L’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata, sarà processata con l’accusa di corruzione. A stabilirlo è stato il gup del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, dopo una lunga camera di consiglio durata oltre sette ore. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 7 settembre.
La condanna per Cannariato
Nello stesso procedimento è stata condannata a due anni e sei mesi l’imprenditrice Marcella Cannariato, che ha scelto il rito abbreviato. La pena inflitta rispecchia la richiesta avanzata dalla Procura. L’inchiesta rappresenta uno dei filoni che coinvolgono anche il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno.
L’ipotesi accusatoria
Secondo i pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis, tra Amata e Cannariato sarebbe stato stretto un accordo corruttivo. L’assessore avrebbe ottenuto l’assunzione del proprio nipote, con copertura anche delle spese di alloggio a Palermo, in cambio di un finanziamento pubblico da 30 mila euro destinato a un evento della fondazione Marisa Bellisario, intitolato “Donna, Economia e Potere”.
La versione dell’assessore
Nel corso degli interrogatori, Amata ha spiegato che la richiesta di lavoro per il nipote sarebbe nata da una situazione familiare particolarmente difficile, segnata da un lutto, respingendo dunque ogni accusa di illecito.
Lo sfogo dell’imprenditrice
Dopo la condanna, Cannariato ha manifestato forte amarezza, dichiarandosi estranea ai fatti. L’imprenditrice ha ribadito di aver effettuato quell’assunzione nell’ambito della normale attività aziendale e ha annunciato battaglia legale per dimostrare la propria innocenza.
“Andrò avanti per dimostrare la verità”
In una nota ufficiale, Cannariato ha espresso rispetto per la decisione del giudice, ma ha confermato l’intenzione di proseguire la propria difesa nelle sedi opportune. Ha inoltre ringraziato i suoi legali e assicurato che continuerà il proprio impegno professionale, fiduciosa di poter chiarire la propria posizione nel corso del processo.