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21/04/2026 06:00:00

Non avrai altro Trump all’infuori di Me

di Katia Regina

 

Siamo ufficialmente entrati nell’era del Trumpanesimo. Quella fase storica in cui il narcisismo non è più un disturbo della personalità, ma una dottrina teologica obbligatoria. Il Nostro, non contento di aver trasformato la verità in un social network (Truth) e la diplomazia in un club privato (il Board of Peace), ha deciso che il pianeta Terra gli sta stretto. Punta alle sfere celesti.

 

Le prove tecniche le sta facendo da quando è al potere, ma le aveva già iniziate con il primo mandato: ha piegato l’ICE ai suoi voleri trasformandola in una milizia di guerrieri senza regole. Ha mortificato capi di stato in mondovisione, dileggiato persone morte, insultato giornaliste. Ha anche apostrofato l’Europa come un covo di parassiti che banchettano alle spalle del contribuente americano, pretendendo il pizzo del 5% del Pil per il riarmo. Il suo delirio ha raggiunto la vetta quando ha manifestato l'intenzione di distruggere un'intera civiltà in una sola notte. Dall'Armageddon alle piccole cose; l'imbarazzante vicenda che ha visto coinvolti i suoi collaboratori costretti a indossare i calzari che lui aveva scelto per i suoi adepti, quasi fosse un San Francesco al contrario che, invece di imporre il sandalo povero dei frati scalzi per umiltà, impone la suola griffata come segno di appartenenza alla setta. Con questi precedenti, quali ostacoli potrebbe mai trovare nel piegare alla sua volontà serafici Cherubini?

Il nuovo dogma è chiaro: Non avrai altro Trump all’infuori di Me. È un comandamento inclusivo: include tutto ciò che Trump decide di possedere. Lo scontro con l’attuale Papa Leone non è un incidente diplomatico, è una scalata societaria. Trump ha risposto ai richiami del Pontefice con post che definire blasfemi sarebbe un complimento all’intelligenza artificiale che li ha generati. Ha dichiarato testualmente che il suo potere è limitato esclusivamente dalla sua "moralità personale", sostenendo di non aver bisogno del diritto internazionale.

 

Una frase che corregge il tiro sulla sua presunta morale: è un po' come dire che l’unica cosa che trattiene uno squalo dal divorarti è la sua momentanea mancanza di appetito. Quale morale? Probabilmente un trattato di 'Morale Trumpiana' dove il peccato originale non è la mela, ma non aver lottizzato l’intero frutteto per costruirci un resort con campo da golf. E per chi cerca la redenzione, la soluzione è a portata di click: l’indulgenza plenaria sarà presto disponibile in abbonamento Premium su Truth Social. Vendere il perdono divino al costo di un check blu è la variante definitiva del capitalismo spirituale: la salvezza non è più per i poveri di spirito, ma per chi ha il plafond della carta di credito abbastanza alto. 

 

Trump non è il primo a voler farsi una chiesa su misura. La storia è piena di sovrani che hanno inventato fedi nuove per necessità personali. Enrico VIII si separò da Roma perché voleva una nuova moglie, mentre Trump lo farebbe perché non tollera concorrenza. Persino il faraone Akhenaton, nell'antico Egitto, cancellò tutti gli dei per imporre il culto del solo Sole, che per ironia della sorte condivide la stessa identica sfumatura di carnagione del tycoon.

 

In questa frenesia di acquisizioni mistiche, Donald potrebbe persino guardare con interesse a realtà già esistenti, come la comunità degli Arancioni. Potrebbe essere tentato di comprarne il know-how e il nome, attratto dalla sintonia cromatica. Tuttavia, si potrebbe scontrare con un muro: quella comunità, pur nella sua semplicità, possiede una dignità e una missione di rispetto per il prossimo che non ha prezzo. E sarebbe liberatorio assistere a questa disputa dove il Re del Deal potrebbe trovarsi dinanzi a qualcuno che non è disposto a vendersi l’anima.

 

Ma questo certo non lo fermerebbe, farebbe a modo suo: fonderebbe la sua religione con un colpo di scena finale degno di un reality: la nomina del Suo Papa. La realtà supera la satira nel caso di Louis Martin Prevost, il fratello di Papa Leone XIV. Immaginate le cene di Natale in casa Prevost: uno indossa l’anello piscatorio e guida la Chiesa Universale, l’altro, Lou, indossa il cappellino rosso, pubblica post contro i democratici dalla sua casa in Florida e grida Make Heaven Great Again. Louis, fervente seguace MAGA ed ex veterano, sarebbe il candidato perfetto per il Vaticano Mar-a-Lago. È il paradosso supremo: lo Spirito Santo che deve vedersela con lo spirito di fazione. Uno prega per i poveri, l’altro per i dazi sulle ostie d’importazione.

 

In tutto questo delirio mistico-politico, è arrivato il momento del corto circuito per la nostra Premier. Giorgia Meloni, che per anni ha guardato a Trump come al faro della libertà – anche quando i missili americani illuminavano i cieli civili e i trattati internazionali diventavano carta straccia – si è trovata davanti al bivio finale. Puoi toccarle i confini, puoi toccarle l’economia, puoi persino ignorare i diritti civili, ma non puoi toccarle uno dei tre pilastri che reggono la sua retorica. Davanti all’attacco frontale di Trump contro il soglio pontificio, la donna, madre cristiana timorata di Dio, patria e famiglia, ha avuto un rigurgito di identità verace; da MAGA potente è scivolata nel ruolo di una piccola Maga Magò dei proclami, smarrita tra i suoi stessi incantesimi. Ha impiegato diverse ore prima di farsi coraggio e dichiarare, traduco nella mia lingua:

"Donald, u Papa un si tocca, u capisti?!"

 

Perché alla fine, anche per una leader sovranista, la paura dell’Aldilà deve comunque fare i conti con i voti che si ottengono nell’aldiquà.

Consigli per la lettura: Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana di Massimo Faggioli (Editrice Morcelliana/Scholé).

Proviamo a esorcizzare un poco con questo video:

Papa Leone XIV sui dazi di Trump - La Pennicanza 20/01/2026


 


 

 

 



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