La Sicilia cresce più dell’Italia, ma la sfida ora è trasformare il boom in sviluppo stabile
La Sicilia cresce. E lo fa più del resto del Paese. I numeri lo confermano: nel 2024 il Pil dell’Isola è superiore del 9,3% rispetto al periodo pre-pandemia, un dato migliore sia del Mezzogiorno (+7,6%) sia della media nazionale. Un risultato che, in un confronto europeo, mette la Sicilia davanti anche a economie come Spagna, Germania e Francia.
Ma il vero punto, adesso, è un altro: trasformare questa crescita in sviluppo strutturale. È il tema emerso a Palermo durante la tappa del roadshow “Shaping tomorrow” di Bnl Bnp Paribas, che ha riunito imprese, istituzioni e mondo accademico per discutere il futuro economico del Sud.
Un’economia che cresce, ma resta fragile
La fotografia dell’economia siciliana mostra una forte dipendenza dai servizi, che rappresentano oltre l’80% del valore aggiunto. Molto più indietro industria (8,4%), costruzioni (circa 7%) e agricoltura (4,5%).
Una struttura che, se da un lato ha sostenuto la ripresa, dall’altro evidenzia un limite: la crescita rischia di essere poco solida se non accompagnata da investimenti produttivi, innovazione e sviluppo industriale.
Mediterraneo centrale, ma servono investimenti
“La nostra posizione nel Mediterraneo è un’opportunità importante”, ha spiegato l’amministratore delegato di Bnl, Elena Goitini. Ma per sfruttarla davvero servono politiche industriali, continuità negli interventi e una maggiore integrazione tra imprese, università e istituzioni.
Il nodo resta sempre lo stesso: capitale umano e tecnologia. “Abbiamo ancora due gap da colmare”, ha detto Goitini, sottolineando la necessità di investire su competenze, ricerca e innovazione.
Export e mercati esteri: ancora poco peso
Sul fronte internazionale, la Sicilia e il Sud restano indietro. Nel 2025 il Mezzogiorno pesa solo per il 7,3% dell’export italiano. Gli Stati Uniti, mercato chiave, rappresentano appena il 6,4% delle esportazioni siciliane.
Per molte imprese, il salto verso i mercati esteri richiede non solo finanziamenti, ma anche assistenza, strumenti e capacità di stare in un contesto globale sempre più competitivo.
Turismo e cultura, il potenziale c’è
Un settore su cui la Sicilia può puntare è quello della cosiddetta “economia della bellezza”. Turismo e cultura continuano a crescere: nel Sud si contano quasi 15 milioni di visitatori stranieri, con una spesa superiore ai 7 miliardi.
L’Isola è la prima regione meridionale per patrimonio culturale, con centinaia di musei, teatri e siti archeologici. Ma anche qui la sfida è migliorare qualità, servizi e capacità organizzativa.
La vera sfida: non sprecare il momento
La crescita c’è, ed è evidente. Ma non basta. Il rischio è che resti solo un rimbalzo dopo la crisi Covid.
Per diventare sviluppo vero, la Sicilia deve agganciare questa fase positiva a investimenti, innovazione, capitale umano e apertura ai mercati internazionali.
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