Scandalo referti all'Asp di Trapani. Il dossier che svela tutti gli errori
Il caso dei gravi ritardi nella consegna dei referti istologici all’Asp di Trapani – con tempi di attesa protrattisi per mesi e mesi e conseguenze drammatiche, tra cui tre decessi finora accertati – è tornato all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
A denunciare tutto fu la professoressa Maria Cristina Gallo, di Mazara, morta lo scorso 10 ottobre, che ha atteso otto mesi per ricevere un referto infausto. Il cancro era già al quarto stadio.
Al centro dell’indagine vi è una corposa relazione peritale di 581 pagine, redatta su incarico del Giudice per le Indagini Preliminari di Trapani. Il documento individua con chiarezza quelle che sono ritenute le cause principali del disservizio: criticità organizzative strutturali e una significativa carenza di personale sanitario.
Un problema noto e segnalato
Dalla relazione emerge un elemento particolarmente rilevante: i ritardi erano già noti da tempo. Il dottor Domenico Messina aveva formalmente segnalato le criticità all’allora direttore sanitario, Maria Grazia Furnari.
Già nel 2023, l’Unità Operativa Complessa di Ginecologia di Mazara del Vallo aveva richiesto chiarimenti all’Anatomia Patologica in merito ai tempi anomali di refertazione. Nonostante ciò, nel trimestre compreso tra giugno e settembre dello stesso anno, non risultano adottate misure strutturali efficaci per ridurre i tempi, fatta eccezione per tentativi – rimasti senza esito – di reclutamento di nuovo personale.
A fine settembre, dopo tre mesi, lo stesso Messina torna a evidenziare formalmente la gravità della situazione: nessun dirigente medico si era reso disponibile ad assorbire un ulteriore carico di lavoro e nessun candidato dalle graduatorie a tempo determinato aveva accettato l’incarico.
La relazione sottolinea inoltre un dato cruciale: l’organico risultava stabilmente sottodimensionato, con cinque medici in servizio a fronte dei nove previsti. Una condizione che, inevitabilmente, incideva sulla capacità operativa del reparto.
L’organizzazione dei reparti
Il quadro appare ancora più critico analizzando nel dettaglio la distribuzione del personale.
A Castelvetrano erano presenti tre dirigenti medici macroscopisti, ma di fatto ne risultava operativo soltanto uno, mentre gli altri due erano assenti per diverse cause. In questa sede si registravano circa 3.500 campioni da analizzare.
A Trapani, invece, i dirigenti medici macroscopisti erano inizialmente quattro, poi ridotti a tre, a fronte di circa 5.000 campioni.
Di fronte a questa evidente sproporzione tra domanda diagnostica e risorse disponibili, sono state adottate alcune misure correttive, tuttavia rivelatesi insufficienti. Tra queste: la selezione delle urgenze, la priorità ai casi con sospetto clinico rilevante e il tentativo di rassicurare i pazienti, anche tramite contatti telefonici, nei casi ritenuti meno critici.
In questo contesto, la direzione sanitaria ha disposto l’accorpamento delle due unità operative di Anatomia Patologica presso la sede di Trapani, con la conseguente chiusura del presidio di Castelvetrano.
Il processo di refertazione
La relazione peritale offre anche un chiarimento tecnico fondamentale: la refertazione anatomo-patologica è un processo complesso, articolato in più fasi.
Si parte dall’accettazione del campione biologico, passando per la preparazione, l’analisi microscopica e l’eventuale integrazione con indagini aggiuntive, fino ad arrivare alla validazione finale del referto.
Il referto anatomo-patologico rappresenta un documento clinico essenziale, perché fornisce al medico tutte le informazioni necessarie per definire la diagnosi e impostare il percorso terapeutico del paziente. Proprio per questo deve rispondere a criteri imprescindibili: accuratezza, chiarezza e tempestività.
I tempi attesi e la realtà riscontrata
Sul piano tecnico, i tempi di refertazione sono ben definiti: per una biopsia urgente si stimano 24-48 ore, mentre per un pezzo operatorio complesso il tempo medio varia tra i 20 e i 30 giorni lavorativi.
Tuttavia, nei casi analizzati, la gestione di questi tempi è risultata gravemente inefficiente. La relazione è esplicita nel sottolineare che i tempi medi di risposta “appaiono essere stati inefficientemente governati”, evidenziando così una responsabilità non solo legata alla carenza di risorse, ma anche alla gestione complessiva del sistema.
La risposta dopo il dramma
A scandalo scoppiato, con 3.313 refertazioni effettuate in appena 15 giorni (marzo 2025) e 356 tumori scoperti, l’assessorato regionale alla Salute, diretto da Daniela Faraoni, ha provveduto a mettere nero su bianco i tempi di refertazione.
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