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17/04/2026 06:32:00

Autobus in fiamme sulla SS188, 28 passeggeri salvati: cosa sappiamo

Paura, fiamme e sangue freddo. A distanza di poche ore dall’incendio dell’autobus sulla SS188, tra Gibellina e Salemi, emergono dettagli più chiari su quanto accaduto nel tardo pomeriggio del 16 aprile. E soprattutto su come si sia evitata una tragedia.

Il mezzo viaggiava da Marsala verso Palermo con a bordo 28 passeggeri. Intorno alle 18:45, all’altezza del chilometro 44+100, qualcosa è andato storto: in pochi minuti il bus è stato avvolto dalle fiamme.

 

Il ruolo decisivo dell’autista

 

A fare la differenza è stata la prontezza dell’autista, Giuseppe Lo Presti. È stato lui ad aprire immediatamente le porte e a far scendere tutti i passeggeri.

Un passaggio tutt’altro che scontato. Se le cosiddette “bussole” non fossero state aperte subito, il rischio concreto era che le persone rimanessero intrappolate all’interno del mezzo, con conseguenze drammatiche.

 

L’intervento dei soccorsi

 

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Castelvetrano, guidati dal capo squadra Guarino, che hanno domato l’incendio e messo in sicurezza l’area.

Presenti anche le squadre Anas della SS188 e dell’autostrada A29, la Polizia Municipale di Salemi e la Protezione Civile di Gibellina. A completare le operazioni, la società “Sicurezza Ambientale”, impegnata nella pulizia e nella bonifica della carreggiata.

 

 

Autobus distrutto, indagini sulle cause

 

Il mezzo è andato completamente distrutto. Le cause dell’incendio restano in fase di accertamento: tra le ipotesi più accreditate c’è quella di un cortocircuito, ma serviranno verifiche tecniche per avere certezze.

 

Un finale che poteva essere diverso

 

Il bilancio, alla fine, è sorprendentemente lieve: nessun ferito grave, solo tanto spavento.

Ma basta rileggere la sequenza dei fatti per capire quanto si sia stati vicini al peggio. Un autobus pieno, le fiamme improvvise, la strada statale. E poi una decisione presa in pochi secondi che ha cambiato tutto.

È lì, in quei secondi, che si misura davvero la differenza tra cronaca e tragedia.