Telesud, guerra senza fine di Antonini. La replica di Marino
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Lo scontro tra Valerio Antonini e Massimo Marino si sposta sempre più sul terreno giudiziario.
Antonini ha notificato a Marino una diffida da 850 mila euro. Una richiesta imponente, che rappresenta l’ennesimo capitolo di una battaglia iniziata con la cessione di Telesud e degenerata tra accuse, licenziamenti, contenziosi e, infine, il tracollo dell’emittente.
Marino ha risposto con toni durissimi, respingendo ogni addebito e rilanciando. Ma al di là delle parole, c’è un elemento che pesa più di tutti: le decisioni dei giudici.
Ad oggi, infatti, le uniche pronunce concrete arrivate nelle aule di tribunale sono favorevoli all’ex direttore generale. Marino ha già ottenuto circa 100 mila euro dal giudice del lavoro, con pignoramenti eseguiti su conti e attrezzature della tv. A questi si aggiungono due decreti ingiuntivi per ulteriori 40 mila euro, destinati – salvo esito diverso delle opposizioni – a diventare esecutivi.
Non solo. Sul fronte parallelo delle vertenze con i lavoratori, anche altre sentenze hanno evidenziato criticità nella gestione: è il caso del licenziamento del giornalista Francesco Tarantino, dichiarato illegittimo dal Tribunale di Trapani.
Insomma, mentre Antonini alza il tiro con una richiesta risarcitoria da 850 mila euro, sul piano giudiziario i risultati, fin qui, vanno tutti nella direzione opposta.
Il nodo Telesud e il crollo dell’emittente
Il contenzioso nasce dalla vendita della tv e dai rapporti successivi tra le parti. Marino accusa Antonini di non aver rispettato gli accordi economici e di aver portato la società al collasso con scelte gestionali sbagliate. Annuncia poi una nuova citazione da 225 mila euro per inadempienze contrattuali e una ulteriore richiesta legata alle provvigioni pubblicitarie maturate durante la sua gestione. Secondo Marino, la strategia dell’imprenditore sarebbe quella di “buttarla in caciara” per coprire un fallimento editoriale ormai evidente, mentre la verità – insiste – emergerebbe già dalle decisioni dei giudici e dai contenziosi aperti
Antonini, invece, parla di irregolarità pregresse e di una situazione economica compromessa già al momento dell’acquisizione.
Nel mezzo, una realtà che non esiste più: Telesud è oggi, di fatto, in liquidazione, con dipendenti senza stipendi per mesi, licenziamenti, scioperi e una lunga scia di polemiche.

Per recuperare le somme riconosciute, Massimo Marino è passato alle vie esecutive con un pignoramento presso terzi formalizzato davanti al Tribunale di Trapani. Nell’atto si intima a Telesud il pagamento di 60.359,41 euro, oltre interessi e spese, somma derivante da un titolo esecutivo già ottenuto in sede di lavoro .
Non avendo ricevuto quanto dovuto, Marino ha quindi agito sui crediti della società verso terzi, indicando una serie di soggetti che risultano debitori di Telesud: tra questi Eseppiauto s.r.l., Domenico Venuti, Nuova Ciba s.r.l., Import Export di Buccellato s.r.l., Multimedia s.r.l., oltre ad altri fornitori e operatori locali . A tutti viene imposto di non pagare più Telesud ma di accantonare le somme fino a concorrenza del credito pignorato.
L’atto fissava anche un’udienza davanti al giudice dell’esecuzione ieri, 20 Aprile, per la dichiarazione dei terzi e l’eventuale assegnazione delle somme, passaggio che segna l’ingresso pieno nella fase esecutiva della vicenda .
In sostanza, non si tratta più di una disputa tra ex soci o di rivendicazioni mediatiche: Marino sta materialmente aggredendo i flussi economici della società. Un passaggio decisivo, che fotografa lo stato reale del contenzioso e rafforza un dato ormai difficilmente contestabile: sul piano giudiziario, almeno finora, le iniziative efficaci sono state quelle dell’ex direttore generale.
Una battaglia ancora tutta aperta
La diffida da 850 mila euro segna un salto di livello nello scontro. Ma resta, per ora, una richiesta. Le cifre rivendicate da Marino, invece, hanno già trovato riscontro nei provvedimenti giudiziari.
E questo è il punto centrale: al netto della guerra mediatica, delle accuse e delle dichiarazioni social, l’unico terreno che conta davvero – quello dei tribunali – finora ha premiato una sola parte.
La partita, però, è tutt’altro che chiusa. Nuove cause sono già annunciate, e sarà la magistratura, ancora una volta, a stabilire chi ha ragione e chi no.
Nel frattempo, sullo sfondo resta una vicenda che ha già prodotto un risultato certo: la scomparsa di una storica emittente e un colpo durissimo al sistema dell’informazione locale.
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