenzio era alimentato dalla mancanza di protocolli di comunicazione trasparenti e da una rete relazionale interna inefficace nel gestire i problemi emergenti.
La Commissione interna ha individuato chiari "profili di responsabilità clinico-gestionali" in capo a Domenico Messina. La perizia censura duramente la sua gestione definita "personalistica" e la sua condotta "negligente, omissiva e potenzialmente rilevante sotto il profilo penale”. L'Assessorato Regionale della Salute ha evidenziato "gravi responsabilità gestionali" in capo alla Direzione Aziendale, colpevole di non aver posto rimedio tempestivamente nonostante fosse a conoscenza delle criticità sin dall'ottobre 2023.

 

I reparti “fai da te”
Assai più grave è che l'inefficienza e il silenzio del reparto di Anatomia Patologica avevano spinto i chirurghi di altri reparti a soluzioni estreme e pericolose: alcuni hanno dichiarato che, conoscendo la situazione di stallo dell'Anatomia Patologica, arrivavano a "farsi la diagnosi da soli" direttamente in sala operatoria per poter procedere con gli interventi. 

La perizia evidenzia questa prassi in alcuni reparti come:
- Chirurgia Addominale e d'Urgenza (P.O. Castelvetrano): Il primario del reparto (Dott. Tavormina) ha ammesso di aver chiuso le schede di dimissione ospedaliera (SDO) in assenza del referto istologico, basandosi esclusivamente sulla propria esperienza clinica (affermando, ad esempio, che operando una colecisti sapeva già cosa aspettarsi).

 

 - Urologia (P.O. Trapani): Il primario del reparto (Dott. Napoi) ha riferito di essere in grado di comprendere il decorso della patologia (come nel caso del tumore della prostata) già durante l'intervento, giustificando così l'attesa del referto istologico anche per 5 o 6 mesi.

 

 - Chirurgia Generale (P.O. Mazara del Vallo): Sebbene non si parli esplicitamente di "autodiagnosi", viene riportato che i medici operanti si trovavano in una condizione di profonda solitudine e disagio, scoprendo l'esito infausto (tumori) per i propri pazienti con mesi di ritardo rispetto all'intervento.
Questi comportamenti erano dettati dalla necessità di sopperire a un sistema di refertazione definito "inefficientemente governato" e dalla pressione di dover gestire i pazienti nonostante la mancanza di supporto diagnostico ufficiale.

 


In sintesi 
Le criticità rilevate erano: carenza di personale medico, ritardi nella refertazione, accumulo di 3313 casi, mancato monitoraggio TAT, inadeguatezza del sistema informatico, stress e carico emotivo di lavoro.
Le misure correttive sono state: accorpamento delle unità operative, convenzioni esterne, procedure di reclutamento medici.

 



Native | 21/04/2026
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