La propaganda del Sindaco e il Pnrr/1. Grillo si prende meriti che non ha
La settimana scorsa, a fine messa, il parroco di Sant’Anna, che temporaneamente celebra le sue funzioni religiose alla Madonna della Cava, oltre ai soliti avvisi ha voluto fare una precisazione: “Siccome molti me lo stanno chiedendo, ci tengo a specificarlo. I lavori alla Chiesa di Sant’Anna e alla Chiesa di San Francesco sono fatti con i fondi del Pnrr e non c’entrano nulla con il Comune di Marsala”.
Ha ragione. I lavori alle chiese di Marsala, tra cui anche San Pietro, come abbiamo raccontato su Tp24, rientrano nella misura PNRR dedicata alla sicurezza sismica e al restauro dei luoghi di culto tramite il FEC, il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Lo confermano sia la documentazione di gara relativa alla chiesa di San Francesco, sia le schede pubbliche dei progetti. Eppure Massimo Grillo, sindaco uscente e ricandidato, ha pensato bene di infilarsi pure dentro questa storia, come se il Comune avesse aperto i cordoni della borsa e guidato l’operazione. Non è così.
Ed è questo, forse, il tratto più riconoscibile dell’ultima fase del grillismo marsalese: fare in poche settimane, o almeno raccontare di fare, quello che in cinque anni non si è riusciti a compiere; e soprattutto provare a intestarsi tutto ciò che passa davanti a una telecamera, a un reel, a un video WhatsApp, a una narrazione elettorale costruita più sul montaggio che sull’amministrazione.
I bonus di Grillo
Perché Grillo, va ricordato, di tempo ne ha avuto più degli altri. Non cinque anni secchi, ma cinque anni e nove mesi. Un piccolo supplemento di legislatura che non è dettaglio da poco, soprattutto per chi oggi corre a rivendicare cantieri, inaugurazioni, accelerazioni improvvise e risvegli operosi. Agli elettori si sta vendendo l’idea del sindaco del fare. Ma la domanda è semplice: perché molte cose si muovono adesso, e non prima? C’è poi il secondo bonus, assai più sostanzioso: il PNRR. Una circostanza irripetibile, un fiume di risorse come nella storia recente dei Comuni italiani non si era mai visto. Un’occasione unica, che i sindaci venuti prima non hanno avuto e che, con ogni probabilità, non avranno neppure quelli che verranno dopo. Dunque, anche qui, il punto non è vantarsi dei soldi arrivati. Il punto è capire come sono stati spesi, con quali risultati e con quali ritardi. E proprio sui ritardi il quadro non è esattamente trionfale. Le opere sulle chiese finanziate con il PNRR, ad esempio, risultano già segnate da rallentamenti; e più in generale sulle opere PNRR e sulle infrastrutture idriche il tema delle scadenze è diventato così serio da richiedere proroghe formali a livello nazionale. Insomma, non proprio il contesto ideale per suonare le fanfare.
Il problema, però, non è solo il ritardo. È anche l’appropriazione indebita del merito. Vale per le chiese. Vale per la grande condotta idrica che Siciliacque sta realizzando per Marsala, Mazara e Petrosino: un’opera da decine di milioni, finanziata con fondi PNRR e Fsc, gestita da Siciliacque, pensata per affrontare il deficit idrico del territorio. Non è un’opera comunale, non nasce dal bilancio del Comune, non è un’invenzione di Palazzo VII Aprile. E tuttavia viene raccontata spesso dentro la propaganda di chi governa la città come se fosse il frutto diretto dell’efficienza dell’amministrazione.
Lo stesso discorso vale per la stazione ferroviaria. A Marsala i lavori di riqualificazione e accessibilità ricadono nel programma di RFI finanziato anche con fondi PNRR. RFI parla apertamente di interventi per il miglioramento dell’accessibilità della stazione, con sottopasso pedonale e nuovi marciapiedi; il Comune stesso, negli anni scorsi, ha spiegato che si trattava di fondi PNRR destinati alla riqualificazione della struttura ferroviaria. Tradotto: non basta farsi trovare davanti al cantiere per diventarne il padre politico.
Qui non si vuole negare che un sindaco possa accompagnare, sollecitare, seguire, interloquire. È normale. Fa parte del mestiere. Ma una cosa è seguire i dossier. Un’altra è allargare il petto e presentarsi come autore di interventi che dipendono da ministeri, Ferrovie, fondi nazionali, società regionali o strutture statali. Il punto politico, allora, è persino più interessante del punto amministrativo. Massimo Grillo sta giocando la campagna della rielezione con un repertorio ormai chiarissimo: la città come set, i cantieri come fondale, i video come certificato di efficienza. Si prende il PNRR, si prende il tempo in più avuto a disposizione, si prende persino opere che non dipendono dal Comune, e prova a trasformare tutto in una narrazione personale. Una specie di “Marsala si rifà il trucco” dove però, a leggere bene le etichette, il truccatore spesso è un altro.
Peccato che il bilancio vero resti lì, testardo. Il PNRR a Marsala non è stato la bacchetta magica promessa. Alcuni interventi sono partiti male, altri sono in ritardo, altri ancora pongono interrogativi seri sulla qualità della spesa. E basterebbe citare il caso dell’ippodromo di contrada Scacciaiazzo,diventato il simbolo di una stagione in cui i soldi straordinari non sempre hanno prodotto visione, priorità e buonsenso.
Alla fine, il tema non è se Grillo si faccia riprendere spesso. Ognuno fa campagna elettorale come può. Il tema è un altro: non si può passare cinque anni a inseguire, e poi negli ultimi mesi comportarsi da tagliatore seriale di nastri, per di più appuntandosi sul petto medaglie conquistate da altri. Perché i marsalesi possono pure sopportare molte cose, ma scambiare il PNRR per il manuale di autopromozione del sindaco forse è chiedere troppo. Da qui bisogna partire. Dai singoli casi, uno per uno. Per capire dove il Comune ha davvero inciso, dove invece ha solo presenziato, e dove infine ha semplicemente fatto il lavoro più antico della politica in campagna elettorale: mettersi in posa davanti all’opera altrui.
Le chiese Sulle chiese, il caso è persino più chiaro – e, per certi versi, più imbarazzante. Perché qui non siamo nel campo delle interpretazioni o delle sfumature politiche. Qui ci sono numeri, atti ufficiali, soggetti attuatori. E raccontano una storia diversa da quella che circola nei reel. Il restauro delle principali chiese di Marsala – Sant’Anna, San Francesco d’Assisi, San Pietro e Paolo, Santa Maria dell’Itria – rientra nella misura 2.4 del PNRR, quella dedicata alla sicurezza sismica e al recupero del patrimonio religioso. Non è un progetto comunale. Non è un’iniziativa di Palazzo VII Aprile. È un programma nazionale, gestito dal Ministero della Cultura attraverso il Fondo Edifici di Culto (FEC), che fa capo al Ministero dell’Interno. Tradotto: il Comune di Marsala non è soggetto attuatore. Non gestisce i fondi. Non appalta i lavori. Non compare neppure tra i beneficiari diretti. Basta aprire OpenPNRR per rendersene conto. Lì, nero su bianco, compaiono gli interventi, gli importi e – soprattutto – i soggetti responsabili. E Marsala, come Comune, non c’è.
I numeri I numeri, poi, aiutano a capire meglio anche lo stato reale delle cose. Per la chiesa di Sant’Anna sono stati stanziati 678.083,67 euro. A gennaio 2026 risulta speso appena il 21,39%. Non esattamente un’opera da taglio del nastro imminente. Per la chiesa di San Francesco d’Assisi il finanziamento è di 887.810,80 euro. La spesa si ferma intorno al 23% e i lavori risultano in ritardo rispetto alla scadenza prevista, che era fine 2025. Ancora più consistente l’intervento sulla chiesa dei Santi Pietro e Paolo: oltre 1,1 milioni di euro. Anche qui, però, siamo dentro un programma nazionale, con gestione esterna al Comune. E poi Santa Maria dell’Itria: 758.225,39 euro, con una spesa che supera di poco il 40%. Meglio degli altri casi, ma comunque lontano da una conclusione rapida. Insomma, altro che opere completate o cantieri chiusi in tempi record. Siamo di fronte a interventi ancora in corso, alcuni in ritardo, tutti gestiti da enti statali. Eppure, nella narrazione politica di queste settimane, tutto questo diventa “la città che cambia”, “le opere realizzate”, “Marsala prima e dopo”. Con tanto di video, sopralluoghi e comunicazione social che mescola piani diversi, fino a farli sembrare uno solo. Il meccanismo è semplice: si mostra il cantiere, si parla di PNRR, si inserisce il Comune dentro il racconto. Il dettaglio – decisivo – di chi paga, progetta e realizza l’opera scompare.
Non è un caso isolato. Lo stesso Comune, in passato, ha chiarito che molte opere finanziate con il PNRR seguono iter separati e non dipendono dall’amministrazione comunale: dalle infrastrutture Anas agli interventi ferroviari di RFI. Ma quando si entra in campagna elettorale, quella distinzione – molto tecnica, certo, ma fondamentale – diventa improvvisamente sfumata. E allora succede che perfino un parroco, alla fine della messa, si senta in dovere di rimettere le cose in ordine. Di spiegare ai fedeli ciò che la comunicazione politica tende a confondere: quei lavori non sono del Comune. Il punto, ancora una volta, non è negare il ruolo istituzionale di un sindaco. Ma è ristabilire un principio minimo di verità: non basta essere presenti mentre si rifà una chiesa per diventarne l’artefice. Soprattutto se, a guardare i dati, quei lavori sono ancora lontani dall’essere conclusi. E soprattutto se a pagarli – e gestirli – è qualcun altro.
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